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Recensione Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection

di: Luca Saati

Capcom è la grande protagonista di questo 2026: riuscire a lanciare, nel giro di pochi mesi, tre pezzi da novanta come Resident Evil RequiemMonster Hunter Stories 3: Twisted Reflection e, infine, l’imminente Pragmata non è affatto un’impresa da poco. E questo senza neanche considerare Onimusha: Way of the Sword, previsto per la seconda parte dell’anno.

Ma prima di guardare troppo avanti, è meglio concentrarsi su ciò che abbiamo oggi, perché Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection rappresenta un punto di svolta importante per la saga. Da sempre rimasta in sordina a causa della sua natura di spin-off, con questo terzo capitolo Stories completa finalmente quel processo di maturazione che le consente di affermare una propria identità, pur restando saldamente ancorata all’eredità della storica serie Monster Hunter.

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Equilibrio in frantumi

La premessa narrativa di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection ruota attorno a un equilibrio naturale che sta progressivamente collassando: fenomeni misteriosi alterano il comportamento dei mostri, alcune regioni diventano sempre più pericolose e antiche leggende riemergono dall’oblio. Il protagonista è il principe (o la principessa) di Azuria, nonché un Rider di grande esperienza.

Il vicino regno di Vermeil, invece, è afflitto da una misteriosa piaga chiamata Cristallizzazione, che colpisce indistintamente mostri e ambiente. Per comprendere le origini di questo fenomeno, che minaccia di estendersi anche ad Azuria, è necessario spingersi oltre i confini dei due stati, fino all’Altopiano Celeste, dimora della razza dei Wyveriani. Tuttavia, un antico patto stretto con questi ultimi impedisce di esplorare tali terre: se da una parte il Re di Azuria è deciso a onorarlo, dall’altra Vermeil spinge per violarlo, arrivando a minacciare apertamente una guerra.

È così che il protagonista, insieme a Eleanor, rappresentante di Vermeil e sorella della Regina, intraprende un viaggio alla scoperta delle origini della Cristallizzazione, e non solo. Nel corso di un’avventura che si estende per non meno di 40 ore, si assiste a una crescita significativa dei due personaggi, entrambi accomunati dal desiderio di preservare la pace tra i rispettivi regni. Ad accompagnarli c’è un gruppo di Ranger, ciascuno caratterizzato da missioni dedicate che ne approfondiscono personalità, umanità e senso del dovere.

Quel processo di maturazione di cui si parlava nell’introduzione passa proprio dalla componente narrativa, che abbandona i toni più fanciulleschi dei primi capitoli, pensati per un pubblico vicino a Pokémon, per abbracciare una storia dal carattere più deciso. Il risultato è una scrittura solida, capace di ricordare a tratti un anime di buona qualità, pur senza raggiungere vette particolarmente profonde o complesse.

Evoluzione naturale

Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection rappresenta la naturale evoluzione del suo predecessore in termini di gameplay. Il gioco, infatti, non si allontana dalla formula già nota, ma ne migliora ogni componente ludica, raggiungendo un livello di profondità che, almeno nelle prime battute, rischia persino di essere eccessivo per via dei numerosi tutorial a cui prestare attenzione.

L’esplorazione è una delle dinamiche meglio riuscite. Il protagonista può infatti contare sempre sull’aiuto dei mostri, qui chiamati Monstie, una crasi tra Monster e Besties, per raggiungere aree altrimenti inaccessibili. Ogni Monstie possiede un’abilità speciale, come volare, nuotare o arrampicarsi su superfici specifiche, consentendo di esplorare ogni angolo del mondo alla ricerca di segreti e ricompense nascoste.

I Monstie restano la spina dorsale dell’esperienza. Come nei capitoli precedenti, il mondo è costellato di tane, ciascuna con un diverso livello di rarità, al cui interno si trova un uovo. Il contenuto viene rivelato se si possiede già quel mostro; in caso contrario, resta volutamente vago, con solo qualche indizio sulla creatura nascosta al suo interno. Una volta schiuse le uova, si può decidere se aggiungere i Monstie al proprio team oppure liberarli per migliorare l’ecosistema.

Una delle idee più interessanti è la rigenerazione degli habitat: liberare alcuni Monstie in aree specifiche può contribuire al ripristino dell’ecosistema che porta di conseguenza allo sblocco nuove specie, percorsi e attività opzionali. Non si tratta solo di una meccanica che lega bene narrazione e progressione, perché trasforma il concetto di “collezionare mostri” in qualcosa di più coerente con il ruolo di Rider, ma anche di un sistema che premia l’ottimizzazione: ecosistemi migliori attirano creature più rare e potenziano quelle già presenti. Il tutto si stratifica ulteriormente grazie alla possibilità di manipolare l’habitat e generare ibridi di Monstie, con un sistema genetico che consente di trasferire abilità e costruire build personalizzate.

