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Recensione Recensione di Vancouver 2010

Recensione di Vancouver 2010 di Console Tribe

di: Giovanni Manca

Dopo diversi contrasti all’interno del Comitato Olimpico Internazionale, i Giochi Olimpici invernali nacquero come corollario delle Olimpiadi estive, una settimana sulle nevi con unico paese organizzatore. Il grande successo di Chamonix 1924 convinse i membri del CIO ad organizzare una vera e propria manifestazione separata ogni quattro anni, fino al 1994, nello stesso anno delle Olimpiadi Estive. Il 2010 è l’anno delle Olimpiadi Invernali di Vancouver a cui la città canadese si è preparata in grande stile da circa sette anni: un evento di tale portata poteva sfuggire agli interessi dell’industria videoludica?

Skipass

Alla luce di quanto visto in tutti questi anni di produzione televisiva (indimenticabili i momenti regalati da Tomba, Ghedina, Compagnoni, Kostner, Di Centa, Belmondo) non è difficile immaginare come dovrebbe essere la perfetta trasposizione videoludica di un evento di tale portata. Innanzitutto dovrebbe ricreare l’atmosfera di una manifestazione di scala mondiale, l’apoteosi di atleti arrivati al culmine della propria carriera pronti a scrivere nuove pagine di storia sportiva; un’atmosfera da respirare in ogni frangente dell’evento, dalla cerimonia d’apertura con tanto di fuoco olimpico ai dettagli che precedono e seguono ogni singola gara. Una strada per la gloria costruita per condurre il giocatore in decine di adrenaliniche discipline, ognuna delle quali sia in grado di infonderci quelle sensazioni di velocità, tecnica e pazzia che solo gli sport della neve sanno regalare. Compito proibitivo per gli sviluppatori di Eurocom e SEGA, detentori della licenza di Vancouver 2010?

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Winter Arcade Games

Mettiamo subito in chiaro le cose: SEGA ha puntato tutte le sue carte sull’arcade puro, rinunciando al compromesso storico con elementi simulativi che hanno caratterizzato molte produzioni multi evento degli ultimi anni. Inserire il disco di Vancouver 2010 è come entrare in una sala giochi, avvicinarsi ad un cabinato ed inserire il gettone, con tutte le conseguenze che a livello di gameplay e tagli ad elementi di contorno che questo comporta. Il problema è che il gioco è destinato non ad occasionali player da sala giochi ma ad utenti sempre più esigenti che non vedono di buon occhio un titolo mal confezionato.
Per quanto riguarda gli elementi del gioco perfetto, presi in considerazione precedentemente, si può affermare che in nessun frangente di Vancouver 2010 si ha mai la sensazione di partecipare ad una manifestazione olimpica e mai si respira quella magica atmosfera di cui parlavamo. Dimenticate sia le spettacolari e costosissime cerimonie di apertura ma anche le semplici premiazioni delle medaglie: soprattutto quest’aspetto è piuttosto paradossale, dal momento che il podio finale è si presente, ma non si assiste, come detto, a nessuna premiazione medaglista dei tre atleti. Dimenticate le sessioni di prova, eventuali scelte di attrezzi e materiali, classifiche formate da decine di atleti da tutto il mondo: quattro atleti, dalla nazionalità casuale, si sfidano nelle 15 discipline previste dal gioco. Si abbiamo detto 15. Ci sarà un po’ di tutto voi penserete: no, proprio no, ma procediamo per gradi.
Fin dalla scelta degli eventi si palesa l’orientamento prettamente arcade di SEGA: sci alpino (discesa libera, super-g, slalom gigante, slalom speciale), trampolino, freestyle (ski cross, salti), snowboard (slalom parallelo, snow cross), short track (500m, 1500m), bob a due, skeleton e slittino. Evidentemente, tutte specialità veloci: scompare completamente lo sci di fondo e il Biathlon, due discipline che mal avrebbero sposato la filosofia del “mordi e fuggi” che sembra caratterizzare in ogni aspetto Vancouver 2010. Anche l’approccio della modalità “Giochi Olimpici” rispecchia questa tendenza, non esiste nessun tipo di calendario che scandisca l’ordine degli eventi o che permetta una pianificazione delle discipline ma si ha la libertà assoluta di scegliere a piacimento quale evento e quante volte affrontarlo. Una scelta apprezzabile per una partita occasionale tra amici ma pur sempre poco gratificante per chi si volesse immergere nell’atmosfera olimpica.

