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Recensione Recensione di Two Worlds

Recensione di Two Worlds di Console Tribe

di: Redazione

In principio era Oblivion, croce e delizia per migliaia di
videogiocatori, con le sue innumerevoli quest e un mondo assolutamente
immenso. Poi ci fu l’annuncio di Two Worlds che sulla carta doveva
sbaragliare il diretto concorrente, dettando un nuovo standard nei
giochi di ruolo. La gestazione è stata lunga, punteggiata da rimandi e
smentite, creando un hype incommensurabile nella comunità videoludica.
Dopo tanto penare, il titolo di TopWare ha raggiunto gli scaffali dei
negozi, con l’ardua pretesa di essere un gioco di ruolo un po’ fuori
dagli schemi. A questo punto vediamo se i realizzatori di questo ricco
romanzo fantasy interattivo siano riusciti nel loro intento o se invece
Oblivion continua a regnare incontrastato come re dei giochi di ruolo.



La Storia siamo noi

Il background narrativo di Two Worlds è quanto mai classico: un mondo
alternativo, Anthaloor, popolato da umani e non umani, appena dilaniato
da una guerra che ha visto sconfiggere il demone Aziraal, adorato dagli
Orchi, seppellendolo in un posto sconosciuto.
Trecento anni dopo la guerra degli Dei, gli Orchi tornano a
imperversare nelle lande di Anthaloor e la nostra storia inizia a
questo punto con un rapimento che coinvolge Kira, la sorella
dell’Eroe.  Le sua ricerca e liberazione condurrà il giocatore in una
ricca storia piena di intrighi politici e strani misteri magici, fino
alla battaglia finale dal cui esito dipende il destino dello stesso
mondo.
Two Worlds è strutturato come tutti i giochi di ruolo visti fino ad
ora: ci ritroveremo a seguire le gesta del nostro personaggio e
seguirlo lungo le strade che batterà alla ricerca dell’amata gemella.
Fin dalle prime battute però ci si accorge delle sottili differenze che
intercorrono tra questo titolo e i suoi predecessori. Questa non è la
storia di un eroe qualunque, ma la storia dell’Eroe, protagonista di
questa vicenda. Saremo costretti, per così dire, a governare un
personaggio che per doveri narrativi è un umano, è maschio ed è dotato
di una serie di abilità di base predefinite e non modificabili. Quindi
dimenticate quei giochi che vi costringevano a passare intere mezz’ore
a creare il vostro alter ego, dalla razza fino al minimo particolare
dell’equipaggiamento. La scelta fatta dai realizzatori in questo senso
è stata ardua (per non dire avventata), visto che molti videogiocatori
amano personalizzare il proprio personaggio prima di lanciarsi
nell’avventura, considerando che non avendo altre razze a disposizione
il fattore rigiocabilità viene quasi azzerato.
Superato questo momento di smarrimento però, inizia il gioco vero e
proprio. Ci ritroviamo immersi in Anthaloor, un mondo enorme, come mai
si era visto prima, un mondo vivo, pieno di animali, buoni e cattivi,
mostri di ogni genere e tanti umani animati sia da buone che cattive
intenzioni. Il nostro compito è quello di far scorrere la trama,
svolgendo le varie quest principali e contemporaneamente aiutare i vari
personaggi non giocanti nelle loro missioni. Questo è fondamentale come
in ogni gioco di ruolo non tanto per il dipanarsi della trama ma
soprattutto per addentrarsi ancor di più nel regno di Anthaloor e poi
in via collaterale per far crescere di livello il nostro personaggio.
Infatti nelle prime battute di gioco il nostro Eroe è un mercenario
senza infamia e senza lode, debolissimo persino agli attacchi più
banali e superare i primi mostri che incontreremo tra i boschi sarà
un’impresa non da poco. L’avanzamento di livello per altro è
assolutamente tradizionale: si combatte o si svolgono determinati
compiti e si acquisiscono punti esperienza che si accumulano fino a
quando non si sale di livello. Questa promozione porta con sé la
possibilità di aumentare i vari attributi dell’Eroe e cioè forza,
destrezza, vitalità e volontà, che a loro volta influiranno sulle
nostre capacità di combattere, commettere furti o eseguire magie.
Insomma, nulla di nuovo all’orizzonte. A queste componenti principali
si aggiungono una serie di abilità tra le più disparate, come il gioco
sporco (accecare l’avversario in combattimento lanciandogli polvere
negli occhi) o la possibilità di eseguire una spadata rotante e tante
altre. Da questo punto di vista il gioco non si risparmia e risulta
alquanto divertente sfruttarle a piacimento durante uno scontro.
