Recensione Necrophosis: Full Consciousness
di: Simone CantiniDai, almeno questa volta ve la risparmio tutta la pappardella relativa all’introduzione all’ennesimo titolo di stampo lovecraftiano. Sarà perché ho già dato negli ultimi mesi, oppure perché non saprei nemmeno da dove partire questa volta (non oso pensare a cosa mi potrei inventare nel caso mi dovessi occupare anche The Sinking City 2). Fatto sta che un modo per introdurre la recensione di Necrophosis: Full Consciousness lo devo pur trovare, anche se banalmente potrei anche limitarmi a chiudere qua il discorso, oppure a mettere assieme parole inutili, giusto per riempire lo spazio che mi separa dall’analisi vera e propria. Comunque la si voglia vedere, ad emergere è il mio entusiasmo davvero tiepido (oserei dire quasi gelido) nei confronti del titolo firmato Dragonis Games, già responsabile del recentissimo The Shore: Enhanced Edition. Con il quale, guarda un po’, condivide il medesimo voto non me ne voglia Ares Dragonis, la mente principale del team di sviluppo, ma secondo me il suo talento indubbio può ambire a ben altri risultati.
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Ritorno all’antico
Una mente oscura confinata in un corpo vuoto, un semplice simulacro sacrificabile che si aggira per una landa deforme e apparentemente sconfinata. Questo è, in estrema sintesi, il protagonista di Necrophosis: Full Consciousness, versione espansa del titolo uscito qualche tempo fa su PC. Un’anima errante incaricata di compiere un rituale che, date le ambientazioni che si ispirano palesemente al cosmo cesellato da H.P. Lovecraft, non potranno che culminare nell’ennesima resurrezione dell’iconico Cthulhu. Per riuscirci ci dovremo aggirare attraverso terreni da incubo, in cui creature mostruose e scenari ai limiti della follia saranno i nostri fedeli compagni di viaggio. Un peregrinare fortunatamente non troppo esteso, che non ci porterà via se non un paio scarso di ore.
Una longevità assai ridotta ma che, visto il modo in cui il titolo si sviluppa, non potrà che essere vista come una vera e propria manna dal cielo. I motivi di questo sollievo sono da ritrovare in una progressione narrativamente molto fumosa, che alternerà documenti oscuri a dialoghi criptici e pretenziosi, oltretutto neppure velocizzabili o skippabili. Tutto contribuisce a conferire alla produzione un’aura di presunta solennità, che finirà però per risultare più tediosa che riuscita, visto il modo in cui ci trascineremo all’interno di questi scenari comunque molto affascinanti, ma che saranno unicamente una mera cornice ad un contesto ludico davvero dimenticabile.
Evocare con lentezza
A prima vista, Necrophosis: Full Consciousness può essere identificato come una sorta di avventura condita da enigmi, ma basta davvero poco per smontare questa tesi e ricondurre più banalmente il tutto all’interno del recinto dei walking simulator. Il che non sarebbe neppure un male, se per lo meno la progressione fosse un minimo interessante, cosa che purtroppo non avviene quasi mai, pur al cospetto di una durata alquanto compressa. Questo perché, seppur davvero elementari e tutt’altro che probanti, ci saranno degli pseudo puzzle a bloccare il cammino. Peccato che questi si ridurranno semplicemente alla necessità di trovare un oggetto nelle vicinanze, che dovrà essere piazzato nel punto richiesto dal gioco: nessuno sforzo intellettivo richiesto, bensì un semplice mix and match di elementi.
Appare evidente, quindi, come il lato enigmistico di Necrophosis: Full Consciousness sia alquanto pretestuoso, utile unicamente ad allungare in maniera tutt’altro che memorabile l’esperienza. La situazione non migliora laddove emergono gli elementi cari ai walking simulator, dato che la lentezza del nostro avatar e resa ancora più sfiancante da quei dialoghi citati in precedenza, che data l’impossibilità di essere anche solo un minimo velocizzati, finiscono per appesantire ancor di più la progressione. E a poco serve la possibilità di prendere possesso di alcune creature, tra l’altro attraverso una brevissima sequenza davvero ben realizzata, tutto resta assolutamente non sfidante e costruito attorno a premesse narrative che non riescono a catturare l’attenzione, rendendo anche inutile la presenza di un episodio bonus, che costituisce il plus di questa edizione.
A tenere in piedi il tutto, pertanto, ci pensa una direzione artistica davvero magistrale, che riesce a trasferire su schermo in maniera assolutamente efficace le orrorifiche suggestioni lovecraftiane: architetture gigantesche e distorte si accompagnano a creature deformi e disturbanti, mentre tutto attorno a noi aleggia un sentore di folle marciume che trasuda morte e sofferenza da ogni poro. E in tal senso stupisce anche la realizzazione tecnica complessiva, che appare ancor più sorprendente e azzeccata se si pensa che è stata presa completamente in carico dal solo Ares Dragonis. Il supporto esterno più tangibile e riuscito risiede, pertanto, all’interno dei confini sonori, che possono vantare una soundtrack opprimente al punto giusto, oltre ad effetti sempre ben contestualizzati. Bene anche per quanto riguarda la localizzazione nella nostra lingua, che è risultata puntuale e precisa in ogni aspetto.
Necrophosis: Full Consciousness è un’esperienza che vive di contrasti: alla straordinaria forza evocativa della sua direzione artistica si contrappone un impianto ludico povero, ripetitivo e incapace di sostenere il peso delle sue stesse ambizioni. Rimane un viaggio breve e visivamente affascinante, ma privo di quella profondità narrativa e interattiva che avrebbe potuto trasformarlo in un’opera davvero memorabile. Un’occasione solo parzialmente colta, che conferma il talento visionario di Ares Dragonis ma anche la necessità di un progetto più solido per farlo brillare davvero.