Recensione Garfield: Escape from Monday
di: Francesco Pellizzari«Odio i lunedì». Se c’è una frase capace di mettere d’accordo Vasco Rossi e Garfield, probabilmente è proprio questa. Il rocker di Zocca ci ha costruito sopra una canzone nel 1987; Garfield, invece, ha trasformato il lunedì nel nemico pubblico numero uno da quasi cinquant’anni. E, conoscendolo, non possiamo certo biasimarlo: se esiste un animale che preferirebbe passare la giornata dormendo sul divano, mangiando lasagne e ignorando qualsiasi forma di attività fisica, quello è proprio lui. Del resto, Garfield nasce esattamente così: pigro, cinico, goloso e con una spiccata allergia al lavoro. Un personaggio che, a prima vista, sembrerebbe avere ben poco in comune con l’eroe di un videogioco platform. E invece eccoci qui, con il gatto arancione costretto a fare proprio quello che vorrebbe evitare a tutti i costi: correre, saltare, arrampicarsi e affrontare un intero mondo di ostacoli. Prima di mettersi a correre, però, Garfield ha dovuto aspettare che qualcuno lo inventasse. Quel qualcuno è Jim Davis, fumettista statunitense che nel 1978 diede vita alla striscia dedicata al gatto arancione. La storia è curiosa: prima di Garfield, Davis aveva provato a sfondare con Gnorm Gnat, una striscia con protagonisti degli insetti. Il problema era che, secondo i responsabili, gli insetti erano difficili da rendere familiari al grande pubblico. Davis osservò allora le strisce di maggior successo e notò una cosa curiosa: i cani erano ovunque, mentre i gatti erano decisamente meno rappresentati. La soluzione fu quindi semplice: creare un gatto capace di incarnare vizi e difetti dell’essere umano. Il risultato fu Garfield, che prese il nome dal nonno di Davis e fece il suo esordio il 19 giugno 1978 su 41 quotidiani americani. Da allora, la proverbiale pigrizia del felino non gli ha impedito di fare parecchia strada: fumetti, libri, televisione, cinema, merchandising e naturalmente videogiochi. Garfield and Friends, gli special televisivi, The Garfield Show, i film cinematografici e le numerose produzioni animate hanno trasformato quella che era nata come una semplice striscia quotidiana in una vera e propria icona pop. E così, quasi mezzo secolo dopo la sua nascita, Garfield si ritrova davanti a una nuova sfida. Una sfida particolarmente crudele per uno che considera il divano una seconda casa: un platform 3D. In Garfield: Escape from Monday, infatti, il nostro eroe non può semplicemente girarsi dall’altra parte e tornare a dormire, ma dovrà riuscire a portare a termine un’avventura piuttosto alternativa.
accettare i cookie con finalità di marketing.
Un lunedì da incubo
Tutto comincia con un affronto imperdonabile: Jon serve a Garfield una lasagna agli spinaci preparata secondo la ricetta dello Chef Monday. Dopo averla mangiata, il gatto sprofonda in un sonno agitato e si ritrova intrappolato in un mondo dove verdure, dolci senza zucchero e altre aberrazioni culinarie si sono trasformati in ostacoli e nemici. Per tornare alla normalità, e soprattutto a una lasagna degna di questo nome, dovrà attraversare i propri sogni. La storia non pretende di essere più di una cornice per l’avventura, ma funziona proprio perché parte da un’idea perfettamente coerente con Garfield. La sua pigrizia, il rapporto con Jon e l’ossessione per il cibo non sono semplici riferimenti sparsi qua e là: danno un senso all’intero viaggio. Anche la presenza di Odie, Arlene, Pookie, Nermal e Squeak contribuisce a creare un’atmosfera familiare per chi conosce il personaggio. Il gioco si sviluppa attraverso tre mondi e oltre 40 livelli, ambientati in scenari che cambiano tema e colore, mantenendo una vivacità da cartone animato perfettamente adatta a questa discesa nel subconscio di Garfield. La premessa è simpatica e coerente con l’universo narrativo, anche se il potenziale surreale dell’incubo avrebbe consentito trovate più audaci e situazioni maggiormente imprevedibili. È un’occasione parzialmente mancata: l’avventura riesce a costruire un mondo riconoscibile, ma non sempre sfrutta fino in fondo le possibilità offerte da un viaggio all’interno dei sogni del protagonista.