Il loop di gameplay attecchisce rapidamente nel giocatore, spingendolo a collezionare Monstie, migliorare l’ecosistema, ottenere creature sempre più forti e ripetere il processo fino a creare la squadra perfetta. Il livellamento non è particolarmente ripido, dato che i Monstie guadagnano esperienza attraverso molte attività diverse: dalla raccolta delle erbe ai combattimenti.

Il combattimento resta a turni e continua a basarsi sul triangolo PotenzaTecnica e Velocità, una variante del classico sasso-carta-forbici, intrecciata con numerosi altri sistemi: attacchi elementali, debolezze e resistenze, oltre alla possibilità di alternare più armi del Rider, ognuna con un ruolo specifico. In pratica, non si sceglie soltanto quale mossa usare, ma anche quale tipo di danno convenga applicare in quel momento. Ritorna inoltre la possibilità di cavalcare un Monstie in combattimento dopo aver riempito un’apposita barra che si accumula turno dopo turno, accedendo così a nuove abilità e, soprattutto, al devastante attacco combinato finale. La novità più importante è la Wyvernsoul Gauge, un indicatore che ogni grande mostro possiede e che va eroso con attacchi mirati. Quando si svuota, il nemico entra in crisi e il party può scatenare una Synchro Rush, un assalto coordinato estremamente potente.

Il party è composto da quattro elementi: il protagonista e il suo Monstie, affiancati da un altro Rider con il rispettivo Monstie. Solo il protagonista è controllabile direttamente, mentre gli altri membri sono affidati all’IA, con la possibilità di modificarne solo il comportamento generale. L’intelligenza artificiale offre un contributo solido in combattimento, senza comportamenti problematici, e rappresenta quindi un alleato affidabile oltre che una variabile tattica da considerare. Il sistema, inoltre, resta molto legato alla lettura dei comportamenti nemici, che variano in base alla tipologia di mostro. Il discorso si fa più complesso con i boss, dotati di strategie uniche da apprendere per potersi adattare e prevalere.

Da sottolineare, infine, che il combattimento è sì fondamentale nella struttura del gameplay, ma non sfocia nel consueto farming del genere. Questo significa che non si è costretti ad affrontare decine di volte gli stessi mostri, perché Capcom ha introdotto importanti miglioramenti alla quality of life. Adesso è possibile evitare molti scontri superflui: una volta sconfitto un mostro per la prima volta, basta colpirlo in groppa al proprio Monstie, dopo averlo superato in livello, per abbatterlo sul posto e ottenere i suoi materiali. In alternativa, soprattutto se si desiderano uova specifiche e quindi si vuole costringerlo a ritirarsi nella sua tana, lo si può ingaggiare e terminare il combattimento in un solo colpo premendo insieme le levette analogiche.

In questo modo il combattimento non sovrasta le altre componenti del gioco, creando un equilibrio ludico capace di soddisfare una platea molto ampia: dall’appassionato di monster collector al fan dei JRPG.

L’anime di Monster Hunter

Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection sembra quasi un anime in movimento grazie a un eccellente stile cel-shading. Sul piano visivo, quella che era nata come una serie spin-off è ormai riuscita a costruirsi un’identità propria, nettamente distinta dallo stile dei capitoli principali.

Il merito va a un comparto artistico ispirato, con ambientazioni vaste, evocative e sufficientemente caratterizzate tra loro. I mostri sono splendidi da vedere e animati con grande cura, mentre gli effetti in combattimento contribuiscono a rendere ogni scontro ancora più spettacolare. Anche le cinematiche sono ben realizzate e vantano un’ottima regia.

Insomma, Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection non è solo un piacere da giocare, ma anche da guardare: più di una volta il gioco mi ha spinto a fermarmi semplicemente per ammirare la bellezza del suo mondo. Le musiche di accompagnamento svolgono bene il loro compito, senza mai strafare, lasciando spesso spazio al suono ambientale.

Maturità

Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection è l’episodio che consacra la saga Stories come un pilastro autonomo dell’universo Monster Hunter, con un gameplay raffinato, una narrazione matura e un’estetica da anime che cattura fin dal primo istante. Capcom ha qui trovato un equilibrio perfetto tra collezione, esplorazione e tattica, elevando lo spin-off a livelli che rivaleggiano con i titoli principali.