Recensione Onimusha: Way of the Sword
di: Simone CantiniOramai Musashi è un po’ come uno di famiglia, visto che sono mesi che mi gira intorno. Ci siamo incrociati in occasione dell’analisi della demo di Onimusha: Way of the Sword, per poi fare una conoscenza più approfondita durante il test di una porzione più generosa del gioco Capcom. E devo dire che ci siamo subito trovati in sintonia, anche se con qualche piccola perplessità che speravo venisse spazzata via dal codice review. Ed ora che ho trascorso una ventina di ore in sua compagnia, non posso che essere felice di questa nuova amicizia, che ha dimostrato come la serie della casa di Osaka avesse ancora un bel po’ di cose da raccontare. Certo, è un po’ cambiata rispetto al nostro ultimo incontro, ma ogni tanto cambiare guardaroba non fa certo male. Anzi…
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A caccia di demoni
Se Onimusha: Way of the Sword funziona sin dal principio, gran parte del merito è da ritrovare proprio in quello spavaldo di Musashi Miyamoto. Lo spadaccino protagonista del titolo, difatti, ha l’innata capacità di bucare lo schermo, grazie ad una caratterizzazione efficace e estremamente centrata, capace di veicolare alla perfezione quel pizzico di comica follia che si respira ad ogni passo. E le carte in tavola vengono messe in chiaro sin dal principio, durante il suo arrivo in quel di Kyoto, dove si reca per sfidare l’ennesimo esponente di una delle numerosissime scuole di spada che esistono nel Giappone. Solo che ad accoglierlo non troverà solo il successo, ma anche la morte, assieme al suo amico-rivale Sasaki Ganryu. E a farli sprofondare all’inferno non sarà certo un allievo in cerca di vendetta, bensì un gruppo di letali genma, demoni che hanno iniziato a mettere a ferro e fuoco la vecchia capitale nipponica.
Strappato dall’oblio eterno da un misterioso uomo con i capelli bianchi, che gli donerà un guanto in grado di assorbire le anime dei demoni, Musashi tornerà in vita solo per scoprire di essere diventato un Onimusha, un guerriero chiamato a difendere il paese dalle aberrazioni che lo stanno devastando. Unite le forze con l’altro Onimusha Takamura, la ballerina Okuni e Shizuka, la dama oni che vive nel suo guanto, Musashi si troverà a combattere senza sosta orde di genma, fino a giungere allo scontro finale proprio con l’uomo che gli ha apparentemente salvato la vita.
Per quanto non certo rivoluzionaria in quanto tematiche affrontate, la sceneggiatura di Onimusha: Way of the Sword tiene banco in modo davvero eccellente, grazie ad una scrittura che funziona sempre in ogni momento e che non si prende troppo sul serio in molteplici situazioni. E il merito maggiore è da ritrovare proprio nel cast di personaggi che la animano, meno monodimensionali di quello che si potrebbe pensare al primo impatto, oltre che capaci di regalare piacevolissime sorprese. In aggiunta al buon Musashi, sbruffone al punto giusto, sono però gli antagonisti a bucare letteralmente lo schermo, sorretti da una follia creativa dallo spessore evidentissimo, oltre che da interpretazioni attoriali (corpo e voce) di livello altissimo. Quello che resta, una volta giunti al termine, è un’avventura che sa regalare momenti suggestivi e che sanno restare impressi a lungo, lasciando anche un pizzico di voglia di tornare a rigiocare il tutto in una seconda run. Anche solo per gustarsi i piccoli bonus che ci verranno elargiti una volta sconfitto Yoshitsune.
La via della spada
Al di là della voglia di raccontare una storia a base di lame e demoni, Onimusha: Way of the Sword punta fortissimo sui combattimenti con le letali creature ideate dal team Capcom. E anche sotto questo punto di vista gli appunti da muovere al lavoro svolto sono davvero pochissimi, una volta comprese a dovere le meccaniche che ne regolano l’essenza. Confesso di averci messo un pochino prima di entrare a dovere nel mood (a dispetto delle due analisi precedenti), che è molto più compassato e riflessivo di quello che l’ambientazione potrebbe portare a pensare. Sarà che vengo da un discreto monte ore passato in compagnia di NiOh 3 (con il DLC che mi guarda con insistenza da giorni), che per tematiche e setting ricorda molto il mondo di questo Onimusha: Way of the Sword. Questo mi ha inizialmente portato a vedere gli scontri all’arma bianca come frenetici spaccati in salsa action, valutazione quanto mai sbagliata.
