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Recensione JDM Japanese Drift Master

di: Marco Russi

JDM Japanese Drift Master arriva su console  con un messaggio chiarissimo: qui non si parla di curve pulite e gare eleganti.

Qui si vive di traverso. Il gioco punta tutto sull’immaginario delle auto giapponesi modificate e sul piacere di buttare l’auto di lato a ogni occasione. Per gli amanti del drift è praticamente un invito a nozze.

Un pilota bandito e un Giappone da Conquistare

C’è una vera storia, cosa rara nei giochi di guida.

Si veste i panni di un pilota polacco bandito dal suo campionato e in cerca di riscatto in Giappone. La narrazione in stile manga richiama l’atmosfera alla Tokyo Drift: uno straniero che deve guadagnare rispetto a colpi di derapata.

Bello da guardare, non sempre da toccare

La mappa è enorme, le montagne sono suggestive e il meteo influisce sulla guida. Visivamente il gioco offre spesso un bel colpo d’occhio.

Tuttavia compaiono bug, glitch, respawn bizzarri e indicatori bloccati. Insomma, servirebbe più polish per rendere tutto stabile.

Uno stile di guida…poco tecnico

Il gioco costruisce gran parte della sua identità sul feeling al volante e sull’impatto sonoro. Il suono dei motori è credibile, con vetture che mantengono una propria personalità acustica, mentre la musica rimane sullo sfondo senza distrarre. Mancano i doppiaggi, ma la narrazione fumettata svolge comunque un buon lavoro, rendendo l’audio un supporto solido all’esperienza generale.

Quando si parla di guida, il titolo dà il meglio nella derapata: tra freno a mano, frizione, controsterzo e acceleratore, le vetture rispondono in modo fluido, reale e soprattutto divertente. Le modifiche incidono realmente sul comportamento dell’auto e il modello di handling trasmette una cura evidente. In questo campo il gioco raggiunge il suo punto più alto.

Il discorso cambia quando si cerca di guidare in modo tradizionale. Le gare drag durano poco e hanno scarso mordente, mentre la guida grip appare poco convincente: le auto tendono comunque a scivolare e ad alte velocità diventano instabili e leggere, rendendo le competizioni più frustranti che soddisfacenti. Quando si esce dal drift, l’esperienza perde precisione e credibilità.

Fastidi, attese e nomi fantasiosi

I caricamenti rappresentano uno dei problemi più evidenti del gioco: sono talmente lunghi da interrompere completamente il ritmo dell’azione. Ogni volta che si avvia una gara, si cambia modalità o si ritorna al garage, ci si ritrova a guardare una schermata statica per un tempo che sembra eccessivo rispetto agli standard attuali. Questa lentezza non è solo fastidiosa, ma penalizza la voglia di sperimentare, riprovare una sfida o passare rapidamente da un’attività all’altra.

Il viaggio rapido, che dovrebbe essere un comodo strumento per muoversi su una mappa enorme, finisce per essere quasi paradossale: il tempo d’attesa è talmente alto che spesso conviene guidare fino alla destinazione, vanificando il senso stesso della funzione. Su un titolo basato sul ritmo e sulla ripetizione delle prove, questa criticità pesa parecchio.

La modalità foto, potenzialmente interessante per immortalare luoghi suggestivi e auto personalizzate, risulta invece macchinosa e limitante. I comandi sono poco intuitivi, la gestione dell’inquadratura è rigida e si ha la sensazione di lottare con l’interfaccia più che creare uno scatto. Un’occasione sprecata, considerando quanto il gioco punti sull’estetica.

Infine, la presenza di auto con nomi generici per la mancanza di licenze ufficiali stona con l’attenzione al dettaglio dimostrata altrove. Per gli appassionati del mondo jdm, riconoscere marchi e modelli è parte del fascino; trovarsi davanti versioni “anonime” rompe un po’ l’immersione e toglie autenticità all’esperienza.

Presi insieme, questi elementi creano una serie di fastidi ricorrenti che, pur non affossando il gioco, ne intaccano la fluidità e la soddisfazione complessiva.

Il campione del traverso (ma solo di quello)

Quando si entra nel vivo del drift, il gioco mostra il suo volto migliore. Le curve strette delle montagne, i tornanti illuminati dalle luci notturne e il rumore delle gomme che graffiano l’asfalto creano un’esperienza adrenalinica e profondamente coinvolgente. In quei momenti il giocatore sente di avere il controllo della vettura, di poter “danzare” sul limite dell’aderenza e di trasformare ogni curva in una sfida tecnica e spettacolare. La resa visiva amplifica tutto, con scenari suggestivi, panorami e un forte senso di velocità che rende ogni derapata affascinante.

Il modello di guida dedicato al traverso è talmente curato da sembrare intuitivo, pur mantenendo una certa profondità. Anche i principianti riescono presto a ottenere derapate soddisfacenti, mentre i giocatori più esperti possono lavorare su traiettorie, angoli e tempistiche per migliorare i punteggi. È chiaro che gli sviluppatori abbiano investito la maggior parte delle energie su questo aspetto, facendo del drift il vero cuore identitario dell’esperienza.

Le cose cambiano quando si esce da questa zona di comfort. Abbandonando la derapata e passando a uno stile di guida più tradizionale, il gioco perde parte della sua brillantezza. Le modalità alternative non raggiungono lo stesso livello di precisione, reattività e soddisfazione. Le gare classiche risultano meno ispirate o addirittura frustranti, perché il modello di guida sembra voler riportare la vettura di lato anche quando non serve.

Di conseguenza, JDM Japanese Drift Master è un titolo fortemente specializzato, costruito per eccellere in un’unica direzione: l’arte del traverso. Per chi cerca esattamente questo, è quasi un punto di riferimento. Ma per chi desidera un’esperienza automobilistica più varia, ampia e bilanciata, il gioco rischia di sembrare incompleto, come un motore potentissimo… ma con una sola marcia.

 

 

JDM Japanese Drift Master è un gioco che sa esattamente cosa vuole essere. Quando si parla di drift, offre un’esperienza coinvolgente, tecnica e incredibilmente soddisfacente, capace di regalare momenti di pura adrenalina sulle strade di montagna. In questo ambito si comporta come un vero specialista, lasciando il segno e distinguendosi da molti altri titoli di guida.

Tuttavia, quando si cerca qualcosa di più vario e completo, emergono limiti evidenti. Le modalità alternative risultano meno curate, la guida tradizionale perde precisione e l’esperienza generale può apparire sbilanciata. È un gioco che brilla quando va di lato, ma fatica quando deve stare dritto.

In definitiva, è una scelta quasi perfetta per chi ama l’estetica JDM e vuole dedicarsi anima e gomme al traverso. Ma chi cerca un titolo automobilistico più versatile e a tutto tondo potrebbe rimanere deluso. JDM Japanese Drift Master è un campione in uno sport ben preciso  e lo pratica alla grande ,ma non pretende di essere altro.