Recensioni

Recensione Forza Horizon 6

di: Luca Saati

Che strano percorso quello che ci ha portato a Forza Horizon 6. Nato come spin-off da una costola di Forza Motorsport, la serie racing arcade sviluppata da Playground Games è riuscita, nel corso degli anni, a diventare una vera e propria icona Xbox, arrivando persino a oscurare il simulatore di Turn 10 Studios, il cui ultimo capitolo non può vantare lo stesso successo commerciale.

Nel corso di cinque episodi, i ragazzi di Playground Games ci hanno accompagnato attraverso le più disparate location: dal Colorado alle costiere italiane e francesi, dagli esotici paesaggi australiani fino al ritorno in Occidente con il Regno Unito e il Messico. Un viaggio ricco e variegato che, però, lasciava ancora scoperta una destinazione molto attesa.

Con tutte queste ambientazioni già esplorate, mancava infatti all’appello solo il fascino orientale del Giappone, da anni oggetto delle richieste dei fan e vero e proprio sogno proibito anche per gli stessi sviluppatori. Così, a 14 anni dal debutto dello storico primo capitolo, l’Horizon Festival approda finalmente nella Terra del Sol Levante.

Per visualizzare i video di terze parti è necessario
accettare i cookie con finalità di marketing.

Il simcade per antonomasia

Bastano i primi, spettacolari minuti con Forza Horizon 6 per sentirsi subito a casa. La fase introduttiva è quella classica della serie: si passa da un’auto all’altra, iniziando su una Nissan GT-R Nismo mentre un treno proiettile sfreccia al nostro fianco, per poi salire a bordo di un truck tra le montagne innevate del Giappone. Si ritorna quindi sull’asfalto per sfrecciare a tutta velocità su una Porsche, fino a chiudere al volante dell’auto di copertina, la GR GT Prototype, per assaporare il massimo della velocità. Il tutto mentre la musica è a palla e i preparativi per il nuovo Horizon Festival possono dirsi ufficialmente conclusi.

Sono le tante anime di Forza Horizon 6 a convergere in pochi minuti di gioco, più che sufficienti per capire come, al netto dell’ambientazione inedita, il feeling pad alla mano resti quello di sempre, ma ulteriormente perfezionato. È quel simcade immediatamente accessibile, dove l’anima arcade fatta di salti spettacolari, velocità folli e qualche sportellata di troppo incontra un realismo derivato dal sistema fisico della serie madre Motorsport, qui alleggerito ma ancora capace di valorizzare le caratteristiche uniche di ogni vettura.

Per visualizzare i video di terze parti è necessario
accettare i cookie con finalità di marketing.

Si percepisce chiaramente come la risposta dello sterzo e l’aderenza siano state migliorate, soprattutto nei drift, che ora godono di un feeling più preciso e appagante. Migliorie che si riflettono anche sulle altre categorie di auto, con il gioco che spinge continuamente a cambiare veicolo per diversificare l’esperienza senza mai scivolare nella monotonia.

Le differenze rispetto al predecessore, tuttavia, sono sottili e non immediatamente evidenti. Un dettaglio che, più che un limite, testimonia quanto Playground Games abbia affinato nel corso di 14 anni una formula di gameplay ormai vicinissima alla perfezione, tanto da lasciare pochissimo spazio alla concorrenza, che oggi si conta sulle dita di una mano.

Tutto passa anche dagli aiuti alla guida, che permettono di modellare l’esperienza secondo le proprie preferenze: da un approccio più puramente arcade fino a un’impostazione simcade, disattivando controllo di trazione e stabilità. Le parole d’ordine restano quelle di sempre, divertimento, immediatezza e spensieratezza, e anche questo sesto capitolo non tradisce affatto lo spirito della serie.

Il più grande degli Horizon Festival

Superata la fase introduttiva, si apre finalmente la mappa di Forza Horizon 6 e l’effetto è quello ben noto: una marea di icone che segnalano le tantissime attività disponibili, talmente numerose da risultare quasi soverchianti. Eppure, questo nuovo capitolo riesce nell’impresa, tutt’altro che semplice, di rendere la progressione più guidata senza sacrificare quel senso di libertà totale tipico degli open world moderni. Merito anche del ritorno del sistema dei braccialetti Horizon, ripreso dal passato della serie.