Un pigrone costretto a muoversi
Alla base dell’avventura troviamo un platform immediato, costruito attorno a un sistema di movimento che permette a Garfield di saltare, arrampicarsi sui muri, appallottolarsi per avanzare più rapidamente e sfruttare attacchi a terra e scatti per superare nemici e ostacoli. I comandi sono generalmente facili da apprendere e permettono di trovare presto un buon ritmo di gioco. Attraversare i livelli, soprattutto quando si cerca una strada alternativa o un collezionabile nascosto, sa essere divertente. Il movimento del protagonista rappresenta infatti uno degli elementi più riusciti dell’esperienza: concatenare scatti, rotolate e rimbalzi sui nemici permette di mantenere lo slancio durante le sezioni platform e rende gli spostamenti piacevoli. Le aggiunte più interessanti sono rappresentate dai tre costumi speciali che potremmo ottenere in alcuni livelli. Il tacchino ci permetterà per un breve periodo di volare e raggiungere luoghi altrimenti inacessibili; con il costume da surfista riusciremmo ad attraversare alcune sezioni acquatiche; mentre vestendo come cowboy avremo a disposizione il lazo per dondolarci e raggiungere nuovi punti. Sono abilità semplici, ma riescono a dare una certa personalità ai percorsi e a interrompere la routine del salto da una piattaforma all’altra.
Il limite è che il gioco raramente chiede di padroneggiarle davvero. Le situazioni in cui impiegare un costume sono quasi sempre leggibili in anticipo, e le possibilità di sperimentazione restano contenute. Garfield: Escape from Monday presenta una nuova meccanica, la rende piacevole per qualche livello e poi tende a riproporla, invece di complicarla o combinarla con le altre in maniera significativa. La stessa filosofia guida gli scontri. I nemici mantengono vivaci gli scenari ed i boss scandiscono i momenti principali del viaggio, ma difficilmente mettono sotto pressione o riescono a risultare ostici. La generosa disponibilità di cibo per recuperare salute e la presenza di checkpoint permissivi rendono gli errori poco penalizzanti. Per un pubblico giovane è una scelta sensata: consente di andare avanti nell’ avventura senza scontrarsi con improvvisi picchi di difficoltà. Chi ha già molta esperienza con i platform 3D, invece, potrebbe desiderare avversari più impegnativi e prove capaci di richiedere maggiore precisione e difficoltà. Non è tanto la mancanza di una sfida elevata a rappresentare il problema, quanto la scarsa varietà delle situazioni proposte. Anche quando il gioco introduce nuove minacce, raramente riesce a sfruttarle per mettere alla prova le abilità apprese in precedenza.
La caccia alle lasagne
Il motivo migliore per fermarsi a esplorare è cercare i pezzi di lasagna disseminati nei livelli. Alcuni si trovano lungo il percorso principale, altri richiedono di osservare meglio l’ambiente o affrontare una breve sfida. Questa caccia dà valore alle deviazioni e invita a tornare negli stage dopo averli completati una prima volta. Raccogliere oggetti permette anche di personalizzare l’arredamento nelle stanze della casa di Jon, aggiungendo una piccola componente di progressione al di fuori della campagna principale. È una ricompensa in linea con il tono leggero dell’avventura: non cambia il modo di giocare, ma offre un obiettivo concreto ai completisti. Le prove a tempo aggiungono un’ulteriore ragione per ripercorrere i livelli e sfruttare meglio i movimenti di Garfield, cercando di migliorare i propri risultati.