Come in ogni gioco di ruolo che si rispetti non potevano mancare le
magie. Esistono cinque classi: le quattro elementali (acqua, terra,
aria, fuoco) e la negromanzia, l’arte occulta. Le prime quattro si
acquisiscono semplicemente parlando con dei maghi e facendosi insegnare
le varie tecniche. Per la negromanzia il discorso è diverso: essendo
un’arte proibita, bisogna conquistare la fiducia di un negromante
svolgendo dei compiti per lui fin quando non decide di insegnarci i
rudimenti. La gestione delle magie avviene mediante l’uso di carte
magiche, in cui sono rappresentate le magie da evocare. Accanto ai
tarocchi principali, esistono anche delle carte potenziamento che
aggiungono caratteristiche alternative alle magie stesse, come
aumentarne la forza, o risparmiare mana. Anche qui il gioco è
abbastanza in linea con il resto degli RPG presenti in circolazione e
non ci troviamo di fronte a nulla di innovativo.
Il sistema di gestione del personaggio è abbastanza semplice, le
informazioni presenti nella relativa schermata sono tante e ben
disposte. L’unico difetto che ho riscontrato è che alcune scritte sono
sovrapposte, tanto da non fare leggere le altre con il risultato di
infastidire il giocatore che è costretto a strizzare gli occhi per
capire il significato di alcuni numeri. Inoltre, come se questo non
bastasse, i caratteri usati sono piccoli. Sembrerà una sciocchezza, ma
considerando il tipo di gioco, riuscire a decifrare con un colpo
d’occhio tutte le informazioni è a dir poco fondamentale. Comunque,
alla lunga ci si abitua anche a questo piccolo difetto, pur con qualche
sacrificio.
Girando per il mondo ci ritroveremo a raccogliere una quantità
smisurata di item di ogni genere (e ce ne sono davvero tanti!) che
andremo a raccogliere nel nostro inventario. E qui arrivano le dolenti
note. I programmatori hanno deciso di impostarlo in maniera
esclusivamente grafica: quindi avremo la nostra saccoccia piena di
oggetti che occuperanno un certo spazio e avranno un certo peso. E il
peso è l’espediente usato per limitare la quantità di roba che possiamo
portarci appresso, con la sicurezza che con l’evolversi del personaggio
aumenterà anche il numero di oggetti presenti nella nostra bisaccia.
L’inventario grafico è purtroppo un’arma a doppio taglio: se da una
parte è comodo perché ci si può rendere conto di cosa abbiamo per le
mani, dall’altro può essere davvero drammatico quando gli oggetti in
questione sono talmente piccoli da non essere riconoscibili, tanto da
passare inosservati. In nostro soccorso c’è sempre il tasto per
ordinare gli oggetti in modo automatico ma la disposizione asimmetrica
degli item porta talvolta a scorrerli con il cursore saltandone
comunque qualcuno, perché invece di puntare in diagonale abbiamo
puntato strettamente a destra. Questo a mio avviso rende al gestione
dell’inventario alquanto farraginosa e meccanica, anche se come per
altre piccole imperfezioni alla fine ci si abitua e si tira avanti,
perdendo magari un po’ di tempo in più.
L’inventario non manca però di mostrare alcune sorprese che sicuramente
renderanno il gioco affascinate e leggermente diverso dal solito:
innanzitutto la possibilità di combinare oggetti uguali per avere come
risultato un terzo più potente e di classe superiore. Questa abilità è
fondamentale per creare delle armi potentissime o delle armature
resistenti. Gli abbinamenti però sono univoci: non possiamo divertirci
a mischiare un arco con una clava, per esempio, ma possiamo solo
combinare armi identiche, che ci saranno notificate dal colore verde.
Questo espediente dona un pizzico di strategia in più, visto che
dobbiamo fare bene i conti quando raccogliamo le armi dei nemici
distrutti.
Un’altra caratteristica che non mancherà di far sorridere è l’utilizzo
dell’alchimia. La ricetta è semplice: abbiamo degli ingredienti, li
buttiamo in un calderone e aspettiamo di vedere la pozione che ne viene
fuori. Il sistema è molto divertente e vario, vista la quantità di roba
che troveremo in giro per Anthaloor, grazie alla fauna ricca e alla
flora rigogliosa. In questo caso possiamo davvero sbizzarrirci in ogni
sorta di esperimento e solo procedendo per tentativi saremo in grado di
creare pozioni e sieri di un certo valore. I nostri risultati migliori
potranno essere salvati in una lista così da essere richiamate e create
non appena abbiamo gli ingredienti giusti.