Completando gli eventi legati al Festival si ottengono punti e, al raggiungimento di determinate soglie, si sbloccano eventi speciali: gli Showcase, spettacolari e pensati per sorprendere (meglio non anticipare nulla), e i Rush, più tecnici e incentrati sul pieno controllo del veicolo. Una volta completati, questi eventi permettono di ottenere nuovi braccialetti, che a loro volta aprono l’accesso a ulteriori attività sulla mappa.

In totale sono presenti sette braccialetti, all’interno di un sistema che favorisce una progressione più graduale e controllata. A supporto interviene anche il navigatore che, con una semplice pressione del d-pad, suggerisce quale evento affrontare, evitando di perdersi tra le decine di icone che affollano la mappa. L’offerta è estremamente varia: dalle corse su strada alle competizioni rally, fino agli eventi off-road dei Cross Country.

A completare la ricchissima proposta del Festival troviamo gli eventi Horizon Life, che includono sfide Time Attack per registrare il miglior tempo e i Drag Meet, gare sul classico quarto di miglio basate esclusivamente su accelerazione e cambi perfetti.

Come se non bastasse, Forza Horizon 6 introduce anche gli eventi Discover Japan, ideali per spezzare il ritmo del Festival e collocarsi a metà tra turismo e intrattenimento. Le Storie rappresentano senza dubbio il fiore all’occhiello: ci si mette al volante di auto iconiche e si viene guidati tra le bellezze del Giappone, accompagnati da una voce narrante che ne racconta storia e curiosità. Non mancano poi attività più leggere come il Food Delivery, che ci mette nei panni di un rider, e le sfide fotografiche.

Spazio anche alla cultura di strada, con gare clandestine in notturna e battaglie Touge 1v1 tra i tornanti di montagna contro avversari specifici. Ad arricchire ulteriormente un’offerta già enorme troviamo i classici collezionabili, mascotte e cartelloni da distruggere, sparsi per il mondo di gioco, insieme ai PR Stunts: attività mordi e fuggi come zone di velocità, drift, autovelox e i tradizionali cartelli di pericolo che invitano a lanciarsi in salti spettacolari.

Per gli amanti del collezionismo non mancano le auto nascoste, da scoprire seguendo indizi disseminati sulla mappa, né l’Aftermarket, con veicoli in vendita che compaiono dinamicamente in base al proprio livello e alla collezione posseduta, spesso a prezzi più competitivi rispetto all’autosalone. Inutile dire che, in pochissimo tempo, il mio garage si è riempito dei modelli più disparati, tra edizioni speciali (Forza Edition) e affascinanti auto d’epoca.

Se ancora non fosse chiaro, Forza Horizon 6 è un gioco enorme, dalla longevità difficilmente quantificabile. Siamo ai limiti dell’infinito: ci si può perdere tra le strade del Giappone per centinaia di ore senza mai avvertire la stanchezza, grazie a una varietà ludica davvero impressionante. Anche i numeri parlano chiaro: si tratta del roster più ampio nella storia della serie, con oltre 550 auto disponibili al lancio, a cui si aggiungeranno numerosi contenuti post-release.

Certo, il gioco ogni tanto “bara”, proponendo varianti della stessa vettura di annate diverse (nel mio garage, per esempio, convivono tre o quattro versioni di Lancer Evolution e Subaru Impreza), ma si tratta comunque di un pacchetto contenutistico semplicemente impressionante.

Case e auto personalizzabili

Le oltre 500 auto di Forza Horizon 6 sono, chiaramente, tutte ampiamente personalizzabili. Come da tradizione della serie, il tuning rappresenta una componente centrale dell’esperienza: è possibile intervenire su ogni veicolo per ottenere un profilo prestazionale specifico, oltre a potenziarlo con nuove componenti per migliorarne le performance di base. Questo consente di preparare ogni mezzo in funzione di eventi e stili di guida differenti.

Lo spazio di manovra è ampio sia per gli appassionati più smanettoni, sia per chi preferisce non perdersi tra i menù e affidarsi a preset di potenziamento predefiniti. Non manca inoltre la possibilità di condividere online le proprie configurazioni o di scaricare quelle realizzate dagli altri giocatori.

