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Recensione Legacy of Kain: Ascendance

di: Donato Marchisiello

Il destino è una trappola crudele, specialmente quando si tratta di Nosgoth. Per oltre vent’anni, i sussurri di un ritorno di Kain e Raziel hanno alimentato le speranze dei fedelissimi (ormai, attempati o quasi) di un franchise che ha contribuito a ridefinire la narrazione videoludica tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei duemila. Vedere oggi apparire sul Microsoft Store il nome di Legacy of Kain, in questo contesto allungato dal termine Ascendance, non può non scatenare un tumulto di emozioni: da un lato la gioia febbrile di ritrovare quell’atmosfera gotica e decadente, dall’altro il timore che un’eredità così pesante possa sgretolarsi sotto il peso delle aspettative moderne. Sviluppato da Bit Bot Media ed edito da Crystal Dynamics, il titolo si avvicina ai giocatori con un piglio che mescola nostalgia e desiderio di rottura con un (glorioso) passato. È un tentativo coraggioso di riportare in vita un mito, al contempo rivoluzionando per intero la sua formula rodata. Riuscirà l’impresa? Ma bando alle ciance, ecco a voi la recensione della versione Xbox di Legacy of Kain: Ascendance.

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Legacy of Kain: Ascendance è un action platformer 2D a scorrimento laterale, piuttosto dinamico e veloce. Ed è bene sottolineare subito questa scelta, che potrebbe sollevare più di un sopracciglio ma che trova una sua ragion d’essere nella volontà di offrire un gameplay più immediato e focalizzato, appunto, sul dinamismo. L’architettura narrativa ci pone in uno status prequel al primo Soul Reaver, cercando di colmare i vuoti temporali nell’ascesa dell’impero di Kain. La lore è, come sempre, il pilastro portante ed è basato su di un fumetto, “The Dead Shall Rise”, uscito l’anno scorso e non particolarmente amato dai fan della saga. Tornando al videoludo, pad alla mano interpreteremo Elaleth, la sorella di Raziel, in una serie di vicende che, naturalmente, coinvolgono anche Raziel stesso e Kain e che si attestano come “motore originario” dei racconti alla base dei successivi capitoli della saga. Sebbene la sceneggiatura provi a toccare i temi classici del libero arbitrio e della corruzione del tempo, il respiro narrativo appare più corto e forzato, meno stratificato rispetto ai fasti di Defiance, lasciando la sensazione di un racconto che, pur rispettoso del materiale originale e che si pone il “nobile” obiettivo di colmare alcuni interrogativi narrativi del passato, non riesce a “bucare” totalmente lo schermo né a riproporre la classica profondità filosofica che è il pane quotidiano della saga, risultando a tratti inutilmente forzato.

Ma com’è l’esperienza pad alla mano? La struttura del mondo di gioco abbandona la libertà esplorativa dei precedenti capitoli in favore di una progressione suddivisa in dodici livelli lineari, macro-aree che fungono da palcoscenico per i tre protagonisti giocabili: il carismatico Kain, il tormentato Raziel (qui presente sia nella sua forma umana di cavaliere Sarafan che in quella vampirica) e la nuova arrivata Elaleth. La telecamera, ancorata alla prospettiva bidimensionale classica del genere di appartenenza, gestisce bene l’azione frenetica e ci darà sempre la giusta prospettiva sugli stage. Nonostante vi sia sufficiente “materiale esplorabile”, il mondo di gioco sarà suddiviso in livelli piuttosto lineari che, in concretezza, risulteranno in una continua successione di arene di combattimento intervallate da sezioni platform anch’esse piuttosto “ossute”. Come detto in incipit, il titolo poggia su di un sistema di combattimento veloce che punta tutto sulla concatenazione di colpi rapidi e sull’uso di poteri vampirici unici caratteristici dei protagonisti. Ogni personaggio offre un approccio differente all’azione: Kain è la forza bruta incarnata, capace di trasformarsi in nebbia per schivare e colpire con violenza, Raziel gioca sulla verticalità e sulla velocità, mentre Elaleth introduce una dinamica basata su attacchi a distanza.