Al mio tre scatenate l’inferno!

Dopo aver preso dimestichezza con le migliaia di opzioni presenti nelle
schermate di gestione del personaggio e dell’inventario, possiamo
lanciarci in battaglia. Il combattimento sarà principalmente corpo a
corpo e all’arma bianca. All’inizio sarà dura riuscire a vincere gli
scontri diretti, visto la scarsità dell’Eroe, ma col passare potrete
vincere anche gli scontri più ardui. Il sistema di combattimento
purtroppo non brilla per originalità e per profondità. Gli avversari,
siano essi animali, esseri umani o mostri, vi si pareranno davanti a
viso aperto, pronti a essere falciati. Il vostro lavoro a questo punto
consisterà nel premere velocemente il grilletto destro per menare
fendenti a destra e a mance alternandolo al pulsante B per eseguire un
salto indietro onde evitare di essere colpiti. Per rendere le cose un
po’ più varie, si possono usare le magie da alternare alle spadate, ma
in definitiva, combattere è una cosa noiosa e lo farete di buon grado
solo per far aumentare il personaggio di livello o per raccogliere un
po’ di oggetti.
L’intelligenza artificiale dei nemici è davvero ridicola, non vi
metteranno mai in difficoltà perché utilizzano diverse strategie ma
semplicemente perché talvolta sono davvero tanti. Inoltre, nei
combattimenti le pecche del comparto tecnico (di cui parleremo più
avanti) si fanno sentire davvero tanto. Una volta capito il meccanismo,
combatterete sempre alla stessa maniera: per esempio, incontrando una
banda di masnadieri, vi conviene prima uccidere l’arciere, per evitare
che vi colpisca da lontano e poi passare a fil di spada gli altri
rimasti. E farete così sempre, sia che vi troviate di fronte assassini
umani, sia Grom o Orchi.
Per fortuna il gioco non si snoda solo attraverso combattimenti, ma
esistono anche quest più calme in cui bisognerà semplicemente portare
pacchi, o dare informazioni. Questo serve a mantenere viva l’attenzione
del giocatore, altrimenti rimarrebbe tremendamente annoiato dallo
svolgersi piatto e stanco delle varie battaglie. La quantità di
missioni presenti nel gioco è infatti enorme e la loro varietà è
accettabile, anche se bisogna dire che gli ideatori del titolo non si
sono certo spremuti le meningi! La gente ci chiederà sempre di fare
qualcosa di ordinario, niente di straordinario: ripulire un sotterraneo
dagli scheletri, trasportare dei documenti importanti, recuperare un
oggetto smarrito, constatare che una persona sia davvero morta,
eccetera. La cosa divertente sono però le quest in contraddizione: due
personaggi diversi ci chiedono di fare due cose diametralmente opposte.
Eseguire l’uno o l’altro compito comporterà delle conseguenze
tangibili: il personaggio che si è visto esaudire il desiderio ci sarà
riconoscente, l’altro invece ci odierà e potrebbe tentare anche di
ucciderci! E’ divertente vedere queste diverse reazioni e godersi poi
le conseguenze nel bene e nel male. Inoltre risulta importante
ponderare bene quale quest decidere di svolgere, soprattutto in vista
di eventuali ripercussioni future.


