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Recensione Romancing SaGa: Minstrel Song Remastered International

di: Simone Cantini

Nel corso della sua lunghissima storia, ancora prima della fusione che ha dato vita al colosso noto come Square Enix, la casa di Final Fantasy era famosa anche per tantissime altre serie ruolistiche, capaci di costituire un portfolio di genere assai corposo. Tra queste non può che essere citata la particolarissima SaGa, foriera di jrpg assai particolari che, in presenza di un roster di personaggi giocabili importante per l’epoca, aveva come peculiarità estrema la sua assoluta libertà: una macrostoria approcciabile da differenti punti di vista, che senza prendere per mano i giocatori offriva delle possibilità di accesso quanto mai inusuali per il periodo. Anticipando di un bel po’ quell’Octopath pronto a tornare a brevissimo con un nuovo capitolo. In attesa di questo comeback, perché allora non divertirsi (o provare a farlo) con Romancing SaGa: Minstrel Song Remastered International?

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Una storia nelle storie

Ok, lo so che Romancing SaGa: Minstrel Song Remastered International è un titolo davvero lunghissimo, sia da scrivere che pronunciare, ma d’altronde è anche vero che parliamo di un gioco anche estremamente longevo. Per sviscerare tutto quello che questa nuova riedizione ha da offrire, difatti, saranno necessarie centinaia di ore, complici anche dei nuovi personaggi giocabili che si vanno ad aggiungere al cast originale, capaci di far lievitare ulteriormente un monte ore già sufficientemente corposo. Tutto servirà a costruire questo gigantesco affresco, di cui è davvero difficile fornire una panoramica generale della sceneggiatura, visto che come ogni titolo SaGa che si rispetti non sono presenti né personaggi ideali da cui iniziare, né una progressione blindata in grado di scandire con precisione gli eventi principali.

Ad attenderci, una volta avviato il gioco, avremo la possibilità di scegliere l’eroe da impersonare nella prima run, ognuno dotato del proprio incipit dedicato, che una volta concluso ci spalancherà letteralmente le porte del mondo di gioco. Trascorse le prime ore tutto sommato lineari, saremo lasciati liberi di esplorare le varie aree, così da scoprire le numerose missioni a cui è possibile prendere parte, andando poco a poco a comprendere la sceneggiatura principale. Si tratta di un modus giocandi indubbiamente tranchant, che non lascia spazio a sfumature di grigio: si odia o si ama senza mezzi termini. Se siete tra coloro che desiderano essere guidati passo dopo passo, attraverso una serie di task prestabiliti, allora Romancing SaGa: Minstrel Song Remastered International non è certo il gioco adatto a voi, dato che sarà facilissimo perdersi in un lampo, finendo con il risultare più frustrati che divertiti.

Dalla parte del giocatore?

Sebbene questa sia da sempre una caratteristica delle produzioni SaGa, vale comunque la pena sottolineare che parliamo di giochi che hanno oramai tantissimi anni alle spalle e sono figli di un periodo storico in cui gli accorgimenti lato giocatore erano quanto mai limitati. Questo è avvertibile prendendo in esame anche la difficoltà schizofrenica che anima il tutto, capace di farci approcciare nelle prime battute aree abitate da mostri impossibili da sconfiggere. Un approccio per tentativi che, per quanto imprescindibile per simili produzioni, avrebbe potuto essere limato da Romancing SaGa: Minstrel Song Remastered International, visto che parliamo della seconda riedizione del classico nato su PS2. L’assenza di sostanziali implementazioni in ottica quality of life è davvero evidente, a partire dall’impossibilità di gestire in maniera differente la mole mostruosa di scontri casuali che caratterizzano ogni porzione di gioco: in tal senso un occhio a quanto fatto sempre da Square Enix con Final Fantasy Pixel Remaster sarebbe stato gradito.

Oltre a modificare la velocita degli scontri, tutto è rimasto invariato rispetto all’uscita precedente, pertanto preparatevi a combattere ad ogni passo, sempre con la spada di Damocle dell’incertezza a pendere sulle vostre teste: dopo uno scontro tutto sommato agevole con 3 mob inutili, perché non sbattere contro 6-7 nemici con ciascuno i punti ferita di un boss? Va da sé che simili picchi assurdi possono allontanare i giocatori meno pazienti. E meno male che il gioco salva in automatico al termine di ciascun combattimento, almeno si può ricaricare al volo in caso di sorte avversa.

Tolto questo enorme sassolino dalla scarpa, c’è poco da dire in merito a Romancing SaGa: Minstrel Song Remastered International che non sia già stato detto in passato. Ci troviamo al cospetto di un jrpg di assoluto spessore, sicuramente più ingenuo come meccaniche rispetto a ciò a cui siamo abituati oggi, ma che accompagna ad un gameplay tanto efficace quanto funzionale anche un mondo di gioco alquanto esteso, ricco di segreti da scoprire e missioni da sviscerare. Il punto di forza, comunque, è rappresentato dal cast di personaggi giocabili, che riprendono il cast ampliato del remaster uscito nel 2022, oltre a tutte le migliore grafiche e sonore legate sempre a tale riedizione. Cosa rende allora questa ennesimo ritorno così interessante per i fan nostrani? Beh, la risposta è da trovare nella traduzione in italiano finalmente presente, così che chiunque non mastichi bene l’inglese possa finalmente approcciarsi al jprg in questione senza troppe difficoltà. Pazienza esclusa.

Romancing SaGa: Minstrel Song Remastered International è un ritorno che non fa sconti: rimane fedele alle sue radici, con tutte le asperità e le libertà che hanno reso la saga un unicum nel panorama JRPG. Non è un titolo pensato per chi cerca comodità o percorsi guidati, ma per chi ama perdersi e ritrovarsi in un mondo vasto, imprevedibile e spesso spietato. La traduzione italiana rappresenta un passo importante per avvicinare nuovi giocatori, ma la vera sfida resta la stessa di sempre: accettare di non avere una mano che ti accompagna, e lasciarsi trascinare da un’avventura che vive di tentativi, scoperte e ostinazione. È un gioco che si ama o si odia, ma che di certo non lascia indifferenti.