Legacy of Kain Ascendance1

Il feeling dei comandi su Xbox è generalmente solido, ma non privo di sbavature: le collisioni appaiono talvolta un po’ imprecise e la difficoltà è altalenante con picchi improvvisi “artificiosi”, dovuti anche e soprattutto ad una non perfettamente equilibrata potenza dei protagonisti. Probabilmente, la mancanza maggiore di cui soffre il prodotto di Bit Bot Media è quella di un vero e proprio sistema di crescita o di una progressione ruolistica solida dei personaggi che, ormai, sembra esser quasi una presenza scontata nelle produzioni action. Questo vuoto pneumatico rende l’azione purtroppo piuttosto ripetitiva dopo le prime ore: infatti, una volta compresi i (relativamente pochi e tendenzialmente basilari) pattern offensivi degli avversari e le movenze (anch’esse, non particolarmente complesse o numerose) dei personaggi utilizzabili, il gioco tenderà a riproporre le medesime situazioni senza introdurre varianti meccaniche o concettuali capaci di mantenere alto il mordente.

Se guardiamo alla longevità e alla tenuta nel tempo, Ascendance mostra purtroppo il fianco: la campagna principale si esaurisce in circa sei o sette ore. A questo, si aggiunga che al momento non esiste un vero e proprio endgame capace di trattenere il giocatore dopo i titoli di coda; una volta completata la storia, l’unico incentivo a tornare su Nosgoth è rappresentato dalla ricerca di alcuni collezionabili sparsi per i livelli o dal tentativo di completare le sfide a una difficoltà superiore. La natura “mordi e fuggi” della produzione cozza con la profondità che storicamente ha contraddistinto la saga, lasciando l’amaro in bocca a chi sperava in un’avventura capace di dipanarsi su binari più articolati. La rigenerazione dell’interesse è affidata quasi esclusivamente al fattore nostalgia e alla bellezza delle cutscene animate, elementi che però non bastano a nascondere una struttura ludica che, alla lunga, rivela una certa basicità di contenuti.

Spostando il focus sulla pura performance hardware e sulla resa estetica su Xbox Series X, il titolo sceglie la via della pixel art stilizzata, una decisione che potrebbe inarcare qualche sopracciglio. Se da un lato i fondali multistrato e l’uso neon della palette cromatica restituiscono un Nosgoth vibrante e cupo, dall’altro alcuni sprite dei personaggi appaiono forse un po’ troppo retrò, privi di quel dettaglio che avrebbe potuto elevarli al moderno sentire della pixel art. Le prestazioni sono granitiche, con 60fps quasi sempre costanti e caricamenti praticamente inesistenti grazie all’SSD della console, ma è una fluidità che non riesce a compensare una certa rigidità nelle animazioni di salto e arrampicata. Inserire però un commento sul comparto sonoro è doveroso, poiché rappresenta la vera punta di diamante della produzione: la colonna sonora firmata da Celldweller è un trionfo di “industrial-orchestral” che mescola cori gregoriani e synth aggressivi, creando un tappeto audio che avvolge il giocatore con una potenza devastante. L’effettistica è altrettanto curata, con suoni viscerali che rendono ogni squartamento soddisfacente, anche quando la parte visiva fatica a tenere il passo. Va ovviamente segnalato anche la presenza delle voci originali dei protagonisti immortali dei primi capitoli, un “colpo al cuore” che restituisce immediatamente quel tono teatrale e solenne che ha reso Nosgoth immortale.

Legacy of Kain Ascendance3

In conclusione, Legacy of Kain: Ascendance è un ritorno agrodolce che sembra più un esperimento di riscaldamento che una vera e propria resurrezione. È un titolo che vive di sprazzi di qualità, specialmente estetica e sonora, ma che inciampa pesantemente a livello di gameplay, piuttosto limitato e ripetitivo, ed a livello di longevità e ispirazione narrativa. Per i fan più accaniti sarà un piacere effimero ritrovare i propri eroi, soprattutto pensando al costo d’accesso basso, ma per tutti gli altri rimane un action platform basico e che fatica a distinguersi in un mercato oggi estremamente competitivo e variegato.