Recensione Echoes of the End
di: Marco LicandroEchoes of the End è il titolo di debutto dello studio islandese Myrkur Games, il quale approda su PS5 e Xbox Series S/X nel tentativo di offrire una avventura che segue le orme lasciate da giganti quali God of War, o Hellblade. Tuttavia, dietro un approccio estremamente ambizioso, e delle grafiche sbalorditive, nasconde una struttura tenuta su con il nastro adesivo, che si rivela tale non appena messo in mano il controller. Incuriositi? Analizziamo il tutto insieme.
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La storia
Nell’antica e magica terra di Aema, un gruppo di cospiratori cercano di alterare l’equilibrio della magia gettando il mondo nel caos. Nei panni di Ryn, una vestigia potente e carismatica dotata di poteri che le permettono di sbaragliare i nemici, attraverseremo città e montagne per evitare che i nemici raggiungano il loro scopo, e per salvare il fratello Cor, rapito e sfruttato per le sue conoscenze.
Durante il nostro viaggio faremo conoscenza di Abram Finlay, un vecchio amico di penna del padre, il quale ci aiuterà grazie ai suoi poteri, e ci spronerà durante il cammino per non perdere la via.
L’effetto Wooooh
Diciamocelo, a primo impatto il gioco sforna delle grafiche da mascella a terra. La bellezza dei personaggi, le animazioni durante le cinematiche, e la natura selvaggia colpiscono il giocatore con una forza senza pari. Peccato che tutto questo cada come un sacco di patate nel momento stesso in cui prenderemo in mano il pad.
Linearità eccessiva, collisioni spesso assenti, level design visivamente fantastico ma strutturalmente persino sbagliato; Giocando Echoes of the End sono arrivato alla conclusione che dovevo necessariamente concentrarmi sull’andare avanti senza far caso a tutto il resto, ma questo è stato praticamente impossibile.
Spesso il percorso sembra tale da permetterci di esplorare, per scoprire con grande disappunto che un muro invisibile ci bloccava il passo. Ogni tanto non vi è collisione con gli oggetti, e ci troveremo completamente all’interno di una roccia, o moriremo per aver tentato di scendere da un ponte a un fiume un metro più in basso, solo per scoprire che anche questo era calcolato dagli sviluppatori come “fuori livello”.
I combattimenti sono anch’essi privi di collisione, agitando la spada qua e la, per poi tornare ad utilizzare il mana per lanciare i nemici di sotto (tecnica altamente consigliata quanto efficace).

Spuntiamo le funzionalità
L’intero gioco sembra essere stato creato a tavolino, spuntando le varie caselle affinché il titolo offra tutto ciò che un giocatore può desiderare.
Puzzle ambientali? Check.
Fasi rapide dove il personaggio cade senza potersi fermare? Check.
Combattimenti con sangue e violenza? Check, check.
C’è tutto, ma è estremamente artificiale e appena accennato, giusto per poter dire “in questo titolo abbiamo tutto”. Non importa se la rete su cui arrampicarvi finisce misteriosamente a 5 metri dal suolo, perché tanto quello è un punto in cui un boss completamente random gigantesco vi afferrerà e vi butterà a terra, quindi non c’è bisogno di completarla.
Non importa se ci troviamo all’interno di un vulcano attivo, con la lava ai nostri piedi, potremo comunque entrare in un cunicolo che ci farà scivolare in basso fin quando non ci troveremo all’esterno.
Non importa se non sappiamo collegare un livello con l’altro. Mettiamo un caricamento di mezzo e teletrasportiamo il giocatore da un’altra parte.
La barca sul fiume si muove come se fosse su ruote? Eh…
I nemici appena decapitati scompariranno dalla scena una manciata di secondi dopo la morte? Meh.
Sostanzialmente il gioco ha di tutto, ma in maniera così approssimativa da lasciarci senza parole. Più volte mi è capitato di vedere il livello fornire un percorso apparentemente obbligatorio, per poi invece scavalcarlo per completo con un semplice salto ben posizionato.
Dopo questa premessa, il gioco sembrerebbe sfiorare il ridicolo, eppure qui viene il bello della recensione…
Una montagna russa di emozioni
Ignorando tutti questi esempi di poca esperienza e cattiva gestione del titolo, il gioco è riuscito più volte a stupirmi, e stavolta non in negativo.
Continuando in questa avventura estremamente semplice e lineare, nel corso delle sue a malapena nove ore per completarla, ho apprezzato alcune idee che, ben sviluppate, avrebbero potuto fare la differenza tra un gioco qualunque ed un capolavoro.
Nonostante l’albero delle abilità sia abbastanza vasto, vi è praticamente zero motivazione nel completarlo visto che poco aggiunge ai combattimenti.
Il motivo è sostanzialmente per via dei due poteri più poderosi che vi siano, così devastanti da rovinare praticamente l’intera esperienza di gioco: la possibilità di scagliare chiunque verso un burrone, garantendo una uccisione istantanea, e la possibilità di rimuovere e assorbire vita contemporaneamente da qualsiasi nemico, incluso un boss.

Tuttavia, Ryn acquisirà poteri per conto proprio durante il corso dell’avventura, garantendo a breve il doppio salto, o la spinta in aria, espandendo il gameplay in maniera molto più soddisfacente che con l’albero delle abilità, grazie anche a paesaggi che plasmano la sfida per permettere questo tipo di salti.
Tra le caselle di funzionalità che non mi sarei aspettato che spuntassero, risaltano i muri con la gravità, che permettono di attraversare aree letteralmente a testa in giù, e una intera città di illusioni, dove i percorsi che vediamo a schermo in realtà non esistono, e dovremo farci guidare a voce o osservando alcune faglie sospese per magia che rilevano la realtà.
Anche i puzzle ambientali, a volte banali, riescono invece ad intrattenere il giocatore nonostante la semplicità generale. Risolvere un puzzle senza indizi ricevendo un trofeo come premio non è un’esperienza del tutto malvagia.
Per questo motivo, ho continuato a giocare con un miscuglio di emozioni contrastanti, in parte annoiato dalla storia ed i suoi continui cliché, dall’altra conscio del fatto che nonostante il titolo abbassi di molto le aspettative, queste vengono a volte superate proseguendo con l’avventura, apprezzando ad esempio l’eccellente doppiaggio inglese, nonché le animazioni durante le cinematiche.
In conclusione
Echoes of the End è una avventura che non mi sento di consigliare, ma che per il prezzo budget alla quale viene venduta potrebbe riservarvi una decina d’ore di svago, grazie ai combattimenti, i puzzle, e soprattutto le stupende visuali che in qualche modo stonano con la realizzazione tecnica del titolo. Se proprio siete curiosi, provatelo, e diteci qui cosa ne pensate. Vi leggiamo!