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Recensione Moonlighter 2: The Endless Vault

di: Donato Marchisiello

Il genere degli action roguelite contaminati da elementi gestionali rappresenta una delle alchimie più affascinanti e delicate dell’intero panorama videoludico contemporaneo, un bilanciamento sul filo del rasoio dove due anime apparentemente opposte devono convivere senza soffocarsi a vicenda. Da una parte troviamo l’adrenalina pura, la tensione dello scontro e la spietatezza del dungeon crawling; dall’altra la calma metodica della pianificazione, il calcolo economico e la soddisfazione quasi terapeutica di veder fiorire la propria attività. I ragazzi di Digital Sun hanno raccolto questa duplice sfida con l’ambizione di chi non vuole accontentarsi di un semplice compitino conservativo, spingendo sull’acceleratore sia nella complessità del combattimento sia nelle sfaccettature della simulazione commerciale. Ma bando alle ciance, ecco a voi la recensione della versione Xbox Series X di Moonlighter 2: The Endless Vault.

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Moonlighter 2: The Endless Vault è un gioco d’azione con visuale isometrica, con forti elementi ruolistici e gestionali (visto che, come nel precedente capitolo, dovremo anche gestire un’attività commerciale). Ritroviamo il nostro amato Will, ormai non più semplice mercante di provincia ma intraprendente esploratore, spinto dalle circostanze a lasciare la familiare Rynoka dopo gli eventi del primo capitolo. Il protagonista si ritrova infatti catapultato a Tresna, una terra strana popolata da creature d’ogni sorta e da una comunità di naufraghi dimensionali che cercano di ricostruire una vita tra le macerie di mondi collassati a causa del potente Moloch, una entità oscura causa delle vicissitudini narrate nel primo capitolo e, anche in questo nuovo chapter, la minaccia da cui difendersi. L’apparizione dell’Endless Vault, un misterioso cubo che funge da portale verso altre realtà, ha attirato avventurieri, speculatori e creature di ogni razza, ma il potenziale facile guadagno, in realtà, nasconderà più di qualche “ombra”.

Pur senza la pretesa di offrire un intreccio colossale, la narrazione si avvale di dialoghi divertenti e di una caratterizzazione dei personaggi coerente con la spensieratezza generale del gioco. La leggerazza con cui Digital Sun tratta temi potenzialmente pesanti (sfruttamento delle risorse interdimensionali, dipendenza dal profitto, fragilità degli equilibri economici) è uno dei pregi più sottili del titolo, capace di far sorridere mentre ci ricorda quanto sia facile farsi risucchiare dalla spirale del “solo un’altra run”.

Il gameplay si dividerà tra il segmento diurno di una giornata, in cui esporremo la nostra merce e la venderemo ai clienti, e la sezione in cui esploreremo dungeon e affronteremo mostri di varie fattezze. Partiamo da quest’ultima: scesi nel cuore dell’azione quando cala la notte e si varcano i portali, ci si rende conto di quanto il combat system abbia compiuto un salto qualitativo importante in termini di reattività, varietà e spessore tattico. L’esplorazione dei dungeon procedurali abbandona la rigidità del passato per abbracciare una struttura decisamente più dinamica e ispirata ai moderni roguelike, con percorsi ramificati, stanze di combattimento che richiedono lettura costante del campo di battaglia e un arsenale di armi completamente riprogettato. Oltre ai classici spadoni, lance e doppi pugnali, fanno il loro esordio strumenti più creativi e sinergici: ad esempio, avremo accesso catene uncinate ideali per il controllo della folla, armi a distanza che richiedono di alternare colpi a corpo a corpo e affondi dalla distanza per caricare la propria energia devastante, e percorsi di poteri elementali (veleno, maledizioni, esplosioni) che permettono di costruire build profondamente diverse tra una spedizione e l’altra.

Il feedback dei colpi sul pad Xbox è solido, costringendo il giocatore a studiare con attenzione i pattern d’attacco dei nemici e delle maestose boss fight che chiudono ogni piano dei portali. La mobilità è più generosa rispetto al predecessore: scatti direzionali, parate tempestive e una gestione dello spazio che premia tanto l’aggressività quanto la precisione. Ogni run diventa così un piccolo esperimento di costruzione del personaggio, in cui le scelte di poteri e reliquie possono trasformare radicalmente il modo in cui si affrontano le orde di creature interdimensionali. In generale, guardando al precedente capitolo, la sensazione è che i ragazzi di Dgital Sun abbiano concentrato i loro sforzi più nel creare un’esperienza coerente e divertente, piuttosto che spingere l’acceleratore sulla sfida videoludica in sé per sé (nonostante il gioco, comunque, resti impegnativo specialmente nell’endgame).