Il discorso si estende anche alla personalizzazione estetica, da sempre uno dei punti di forza della serie. Tra livree, vinili e modifiche estetiche, le opzioni sono numerosissime: in questo capitolo è possibile, ad esempio, personalizzare le targhe in stile giapponese, decorare i finestrini, installare nuove componenti aerodinamiche e scegliere vernici e cerchioni, con la possibilità, particolarmente gradita, di differenziarli tra asse anteriore e posteriore.

Tornano anche i Punti Maestria, che permettono di sbloccare perk attraverso un apposito albero delle abilità dedicato a ciascuna auto. Un sistema che incentiva a creare un legame più profondo con i propri veicoli preferiti, valorizzandone ulteriormente l’utilizzo.

Anche il garage introduce interessanti possibilità di personalizzazione: è possibile decidere quali auto esporre e creare veri e propri spazi personali. Acquistando nuove case si amplia il numero di veicoli esponibili, mentre il layout di ogni garage può essere modificato, naturalmente a fronte di un adeguato investimento in crediti.

La personalizzazione si estende infine anche alla propria tenuta esterna, con un cortile completamente modificabile in cui costruire di tutto: da percorsi a ostacoli a piccoli circuiti, fino a semplici spazi in cui rilassarsi dopo una corsa particolarmente adrenalinica. Apprezzabile, anche in questo caso, la possibilità di condividere online le proprie creazioni, in modo simile a quanto già avviene con livree e preset.

Da solo o in compagnia

In questa decina di giorni prima del lancio trascorsi con Forza Horizon 6, ho avuto modo di testare anche le funzionalità multiplayer. Sia chiaro: il racing di Playground Games è perfettamente godibile anche offline, ma è una volta connessi alla rete che esprime il suo massimo potenziale.

Nonostante server non ancora particolarmente affollati, esplorando il Giappone mi è capitato di incontrare altri giocatori con cui interagire tramite i comandi rapidi del d-pad. Ogni attività del gioco può essere affrontata in compagnia, che si tratti di una corsa, di un Time Attack o di un Drag Meet, rendendo l’esperienza ancora più dinamica e imprevedibile.

Le Leaderboard, come da tradizione, tengono traccia di ogni attività svolta, confrontando i propri risultati con quelli degli amici e dell’intera community. Un sistema che spinge costantemente a migliorarsi: si distrugge un cartellone o una mascotte e parte subito il confronto con gli amici; si registra un nuovo record e in un attimo si scopre se si è stati all’altezza, o meno, degli altri. Il tutto è perfettamente integrato nell’open world e si svolge senza caricamenti invasivi a interrompere il flusso di gioco.

Gli unici momenti in cui il gioco si prende una pausa sono all’inizio degli eventi, giusto il tempo necessario per permettere eventuali modifiche all’assetto dell’auto o per ritoccare il livello di difficoltà.

A tal proposito, tornano i Drivatar, i piloti controllati dall’intelligenza artificiale che replicano lo stile di guida degli amici e della community. Il livello di difficoltà è completamente scalabile e, soprattutto ai livelli più alti, può riservare sfide tutt’altro che banali, rendendo ogni vittoria particolarmente soddisfacente.

Per i giocatori più competitivi non mancano modalità multiplayer dedicate: dai graditi ritorni come la Battle Royale e Hide & Seek, fino ad un paio di novità interessanti. Tra queste troviamo Spec Racing, gare su strada o sterrato in cui tutti utilizzano la stessa auto stock, mettendo in risalto la pura abilità di guida, e i già citati duelli Touge 1v1, qui declinati in chiave competitiva contro altri giocatori.

Il mio viaggio in Giappone

Quello di Forza Horizon 6 non è un Giappone ricreato in scala 1:1, né vuole esserlo: si tratta piuttosto di un’interpretazione che cattura l’atmosfera e i luoghi più iconici, rielaborandoli secondo le esigenze del gioco. Non aspettatevi, quindi, stradine eccessivamente strette o la tipica densità del traffico giapponese, elementi che mal si sposerebbero con la natura spiccatamente racing dell’esperienza.

