Recensione Legacy of Kain: Defiance Remastered
di: Simone CantiniKain è idolatrato! Lo ricordo come se fosse oggi l’incipit indimenticabile di Soul Reaver, che ci rimase incollato addosso sin dal primo avvio del classico uscito in origine su PS1. Una frase iconica e indimenticabile, capace di delineare in un attimo quel mondo oscuro e spietato che risponde al nome di Nosgoth. Un universo complesso, affascinante nella sua cupa decadenza, in cui si muovono Kain e Raziel, gli ingranaggi principali della monumentale macchina messa in piedi da Crystal Dynamics, di cui abbiamo riassaporato, solo pochi mesi fa, proprio la coppia di titoli a cui appartiene la frase che ho appena riportato. C’era e c’è ancora molto altro da raccontare di questa cruenta epopea, come ci ricorda Legacy of Kain: Defiance Remastered, l’ultimo (ahinoi) e conclusivo capitolo della serie, che torna oggi per regalarci la riproposizione più completa e sentita della chiusura di un cerchio.
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Vae victis!
È difficile riassumere in poche righe il racconto che Legacy of Kain: Defiance Remastered riesce a portare a termine, data la complessità del canovaccio reso immortale dalla magistrale scrittura di Amy Henning. Una vicenda che affonda le proprie origini in Blood Omen e relativo seguito, passando per i due Soul Reaver, capaci di portare alla ribalta quel personaggio pazzesco che è Raziel. Pertanto, sarà davvero ostico comprendere le sfaccettature della sontuosa sceneggiatura messa in piedi dall’autrice statunitense, che finisce con il concludere a dovere questo racconto a base di equilibri mistici e vampiri, il tutto con al centro quella Nosgoth che meriterebbe ancora oggi di occupare le scene videoludiche.
L’eterno conflitto tra Kain e Raziel trova la sua massima espressione in questa opera biforme, che si snoda lungo due percorsi che finiscono per intrecciarsi continuamente, sino a giungere a quell’epilogo tanto atteso dai fan. Un viaggio tortuoso a cavallo di varie linee temporali, in cui il libero arbitrio dei due protagonisti viene costantemente messo in discussione, mentre la letale Mietitrice prosegue a nutrirsi di anime e sangue. Due avventure in una, ognuna regolata dai propri ritmi e dalle proprie peculiarità, forse non invecchiate benissimo lato gameplay (che risulta giocoforza figlio del suo tempo), ma che mettono in mostra trovate ludiche ancora oggi degne di nota. E sorprendenti se contestualizzate nel periodo di uscita del prodotto originale, che questo remaster omaggia in maniera sentita e decisamente ricca.
Tra le pieghe del tempo
Due storie per due protagonisti, due avventure per altrettante dinamiche, modellate attorno la background che Crystal Dynamics era riuscita a confezionare attorno ai suoi eroi nel corso delle altre produzioni. Ciascuno dei capitoli lungo cui si snoda la campagna di Legacy of Kain: Defiance Remastered ci vedrà controllare Kain o Raziel, con conseguenti modifiche dell’approccio al gioco. Lo spietato vampiro resterà fedele alla sua ferocia, puntando tutto sull’azione più sfrenata, vedendoci quasi continuamente intenti a falciare le orde di creature ostili che ci verranno scagliate contro, lasciando sullo sfondo una sparuta manciata di enigmi ambientali. Una progressione di stampo prettamente lineare, con qualche spruzzata di backtracking a movimentare la situazione. Insomma, gli echi dei due Blood Omen restano a rubare la scena.
Quando andremo a vestire i panni di Raziel, sarà la coppia nominata Soul Reaver a tornare alla ribalta, condendo gli immancabili scontri con le varie mostruosità con la necessità di viaggiare tra i due piani in cui il generale decaduto può avventurarsi: quello fisico e quello spirituale. Una dicotomia che da sempre caratterizza questa parte della saga, che si porta in dote la modifica sostanziale delle mappe di gioco, meccanica al centro della risoluzione dei vari enigmi. Un incedere più convoluto e stimolante rispetto all’altro troncone, dato che sarà sempre necessario studiare l’ambiente per poter andare avanti.