Tom Tom Navigator

Il mondo di Anthaloor è a dir poco enorme ed esplorarlo tutto è
un’impresa titanica. L’ambientazione ha un taglio ovviamente medievale,
come il Signore degli Anelli ci ha ampiamente insegnato. Le cittadine
che incontreremo saranno perlopiù fortini arroccate su colline
inespugnabili, circondati da muri alti e massicci. L’architettura che
domina le varie location è imponente quanto basta da infondere un senso
di magnificenza e incutere quasi timore. Splendide le porte esterne di
Darrut, che svettano gigantesche. Le città inoltre sono vive, ricche di
personaggi che passeggiano, interagiscono tra loro e svolgono le solite
faccende quotidiane. Two Worlds, lo possiamo dire con sicurezza, riesce
a evocare un’atmosfera magica che non mancherà di coinvolgere anche il
più smaliziato dei videogiocatori.
Le location sparse nelle province di Anthaloor sono varie e comunque
ben fatte. Una menzione d’onore merita la realizzazione del deserto con
le sue torri oscure: davvero evocative! Inoltre sparsi nel mondo ci
sono i Nodi, dei luoghi magici di particolare importanza nello
svolgersi dell’avventura: per rendere al meglio l’effetto quasi mistico
che pervade questi luoghi, i realizzatori di Two Worlds hanno pensato
bene di modificare i colori, virandoli verso il violetto con un ottimo
uso del blurring delle immagini.
Purtroppo tutte queste belle parole funzionano solo in modalità
‘cartolina’, ovvero se ci si ferma a gustarsi il panorama. Durante il
movimento il gioco tende a dare il peggio di sé, rovinando un panorama
a dir poco idilliaco.
Per aiutarci nella navigazione non manca una mappa, discretamente
dettagliata in cui sono annotati tutti i luoghi importanti e quelli che
abbiamo visitato durante il nostro girovagare. Sulla mappa son inoltre
annotate le quest che dobbiamo svolgere. Questo sarebbe un grande
aiuto, se l’organizzazione e la gestione delle missioni fosse
intuitiva. Purtroppo non lo è affatto. La navigazione delle varie
missioni è assolutamente scomoda e altrettanto scomoda risulta lo
scorrimento della mappa. Inoltre, pianificare uno spostamento verso una
zona d’interesse è difficile, in quanto è necessario fare tutto a
mente: memorizzare il percorso e poi seguirlo in base a quanto ci è
rimasto in testa, a meno che non vogliamo accedere in continuazione
alla schermata della mappa. E’ un vero peccato inoltre che non sia
stata implementata la possibilità di segnare dei punti di interesse a
parte, che esulino dalle quest da svolgere, così da potersi orientare
più facilmente.
Nella schermata di gioco, comunque, è presente un piccolo navigatore a
schermo e quando dico ‘piccolo’ intendo davvero minuscolo! Da una
distanza di sicurezza, risulta quasi indecifrabile! Un altro punto a
sfavore di questo gioco!
Per muoverci all’interno di queste enormi distanze è stato implementato
un sistema di teletrasporti che velocizzano gli spostamenti. In
alternativa possiamo lanciarci al galoppo di un cavallo. Purtroppo
guidare il fedele animale è cosa alquanto fastidiosa, visto che spesso
il cavallo prende delle decisioni tutte sue decidendo dove andare.
Questo alla fine vi porterà a muovervi principalmente a piedi.


Le dolenti note

Affrontiamo ora il capitolo più doloroso dell’intero gioco: la sua
realizzazione tecnica. E’ davvero triste vedere come un così bel
progetto sia stato penalizzato da un comparto audiovisivo di
terz’ordine.
Entrando nel dettaglio, il motore grafico su cui si regge l’intero
gioco è forse uno dei meno performanti mai programmati! Soffre di cali
di frame-rate abnormi anche quando meno uno se lo aspetterebbe. Quando
inoltre sullo schermo si muovono diversi personaggi, la situazione
diventa quasi imbarazzante. E tutto questo si ripercuote sui
combattimenti, tutti in tempo reale e all’arma bianca, dove i riflessi
e la velocità di esecuzione delle mosse sono assolutamente
fondamentali. Risulta frustrante andare avanti così per tutta la durata
del gioco, senza sentire il bisogno di spegnere tutto o, peggio, di
sbattere il joyopad per aria. Esistono dei cheat per snellire la mole
di poligoni e velocizzare i calcoli che deve eseguire il motore
grafico, come togliere l’erba e le ombre degli alberi, ma questo è solo
un palliativo. E’ inammissibile che per godermi un gioco su console
devo scendere agli stessi compromessi che utilizzerei su un PC di
penultima generazione! Certo, si potrebbe argomentare che la TopWare
Interactive è una software house indipendente che non ha molte risorse,
ma d’altronde tentare di realizzare un gioco di questa portata senza
fare affidamento su un solido comparto informatico è praticamente un
suicidio commerciale. E la rabbia non deriva solo dalla mediocrità del
motore grafico, ma dal fatto soprattutto che questo pregiudichi
fortemente un titolo che sarebbe stato sicuramente imperdibile! I
concept alla base dell’invenzione di Anthaloor sono pregevoli e infatti
da fermo il gioco offre dei panorami mozzafiato.
Accanto alla grafica zoppicante, convive una colonna sonora epica,
sinfonica, ma assolutamente anonima. Non riesce a sottolineare a dovere
i momenti più drammatici del gioco, mancando il suo compito principale
che è quello di coinvolgere. Gli effetti sonori sono anch’essi
realizzati con poca cura, con i suoni metallici delle spade che non
sono per niente realistici.


