Recensione Il Giorno che Sono Diventato un Passerotto
di: Simone CantiniChi non si è mai innamorato durante il primo giorno di scuola? Impossibile che non ci stata, nella vita di ciascuno di noi, quella persona in grado di farci battere il cuore all’impazzata, non appena varcata la soglia di quell’ingresso nel mondo dei “grandi”. Un sentimento puro e irrazionale nella sua disarmante semplicità, capace di farci dimenticare tutto quello che ci circonda, ma anche di farci osservare quel mondo, così impegnato a scorrerci distrattamente di fianco, da una nuova prospettiva. E Il Giorno che Sono Diventato un Passerotto ci racconta proprio di questa scoperta così sincera e detonante, adattando in maniera delicata e poetica l’omonimo libro per bambini di Chabbert e Guridi. Un piccolo momento di spensieratezza, rigorosamente vietato agli over 10, che ci prende delicatamente per mano e ci conduce in quel tenue sentimento che finirà per legare Frank e Sylvia. Ok, anche se siete più grandicelli non ci sarà niente di male se vi lascerete catturare da questa delicata storia d’amore.
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Piccoli problemi di cuore
Il primo giorno di scuola mi sono innamorato. Era la prima volta. Un incipit secco e incisivo, che inquadra subito le vicende narrate ne Il Giorno che Sono Diventato un Passerotto. Un evento sinceramente banale nella sua disarmante quotidianità, eppure capace di racchiudere al suo interno un mondo tutt’altro che scontato e prevedibile. In fondo l’amore, per quanto sentimento universale, ci travolge tutti in maniera così profondamente differente, al punto che ogni storia finisce per essere unica e speciale. Come quella del piccolo Frank, che in procinto di iniziare la sua avventura di studente, finirà per incrociare il canto e gli occhi di Sylvia, in un momento che cambierà per sempre la sua visione del mondo. Sarà nel momento in cui il suo piccolo cuore sobbalzerà per la prima volta, che tutto attorno a lui inizierà ad assumere contorni differenti, a far emergere particolari fino ad allora sfuggiti alla sua attenzione. Come quei volatili tanto amati da quella bambina, al punto da essere al centro dei suoi innumerevoli disegni.
Però, come spesso accade, Frank sarà invisibile agli occhi della ragazzina, troppo persa nelle proprie fantasie per accorgersi di lui. Ecco, allora, che scatta il genio, quella scintilla che solo i sentimenti più forti e irrazionali sono in grado di far scattare: sarebbe dovuto divenire lui stesso un passerotto, così Sylvia avrebbe sicuramente finito per notarlo. E Il Giorno che Sono Diventato un Passerotto ci racconta proprio la genesi di questa strampalata idea, guidandoci attraverso la lenta scoperta di sentimenti fino ad allora sconosciuti. L’adattamento del libro in questione è fedele e ne ricalca con forza i delicati tratti stilistici, conducendoci poco alla volta verso la sublimazione infantile di questo amore tanto desiderato, quanto inatteso. E proprio come l’opera originale, si concluderà in un battito di ciglia, il tempo necessario a far compiere al nostro cuore un esiguo numero di sobbalzi. Ecco, forse un prezzo leggermente più in linea con l’edizione cartacea (il titolo è venduto a 14,99 Euro) avrebbe reso maggiore giustizia all’oretta scarsa necessaria a giungere ai titoli di cosa. Ma chi siamo noi per dare un prezzo all’amore?
Vietato ai maggiori
Trattandosi di un gioco chiamato ad adattare uno scritto destinato a giovanissimi, il gameplay de Il Giorno che Sono Diventato un Passerotto non si premura certo di perdersi in complicate soluzioni ludiche. Il tutto è scandito nel corso di 4 giorni, suddivisi a loro volta in vari momenti, ognuno dei quali ci chiederà di svolgere semplici incarichi: che sia la necessità di ricomporre dei veri e propri puzzle, oppure di recuperare particolari oggetti presenti sulla scena, o magari di attraversare degli anelli luminosi nel tragitto che ci conduce a casa, tutto risulta molto semplice e intuitivo. La maggior parte dei task verrà svolta tramite piccoli QTE, oppure semplicemente esplorando i piccoli livelli: niente che non sia troppo complesso, per quanto sia possibile attutire ancor di più la difficoltà selezionando anche un set di comandi semplificati.
Va da sé che, una volta compreso il target della produzione, tutto risulti indubbiamente più coerente e centrato, dato che comunque il focus principale resta quello di raccontare una poetica storia d’amore innocente. E in questo Il Giorno che Sono Diventato un Passerotto fa sicuramente centro, visto il modo delicato e riuscito in cui riesce a trasmettere sullo schermo i sentimenti che animano il cuore di Frank e Sylvia, che trovano una declinazione digitale indubbiamente ben costruita. Il pregio principale di questo castello emotivo è da ritrovare sicuramente nell’azzeccatissima direzione artistica, che adatta in modo fedele le stilizzate illustrazioni di Raúl Guridi Nieto, che risultano tremendamente espressive e toccanti della loro geniale essenzialità: bastano pochi tratti per essere travolti dai sentimenti che si agitano nel cuore di Frank, anche quando è comicamente avvolto dal suo improvvisato costume da passerotto. Colpisce il bersaglio anche l’aspetto sonoro, e lo fa per mezzo di una soundtrack sussurrata e toccante al punto giusto. E poi c’è l’ottima traduzione italiana, che non poteva mancare in un lavoro del genere.
Il Giorno che Sono Diventato un Passerotto, alla fine, resta un soffio leggero: breve, semplice, ma capace di pizzicare corde che pensavi ormai silenziose. Non vuole stupire con il gameplay, né travestirsi da qualcosa di più grande: punta tutto sulla tenerezza di un’emozione primordiale, e lì colpisce con precisione. Merito di un’estetica che amplifica la poesia del libro originale e di una messa in scena che sa quando parlare e quando lasciare spazio al battito del cuore. Sì, dura poco e il prezzo fa alzare un sopracciglio. Ma certe storie non si misurano in minuti: si misurano in quanto riescono a farti tornare, anche solo per un attimo, quel bambino che si innamora al primo giorno di scuola. E questo piccolo passerotto, nel suo volo timido, ci riesce.