La mappa si presenta più complessa, densa e variegata, sviluppandosi maggiormente in verticale rispetto al passato. Le dieci regioni che la compongono vantano caratteristiche ben distinte: si passa dalle montagne innevate alle zone costiere, dalle tortuose strade di montagna, perfette per il drifting, ai campi rurali, fino a fitte foreste e lunghe autostrade.

Il cuore pulsante è rappresentato dalla città di Tokyo, descritta dagli sviluppatori come lo “spazio urbano più denso e dettagliato” mai realizzato nella serie. Qui si alternano strade illuminate dai neon, quartieri più tranquilli e aree industriali, con la presenza di luoghi iconici come Shibuya Crossing, il viale dei ginkgo e la Tokyo Tower, che contribuiscono a rendere l’ambientazione immediatamente riconoscibile.

Il turismo virtuale offerto da Forza Horizon 6 riesce a coinvolgere tanto chi si avvicina per la prima volta alla cultura giapponese quanto chi la conosce già piuttosto bene, anche se questi ultimi potrebbero talvolta storcere il naso di fronte ad alcuni inevitabili compromessi nella trasposizione dal reale al digitale. Non mancano, però, i momenti in cui ci si perde semplicemente nell’esplorazione libera, fermandosi a scattare qualche foto al proprio bolide incorniciato da panorami suggestivi.

La stessa cura riposta nella costruzione del mondo si riflette anche nella modellazione dell’ampio parco auto. In particolare, si nota un’attenzione ancora maggiore agli interni, ora più dettagliati che mai, rendendo la visuale dall’abitacolo ancora più realistica e immersiva. Il tutto è accompagnato da un comparto sonoro rinnovato, con nuove registrazioni e una modellazione più avanzata dei motori, capaci di restituire sensazioni ancora più credibili.

E, naturalmente, non può esserci Horizon Festival senza musica. La colonna sonora spazia tra numerosi generi e segna il debutto di brani J-pop, affiancati da elettronica, drum & bass, rock, indie, hip-hop e synthwave. Tra gli artisti presenti figurano nomi come Linkin ParkBABYMETALRise AgainstSpiritbox e BAND-MAID. Le nove stazioni radio disponibili riescono a coprire un’ampia varietà di gusti, rendendo facile per ogni giocatore trovare la propria colonna sonora ideale.

Su console sono disponibili due modalità grafiche: Quality e Performance. Quest’ultima, su Xbox Series X, versione da me testata, si è rivelata la scelta migliore grazie ai 60 fps stabili, mentre chi predilige la resa visiva può optare per la modalità Quality, che offre una risoluzione 4K al prezzo di un frame rate bloccato a 30 fps.

From Japan with Love

Con Forza Horizon 6, Playground Games non rivoluziona la formula, ma la rifinisce con una sicurezza disarmante, confezionando quello che è, senza troppi giri di parole, il capitolo più completo e maturo della serie. Il Giappone, da anni desiderato dalla community, si rivela una scelta vincente: un’ambientazione affascinante, varia e perfettamente adattata al ritmo arcade del gioco.

Il cuore dell’esperienza resta quel perfetto equilibrio tra accessibilità e profondità che ha reso la saga un punto di riferimento per il genere simcade, qui ulteriormente levigato grazie a miglioramenti alla guida, a una progressione più strutturata e a una quantità di contenuti semplicemente impressionante. La varietà delle attività, il sistema di personalizzazione e un comparto tecnico di altissimo livello contribuiscono a creare un pacchetto che sembra, a tratti, inesauribile.

Proprio questa abbondanza, tuttavia, può risultare in alcuni momenti quasi eccessiva, mentre le differenze rispetto al capitolo precedente appaiono sottili, più evolutive che rivoluzionarie. Piccole ombre in un quadro comunque estremamente luminoso, che non intaccano la qualità complessiva dell’esperienza.

Forza Horizon 6 è, ancora una volta, una celebrazione dell’automobile e della libertà di guida: un titolo capace di coinvolgere per centinaia di ore, sia in solitaria che in compagnia, e che rappresenta oggi uno degli standard più alti nel panorama dei racing open world.