Uno sguardo al passato, con un occhio al futuro
A prescindere dal personaggio controllato, come detto sopra, sarà sempre necessario menare le mani, ed è in queste situazioni che Legacy of Kain: Defiance Remastered mette in mostra tutti gli anni che si porta appresso. Il combat system, difatti, è estremamente essenziale ed ingessato, pur con la presenza di alcune mosse speciali che si sbloccheranno nel corso dell’avventura. A combo basilari si accompagnano le abilità elementali dell’arma in possesso di Kain e Raziel, anche queste accessibili progredendo nel gioco, ma complice anche l’abbondanza di scontri (soprattutto quando si controlla il vampiro), si avverte in più di una situazione una certa ripetitività delle situazioni di lotta. In tal senso, un ribilanciamento del numero di nemici non sarebbe stato male, anche solo per garantire una progressione più fluida e meno stancante. A rendere più dinamico il tutto, bypassando un limite dell’installazione originale, ci pensa l’intuizione di liberarsi dalla camera fissa vista nel 2004, in favore di un punto vista mobile. Questo aiuta sia a districarsi nelle situazioni più affollate, ma anche ad esplorare in maniera più precisa ed efficace l’ambiente circostante.
Si tratta di una soluzione che può apparire marginale, ma che mette in mostra la volontà di rinnovare con prepotenza l’esperienza ludica, così da renderla più appetibile anche un pubblico più giovane. E questa cura nella realizzazione di un remaster degno di questo nome è avvertibile anche lato estetico, grazie ad un ottimo lavoro di modifica e migliora del materiale originale. Texture e modelli sono stati rivisiti in più di un’occasione, come è possibile notare switchando in tempo reale tra veste moderna e classica (premendo l’analogico destro del pad). A rendere imperdibile per tutti i fan Legacy of Kain: Defiance Remastered, però, ci pensano i numerosissimi extra contenuti all’interno del pacchetto, che rappresentano una ghiottissima e imperdibile occasione per gettare uno sguardo sul processo creativo del titolo.
Si parte forte con tutta una serie di livelli tagliati dalla release originale, introdotti dalle parole del team di sviluppo. Si tratta di piccoli frammenti ludici ovviamente incompleti, che è comunque possibile affrontare per testare con mano elementi in divenire del processo di creazione. Non mancano anche veri e propri video dietro le quinte, che illustrano alcuni momenti del processo di doppiaggio originale che, al netto delle comunque buonissime prestazioni del cast nostrano, ha indubbiamente una smaccata marcia in più. Presenti anche moltissimi bozzetti e concept art, sbloccabili raccogliendo particolari oggetti in-game, che offrono un ulteriore punto di vista legato al processo creativo di questo complesso mondo. E poi ci sono skin accessorie per i due personaggi, un’enciclopedia completa che permette di sviscerare la lore di Nosgoth e tanto altro ancora. La vera chicca, però, è rappresentata dalla possibilità di giocare alla demo di Dark Profecy, il sequel ufficiale di Defiance che mai vide la luce, dato che venne cancellato prima di essere ufficialmente completato. Si tratta di un qualcosa di unico, che spiace però vedere relegato all’acquisto della versione deluxe di Legacy of Kain: Defiance Remastered: renderlo disponibile con l’acquisto base sarebbe stata, forse, la cosa migliore.
Legacy of Kain: Defiance Remastered è, in fin dei conti, un ritorno che sa di celebrazione più che di semplice operazione nostalgia. Non tutto regge l’urto del tempo (e sarebbe ingenuo aspettarselo) ma ciò che conta davvero è come questo remaster riesca a restituire dignità, contesto e memoria a una delle saghe più affascinanti e coraggiose mai apparse nel panorama videoludico. Crystal Dynamics aveva costruito un mondo che non somigliava a nulla, un intreccio di destini e filosofie che ancora oggi non trova rivali. E rivedere Kain e Raziel muoversi, scontrarsi, completarsi, fa riaffiorare quella sensazione rara: la percezione di trovarsi davanti a un’opera che non si limita a intrattenere, ma che pretende di essere ricordata. Questo remaster non è perfetto, ma è sincero. È un gesto d’amore verso Nosgoth e verso chi, negli anni, non ha mai smesso di sperare in un ritorno. Gli extra, la cura riposta nel materiale d’archivio, la possibilità di sbirciare ciò che sarebbe potuto essere con Dark Prophecy: tutto contribuisce a trasformare questa riedizione in un documento storico, oltre che in un videogioco. Un cerchio che si chiude, certo. Ma che continua a pulsare, a distanza di vent’anni, come solo le leggende sanno fare.