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Lo stesso tipo di discorso vale per la modalità di gioco “Sfide” in cui vengono proposte delle divertenti varianti di ogni singola specialità: evitare o colpire pupazzi di neve durante la discesa libera o lo snow cross, ottenere un buon angolo nelle curve nella pista del bob, raggiungere il traguardo entro il tempo limite del Super G e cosi via. Le varie sfide sono distribuite in diverse in montagne dalla difficoltà crescente secondo uno schema piramidale in cui il vertice è rappresentato, almeno in teoria, dalla sfida più impegnativa della montagna. Tale modalità riesce ad allungare la longevità di un titolo che ha puntato chiaramente alla massima fruibilità da parte di chi evita come la peste sessioni di gioco interminabili e da chi cerca un titolo sportivo che sappia divertire con una partita veloce.
La modalità online vanta una struttura piuttosto semplice in cui si può affrontare qualsiasi evento con altri 3 giocatori sparsi nel globo terracqueo: alla luce di quanto detto in riferimento alle modalità offline non meraviglia il fatto di non trovare una modalità “Olimpiadi online”, così come non stupisce la difficoltà di trovare giocatori connessi pronti a raccogliere il nostro guanto di sfida innevato.

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Valanga azzurra

Se dal punto di vista delle modalità di gioco non possiamo non osservare come l’approccio spiccatamente arcade voluto da SEGA abbia sacrificato una struttura che rendesse giustizia all’evento olimpico, dal punto di vista del gameplay il risultato finale è davvero ottimo. Rinunciare a discipline tecniche e lente, come i già citati sci di fondo e biathlon, ha evitato il solito sistema “distruggi controller” tipico dei titoli multi evento dedicati ai giochi olimpici; così il feroce “smanettamento”, pericolo mortale per tutti i joypad del mondo, lascia il posto ad un sistema intuitivo, molto simile a quello apprezzato nei giochi di guida per quanto concerne le specialità veloci mentre, in riferimento alle specialità tecniche come i salti freestyle, la classica combinazione rotatoria dei due stick analogici in cui trovare il timing perfetto è il segreto del successo. Stona un po’ la scelta di affidare ai due grilletti la direzionalità dell’atleta nello short track: molto problematico trovare il giusto feeling con la specialità sia per la scarsa precisione della risposta ai comandi sia per la netta diversificazione rispetto alla altre specialità veloci.
E’ vero che le piste tracciate sui pendii innevati siano sempre le stesse e che alla lunga questo limiti notevolmente la longevità, ma le sensazioni di velocità che il gioco sa trasmettere sono davvero notevoli; fatta eccezione per gli slalom stretti, slalom speciale e snowboard e slalom parallelo, in cui la realtà delle funamboliche gesta tra i pali stretti è davvero ancora lontano, in tutte le altre specialità veloci, dalla discesa libera al bob, dallo skeleton allo snow cross, la sensazione di essere sempre al limite è seconda solo alla voglia di pennellare le traiettorie per ottenere un cronometro sempre migliore. Da questo punto di vista, le migliorie rispetto ad altri titoli di questa generazione dedicati agli sport invernali, primo tra tutti la serie Winter Sport Challenge, è davvero enorme.

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Panorami olimpici

Dal punto di vista della realizzazione tecnica, gli sviluppatori di Eurocom non si trovano certamente di fronte ad un arduo compito se consideriamo che il parametro di riferimento in questo genere è pur sempre Winter Sport Challenge, titolo piuttosto imbarazzante. Il risultato finale è altalenante: le animazioni sono sempre fluide ed efficaci ma spesso si dimostrano poco varie, gli scenari di alta montagna sono quasi sempre d’impatto ma spesso la profondità di campo è limitata, gli effetti particellari della neve sollevata dagli attrezzi sono discreti ma si ha le sensazione che si poteva fare molto meglio. Nonostante queste osservazioni il comparto grafico merita più della sufficienza grazie soprattutto alla coinvolgente sensazione di velocità, in particolare nella visuale in soggettiva, che mai nessun gioco di questo genere ci aveva saputo trasmettere a questi livelli di eccellenza.
Egregio il lavoro fatto sulle colonne sonore, sempre coinvolgenti e mai fastidiose anche durante le specialità più tecniche, discreti gli effetti sonori anche se, piuttosto spesso, sembra quasi che non collimino, nella giusta misura, con il comportamento degli attrezzi con l’ambiente circostante.

Medaglia di bronzo

Con Vancouver 2010 SEGA è voluta andare sul sicuro, abbandonando qualsiasi pretesa simulativa e giocando tutte le sue carte migliori sul genere che meglio sa fare, quello arcade. Questo ha portato ad un cattivo confezionamento di un titolo che dovrebbe sfruttare al meglio la licenza olimpica ed invece non ci riesce, vuoi per la mancanza dei veri atleti del circuito mondiale, vuoi per la mancanza di una modalità ben strutturata. Se cercate un titolo che offra un gameplay divertente e veloce e ben realizzato tecnicamente, Vancouver 2010 può fare al caso vostro, se al contrario cercate un titolo complesso e longevo, beh, guardate altrove.