Ritorna in veste “potenziata” anche l’iconica gestione dell’inventario “a rompicapo”. Ogni oggetto recuperato possiede proprietà uniche capaci di interagire con i materiali adiacenti: alcune reliquie consumano ciò che le circonda per rafforzarsi, altre trasformano o distruggono il bottino se posizionate male, altre ancora richiedono incastri specifici nella borsa. Il risultato è un costante esercizio di valutazione del rischio che trasforma ogni decisione sul cosa tenere o cosa gettare in un mini-puzzle di alta tensione. Non si tratta più solo di riempire lo zaino fino all’orlo, ma di orchestrare una composizione ottimale che massimizzi il valore del carico in relazione allo spazio disponibile, senza comprometterne l’integrità. Su controller questa gestione richiede è un po’ più macchinosa rispetto al PC, soprattutto quando lo spazio inizia a scarseggiare e le interazioni tra oggetti diventano più intricate, ma una volta presa la mano diventa una delle meccaniche più soddisfacenti dell’intera esperienza.

Ma se la notte appartiene al pericolo e alle schivate al millimetro, il giorno è il momento in cui l’esperienza tira fuori la sua vera, irresistibile anima da gestionale “light”. Aperte le porte del nostro emporio a Tresna, la vendita al dettaglio si trasforma in un minigioco di strategia economica basico nei suoi meccanismi principali, ma piuttosto profondo a lungo andare. Non si tratta soltanto di fissare i prezzi leggendo le reazioni facciali dei clienti per capire se un manufatto sia sottoprezzato o troppo caro, ma di gestire una vera e propria micro-economia dinamica influenzata dalle tendenze del mercato e dagli avvenimenti della città. Troppi manufatti dello stesso tipo portati dai dungeon faranno crollare il valore di quel materiale, costringendoci a differenziare la merce o a conservare i pezzi più pregiati nella cassaforte per tempi migliori.

A questo si aggiunge la necessità di sventare i tentativi di furto da parte di borseggiatori sempre più scaltri, decorare il negozio con espositori e tappeti speciali che garantiscono bonus passivi alle vendite, fino alla possibilità di assumere e addestrare commessi per automatizzare la cessione degli oggetti di minor valore, lasciandoci liberi di concentrarci sulle trattative ad alto margine con i collezionisti più facoltosi. La personalizzazione del negozio e l’interazione con la comunità di Tresna creano un senso di appartenenza e di progresso che raramente si trova in pure action-roguelite, trasformando ogni giornata di vendita in un piccolo rituale di conquista e crescita. Inoltrandosi nella ventina di ore circa necessaria a sbloccare tutti i portali dimensionali e a esplorare a fondo l’Endless Vault (ma ciò cambia radicalmente in base alla difficoltà prescelta), la tenuta contenutistica del titolo dimostra una solidità strutturale notevole, sebbene non sia del tutto esente da qualche inevitabile momento di stanchezza concettuale.

La progressione meta-game appare ricca e gratificante, spingendo a investire i guadagni nell’espansione dei locali, nel potenziamento delle fucine della città e nella ricerca di formule alchemiche avanzate. Va tuttavia segnalato come, arrivati nelle fasi avanzate del gioco con il negozio trasformato in una macchina da soldi perfettamente oleata e con l’equipaggiamento al massimo livello, il ciclo di gameplay tenda a perdere una piccola parte di quell’ansia positiva da sopravvivenza che caratterizza le prime fasi, scivolando in una routine un po’ ripetitiva per i cacciatori di trofei che vogliono completare la collezione di manufatti al cento per cento. Non è un difetto invalidante, ma un fisiologico “scotto” da pagare che, bene o male, si potrebbe definire endemico per il genere a cui Moonlighter 2 fa parte. Detto ciò, il prezzo di lancio è più che coerente con il quantitativo notevole di contenuti e la qualità delle meccaniche di gioco.

Spostando la lente d’ingrandimento sulle prestazioni espresse su Xbox Series X, la produzione firmata Digital Sun si attesta come un piccolo gioiello d’arte visiva e fluidità tecnica. Il passaggio al 3D isometrico rappresenta il cambiamento più evidente e coraggioso rispetto al predecessore: le ambientazioni guadagnano profondità, volume e un senso di scala che il vecchio stile top-down non poteva offrire, senza perdere però il fascino da light-fantasy che aveva caratterizzato il primo pixeloso capitolo.  La console di casa Microsoft mantiene il target dei 60 fotogrammi al secondo con una granitica stabilità, senza prestare il fianco a incertezze o cali di framerate persino nelle arene più affollate di nemici ed effetti particellari. Impeccabile anche la realizzazione del comparto sonoro, da sempre elemento cardine per l’atmosfera della serie, sia a livello di musiche che di effettistica generale. Per gli interessati, va segnalato che il gioco rientra nella cerchia degli “Xbox Play Anywhere” e quindi potrà, ad esempio, esser giocato anche su PC tramite app Xbox.

In conclusione, questo secondo capitolo si dimostra un seguito eccellente, un’opera capace di prendere una formula già di per sé vincente e migliorarla con tutta una serie di novità, limature ed una quantità di contenuti davvero generosa. L’affinamento del sistema di combattimento, unito a una simulazione commerciale ancora più profonda e sfaccettata, rende l’avventura di Will un acquisto praticamente obbligato per tutti gli amanti degli action roguelite e dei gestionali leggeri. Qualche piccola incertezza nel bilanciamento dell’endgame avanzato e una fisiologica ripetitività sul lungo periodo non scalfiscono eccessivamente la qualità di una produzione pregevole, visivamente splendida e divertente da giocare pad alla mano.