Combattere nei panni di Musashi vuol dire studiare l’avversario, prendersi tutto il tempo necessario per selezionare la mossa giusta, oltre a richiedere spesso di scegliere le parate con il giusto tempismo agli assalti sfrenati. In aggiunta alla possibilità di attaccare con la classica coppia fendente normale/pesante, saranno le meccaniche di parry a ricoprire un ruolo di primaria importanza, soprattutto durante gli incontri con gli azzeccatissimi boss. Riuscire a deflettere con successo gli assalti, difatti, oltre a risparmiarci danni ingenti, servirà anche ad intaccare la oramai classica barra della postura: inutile sottolineare come azzerarla lascerà l’avversario inerme, situazione particolarmente importante in presenza degli avversari più tosti.
Al di là della sua fida katana, l’unica arma principale disponibile nel gioco, Musashi potrà comunque contare su altri strumenti di offesa, a partire da un utilissimo arco, che ci verrà consegnato dopo poche ore di gioco. Questo servirà sia per risolvere alcuni enigmi ambientali presenti nelle dimensioni alternative, ma avrà anche un ruolo cruciale per eliminare i bersagli dalla distanza. Un’ulteriore mano ci verrà dalle Armi Oni, peculiari lame da rinvenire nelle mappe che, una volta caricato l’apposito indicatore assorbendo le anime blu rilasciate dai nemici sconfitti, ci consentiranno di scatenare devastanti attacchi. Ben caratterizzate in fatto di moveset e effetti, queste rappresentano uno strumento di supporto a tratti essenziale in occasione degli scontri più serrati. A concludere il tutto ci pensa la fura oni, l’immancabile rage mode che arriva forse un po’ troppo in là nel corso dell’avventura.
Tutti questi elementi, uniti a degli amuleti in grado di fornire boost passivi ed una sparuta manciata di consumabili non proprio entusiasmanti in quanto a utilità, contribuiscono a dare vita ad un combat system alquanto stratificato e appagante. I combattimenti sono sempre impegnativi e divertenti e pur non raggiungendo mai vette estremamente punitive (c’è comunque la possibilità di scegliere tra due livelli di difficoltà), rappresentano una sfida da non sottovalutare. A spiccare è la brutalità persistente e ben veicolata dalle varie animazioni, capaci di restituire un feeling viscerale e violento al punto giusto. Al netto del suo essere meno dinamico, in termini di pura frenesia, di quello che si potrebbe pensare, il gioco di studio e di lettura delle mosse avversarie rappresenta una vera boccata d’aria fresca nel panorama degli scontri all’arma bianca, con un gameplay che si avvicina di più ad un Ghost of Tsushima/Yotei che a un Ninja Gaiden. Tanto per restare in tema di katane…
Si viaggia leggeri
Ovviamente, come prevedibile, non è certo tutto oro quello che luccica, visto che anche Onimusha: Way of the Sword non è certo un titolo esente da difetti che, pur non essendo impattanti in maniera significativa, ridimensionano un pizzico il giudizio complessivo. Si parte da un sistema di equipaggiamento alquanto basilare, che ad eccezione delle Armi Oni, non permette particolari possibilità di personalizzazione (gli amuleti sono decisamente fini a sé stessi). A rimpolpare un po’ il tutto ci pensano i potenziamenti per le caratteristiche base di Musashi, le Armi Oni e alcune mosse accessorie, che è possibile sbloccare per mezzo di oggetti e anime rosse, ma in tal senso si poteva fare di più. C’è poi anche un problema relativo al riciclo di nemici, che non sono tantissimi in quanto a varietà, oltre a presentare sin troppe volte i medesimi combattimenti con alcuni specifici boss. Questo è assai evidente nell’ultimissima porzione di gioco, invero la meno ispirata, che non è altro se non una tediosa boss rush, che si conclude con uno scontro finale non proprio bilanciatissimo. Il che è un vero peccato, visto che i genma maggiori rubano davvero la scena in quanto a pura caratterizzazione estetica (Dokyo e Rasho-gan sono semplicemente spettacolari).