Sono attività gradite, ma non cancellano la ripetitività della campagna. Oltre 40 livelli costituiscono un’offerta generosa sulla carta; diventano meno entusiasmanti quando la struttura delle prove e il comportamento dei nemici cambiano poco. Anche il sistema di personalizzazione della casa non sembra avere un peso particolarmente rilevante sul piano ludico. La raccolta di lasagne rappresenta un incentivo all’esplorazione, ma le ricompense e gli elementi sbloccabili non sono sempre sufficientemente gratificanti da invogliare a completare ogni singolo livello. La sensazione è che Gardield: Escape from Monday abbia scovato un espediente per incoraggiare la rigiocabilità, senza però svilupparlo abbastanza da renderlo davvero coinvolgente. Il gioco dà il meglio di sé nelle sessioni brevi, quando si può apprezzare un nuovo scenario o cercare qualche lasagna senza avvertire troppo la somiglianza fra uno stage e l’altro.
Un bel cartoon, con qualche limite
L’identità visiva è uno dei punti più convincenti. Garfield è immediatamente riconoscibile, i colori sono vivaci e l’idea di trasformare il cibo in paesaggi e pericoli riesce a fungere da raccordo nell’avventura del gatto arancione. Non è un titolo che stupisce per ricchezza tecnica o dettaglio, ma sa presentarsi bene e riesce a restituire un’atmosfera da cartone animato. Guardando con più attenzione emergono, tuttavia, elementi ripetuti e una certa semplicità nella costruzione ambientale. La varietà estetica iniziale non sempre viene mantenuta con la stessa efficacia nel corso dell’avventura. Meno convincente è la parte audio dell’opera. La voce e la frequenza delle battute che Garfield pronuncia nel corso dei livelli possono risultare stancanti, soprattutto se l’umorismo metanarrativo del gioco non incontra i propri gusti. È un aspetto soggettivo, ma pesa più che in altri platform: Garfield commenta spesso ciò che gli accade e la sua personalità è una parte centrale dell’esperienza.
L’umorismo alterna battute in linea con il personaggio e riferimenti ai videogiochi che cercano di rompere la quarta parete. Non sempre funzionano, ma contribuiscono a mantenere una certa leggerezza e a ricordare che il titolo è pensato principalmente per un pubblico giovane e per gli appassionati del personaggio creato da Jim Davis. Sul fronte tecnico, la versione PlayStation 5 presenta alcuni problemi di rifinitura, tra cui compenetrazioni, anomalie nelle interazioni e piccoli bug che, in determinate circostanze, possono compromettere temporaneamente la fruibilità dell’esperienza. Si tratta di difetti che non sembrano sufficienti ad inficiare l’intera avventura, ma che ricordano come il gioco avrebbe beneficiato di maggiore cura negli ultimi dettagli.
Il verdetto
Garfield: Escape from Monday è una buona avventura per chi vuole ritrovare il personaggio in un platform accessibile, allegro e privo di frustrazioni. Il suo merito più grande è non limitarsi a mostrare Garfield: costruisce un viaggio attorno alle sue abitudini, alle sue avversioni e al suo mondo. I costumi, la ricerca delle lasagne e l’aspetto cartoon offrono abbastanza motivi per proseguire fino alla fine. Il sistema di controllo è piacevole e, quando il gioco lascia spazio all’esplorazione, riesce a regalare momenti divertenti. Rimane però un titolo che sceglie quasi sempre la strada più semplice. I livelli non sviluppano a sufficienza le idee introdotte, i boss lasciano poco il segno e la sfida resta bassa dall’inizio alla fine. Anche la personalizzazione ed i collezionabili, pur rappresentando un incentivo per i completisti, non riescono a dare alla campagna una profondità ulteriore. È una qualità se si cerca un primo platform 3D o un’avventura rilassante; diventa un limite se ci si aspetta un gioco capace di sorprendere anche i veterani del genere. Il risultato è un’esperienza che conosce i propri limiti e non cerca di superarli, ma che riesce comunque a intrattenere grazie al carisma del protagonista e a una formula semplice e accessibile.