Party game

Tra le opzioni di gioco è presente la possibilità di giocare in
multiplayer via XBOX Live. La prima cosa che ho pensato è che fosse
possibile muoversi in tanti per il mondo di Anthaloor e svolgere delle
quest alternative, facendo crescere il proprio personaggio online.
Purtroppo tutte le mie speranze sono state infrante: il multiplayer
ideato per Two Worlds si articola in alcune modalità in coop e altre in
competizione. La prima cosa che lascia un po’ basiti è l’impossibilità
di utilizzare il proprio personaggio, con l’obbligo di crearne uno ex
novo. A differenza della storia principale, in questo caso si può
scegliere tra alcune classi, con un minimo di personalizzazione.
Le modalità in coop sono in realtà delle sfide a squadre, in cui
bisogna ad esempio uccidere più mostri della squadra avversaria, o
rubare un maggior numero di cavalli (sic). Nelle modalità Deathmatch,
bisogna invece semplicemente annientare gli avversari. Tutte queste
modalità si svolgono in arene chiuse, che risultano alquanto scialbe.
Ovviamente i problemi che si riscontrano nel gioco offline vengono
amplificati durante le partite in rete, rendendo l’esperienza di gioco
frustrante e poco appagante. Dopo aver provato per qualche match,
abbandonerete il gioco online, senza sentirne per niente la mancanza.


Quant’è lunga la vita di un Eroe?

Two Worlds in sé è un gioco lungo. Se da un lato per concludere la
missione principale e portare a termine la storia vi basteranno 13-15
ore di gioco, per finire tutto quello che c’è da fare, vi serviranno
diverse settimane. D’altronde, la cosa non sorprende, visto che ci
troviamo pur sempre di fronte a un gioco di ruolo.
Le modalità multiplayer non incidono affatto sulla longevità, essendo praticamente dimenticabili.


The End

Two Worlds è un progetto ambizioso e pieno di potenziale. Le idee alla
base della trama sono tante e varie, il concept artistico è buono. Cosa
c’è che non va allora in questo titolo? Non smetteremo mai di
ripeterlo: la realizzazione tecnica. Può sembrare una cosa
trascurabile, e per molti lo è, ma purtroppo non si può giudicare un
gioco solo dal potenziale che dimostra, come non si può giudicare un
libro solo per la bella trama. Two Worlds soffrirà sempre per le tare
genetiche marchiate nel suo motore grafico, per quanto profondo e
coinvolgente possa essere il plot.
Il vero problema è che non tutti riusciranno a farsi coinvolgere dalla
storia (peraltro belle) a tal punto da tralasciare tutte ignominie
tecniche di cui il Two Wolrds è disseminato. Per tutti coloro che si
lanceranno fino alla fine di questa avventura, si ritroveranno comunque
contenti di aver vissuto un bel romanzo fantasy, ‘scritto’ male, ma pur
sempre divertente.

PRO:

  • Mondo vastissimo
  • Numero impressionante di quest
  • L’alchimia è divertente



CONTRO:
 

  • Engine grafico al limite del ridicolo
  • Inventario farraginoso
  • Mappa e sistema di gestione delle quest poco azzeccati