A latitare è anche la varietà delle missioni secondarie, decisamente banali nella messa in scena e nello svolgimento, salvo qualche felice eccezione. Ma è un po’ tutta la progressione a non rappresentare una vera eccellenza, limitandosi ad un lavoro alquanto prevedibile e privo di particolari sorprese: la mappa di gioco principale (l’hub di Kyoto), come detto in occasione dell’ultimissima anteprima, si apre poco alla volta purificando le varie zone e completando le missioni principali, ma rimane comunque alquanto banale per costruzione e complessità. Oltre a risultare assai contenuta. Così come prive di guizzi marcati sono risultate le zone esterne all’area centrale, che presentano un level design assolutamente lineare, con pochissime deviazioni dal percorso principale.
Laddove Onimusha: Way of the Sword non può che essere lodato, invece, è relativamente al comparto tecnico, che è risultato estremamente convincente e solido. Per quanto non debordante in fatto di pura complessità visiva (se osserviamo con minuzia i dettagli), il colpo d’occhio generale è generosissimo e appagante. Il merito è da trovare in una direzione artistica eccellente, in grado di esaltare a dovere le capacità dell’ottimo RE Engine. Ad ambienti dettagliati a dovere e visivamente molto accattivanti, si accompagna una realizzazione estetica dei modelli principali davvero difficile da criticare. Musashi e compagni sono splendidi da vedere in movimento, con il nostro samurai che gode di un’espressività, modellata sul volto del leggendario Toshiro Mifune, capace di veicolare a dovere il suo carattere complesso e irruento. Come già detto, però, sono i genma maggiori a fare la voce grossa, grazie alle contorte deformità che li animano, figlie di un lavoro di design che non si può che apprezzare a scena aperta.
Ed un ruolo importante, in tal senso, è svolto dal bellissimo doppiaggio nella nostra lingua che è possibile selezionare, che rappresenta uno dei migliori che si siano mai potuti sentire negli ultimi anni. Le voci selezionate sono tutte centratissime e calzanti, oltre che in grado di aumentare lo spessore recitativo dei già eccellenti modelli originali. Il cast è riuscito a veicolare in maniera perfetta le varie sfumature caratteriali di ciascun personaggio, con quel misto tra il serio e il faceto che rende la rappresentazione dei genma maggiori spassosa e terribile allo stesso tempo. Godetevi la follia ossessiva di Ganryu, oppure il sadico compiacimento di Dokyo per avere un assaggio del lavoro mostruoso svolto dalle voci nostrane. Lo confesso: erano anni che un doppiaggio italiano non mi colpiva così tanto.
Onimusha: Way of the Sword si conferma come un ritorno in grande stile per la serie Capcom, capace di rinnovarsi senza perdere quel fascino ruvido e sanguigno che l’ha sempre contraddistinta. Grazie a un protagonista magnetico come Musashi, a un cast di antagonisti memorabili e a un sistema di combattimento che privilegia studio, precisione e lettura dell’avversario, l’avventura riesce a tenere incollati fino ai titoli di coda. Certo, qualche sbavatura non manca, dalla progressione poco brillante al riciclo di nemici e boss, fino a una struttura delle missioni secondarie piuttosto scolastica, ma il risultato finale rimane comunque solido, divertente e sorprendentemente ispirato. È un viaggio che sa regalare momenti intensi, un’estetica di prim’ordine e un doppiaggio italiano semplicemente eccellente, bravo ad elevare ulteriormente la messa in scena. E quando un gioco riesce a farti venire voglia di una seconda run appena finito, significa che qualcosa di importante l’ha centrato davvero. Onimusha è tornato, e lo ha fatto con una lama affilata quanto basta per lasciare il segno.