Recensione inKONBINI: One Store, Many Stories
di: Simone CantiniUno degli aspetti del Giappone che colpisce maggiormente, la prima volta che si visita l’arcipelago, è sicuramente meno appariscente e conosciuto di templi, luoghi nerd e fissazione maniacale per le regole e l’ordine. Si tratta di un aspetto della vita nipponica decisamente più quotidiano e a tratti invisibile, ma che si riesce ad apprezzare davvero dopo pochissime ore di soggiorno: sto parlando degli onnipresenti konbini, i minimarket spesso a gestione familiare che è possibile trovare letteralmente ad ogni angolo. Semplici negozi, aperti 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, dove è possibile acquistare generi alimentari, riviste e beni di consumo primario, ma che diventano anche piacevoli oasi nel caos delle metropoli giapponesi. Non è difficile, anche da turisti, scovarci stanchi impiegati impegnati a guastarsi un ramen istantaneo prima di rientrare a casa, o studenti intenti a sfogliare riviste mentre si ingozzano di onigiri. Essenziali spaccati di vita quotidiana, che sono al centro del rilassante inKONBINI: One Store, Many Stories, dove ci troveremo proprio a gestire uno di questi particolarissimi shop.
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Una settimana, un giorno
Agosto 1993, in una piccola cittadina rurale persa chissà dove in Giappone. Nei panni della giovane Makoto, studentessa in attesa di tornare sui libri, ci troveremo a gestire per una settimana l’Honki Ponki, il piccolo minimarket al centro del plot di inKONBINI: One Store, Many Stories. Durante i 7 giorni che scandiranno il suo impiego notturno, la ragazza imparerà ad apprezzare e scoprire le gioie che sa regalare quell’intimo angolo di semplicità, in attesa che la zia (la proprietaria del negozio) ritorni dalle meritate ferie. Un viaggio umano, quello di Makoto, che la porterà a scoprire poco a poco quegli impercettibili gesti meccanici che si nascondono dietro alla gestione del negozio, mentre attorno a lei si andranno ad intrecciare le storie dei clienti nottambuli e dei dipendenti che animano le altre ore della giornata.
Si tratta di intimi frammenti di quotidianità spicciola, spaccati di un mondo fatto di routine e sogni, dubbi e speranze, che finiranno per coinvolgere, sia fisicamente che emotivamente, Makoto. E tra scaffali da rifornire, ordini da completare, clienti da accontentare e un diabolico distributore di gachapon, la giovane non potrà fare a meno di lasciarsi travolgere da questo mondo così semplice, ma anche dannatamente umano e ricco di storie da raccontare. E sarà davvero difficile, una volta giunti al termine del nostro settimo turno, lasciare che le porte si chiudano silenziosamente alle nostre spalle: la voglia di girarsi e tornare indietro non potrà che fare prepotentemente capolino, così come il desiderio di indossare nuovamente la rossa uniforme dell’Honki Ponki. 5 ore o poco più che scorrono via veloci quelle di inKONBINI: One Store, Many Stories, ma che nascondo al loro interno una vita intera.
Go With the Flow
Non ci sono operazioni complesse a sorreggere il gameplay di inKONBINI: One Store, Many Stories, che può serenamente essere inserito all’interno della categoria dei cozy games. Ad attenderci, durante il gioco, non troveremo meccaniche astruse e probanti, scelte impattanti o decisioni cruciali da prendere. Nei panni di Makoto, dovremo unicamente lasciarci trasportare dagli eventi, portando a termine (se lo vorremo) i compiti che di volta in volta ci verranno lasciati dai colleghi dei turni diurni: rifornire gli scaffali o rimettere al loro posto oggetti mal posizionati starà alla nostra coscienza di lavoratori, così come modificare eventuali ordini incompleti o assecondare le richieste dei vari clienti che ci faranno visita.
A scandire il tutto sarà solo il tempo, le ore della notte che scorreranno inesorabili e ci vedranno agire come spettatori, più o meno attivi (sempre a seconda del nostro volere). Nulla ci vieterà di indugiare tra i cassetti del magazzino, magari per sbirciare nel blocco degli appunti dei nostri colleghi, oppure di chiudersi in bagno per lasciare che le ore scivolino via rapidamente, o anche di spendere le monete rinvenute nella nostra giacca nel tentativo di completare la nostra collezione di action figures. A condire i compiti più operativi, pertanto, ci penseranno le storie degli avventori, con cui potremo interagire dispensando consigli e punti di vista, simili a fedeli confidenti di vecchia data.
(Not so) Big in Japan
Questa rilassatezza del gameplay è indubbiamente l’aspetto vincente di inKONBINI: One Store, Many Stories, che riesce ad adeguarsi in maniera sfacciatamente riuscita a quel mood che solo la campagna nipponica riesce a regalare: lasciarsi trasportare dai piccoli gesti e quei racconti a tratti sussurrati ha un certo non so che di zen. E questa morbidezza concettuale e strutturare è corroborata dal semplice ma efficace stile grafico adottato, che fa ampio uso di geometrie essenziali, pur non rinunciando ad una certa densità. Per quanto sia molto piccolo, l’Honki Ponki è ricco di piccoli dettagli in grado di dare voce ulteriore al microcosmo che si agita dietro le quinte, sia esso lo sfogo di un dipendente che il sogno di un piccolo ristoratore della cittadina.
L’atmosfera che si respira è credibile e confortante allo stesso tempo e, se almeno una volta avete messo piede sull’arcipelago nipponico, non potrete fare a meno di sentirvi davvero a casa. E questa poetica bellezza fa chiudere volentieri un occhio su qualche sporadico inciampo nel frame rate, o in qualche interazione un po’ più scomoda del previsto. Peccato, allora, che a mancare sia la localizzazione testuale in italiano, fattore che potrebbe precludere inKONBINI: One Store, Many Stories a tutta quella fetta di pubblico che non mastica le altre lingue utilizzate per raccontare la settimana di Makoto.
Avviare inKONBINI: One Store, Many Stories è come partire per un breve viaggio nella campagna giapponese, lasciando che sia la semplicità di un piccolo supermarket sperduto chissà dove a catturare la nostra attenzione. La storia che si respira tra le pareti dell’Honki Ponki non ha la velleità di mettere in piedi un plot cervellotico o debordante, ma solo il desiderio di tracciare un piccolo spaccato di spiazzante (ma anche interessantissima) quotidianità. Ad accompagnare il tutto c’è un gameplay rilassato e in grado di adeguarsi in parte ai ritmi del giocatore stesso, che sarà libero di vivere i suoi turni notturni come meglio crede. Ovviamente, se siete alla ricerca di un videogioco frenetico e adrenalinico, difficilmente inKONBINI: One Store, Many Stories riuscirà a fare breccia nel vostro cuore. Se invece quello che cercate è un titolo sincero e appassionato, il lavoro firmato Nagai Industries non potrà che insinuarsi con prepotenza nel vostro animo, dove finirà per ondeggiare dolcemente, come un piccolo petalo di ciliegio cullato dalla brezza.