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Recensione Darwin’s Paradox

di: Simone Cantini

Sono una brutta persona, perché mi piacciono parecchio i polipi, soprattutto se belli croccanti e magari serviti su di una crema di patate aromatizzata alla perfezione. Sono davvero una brutta persona, visto che non disdegno neppure i nigiri con una bella fettina scrocchierella del cefalopode in questione, magari intinta in un po’ di salsa di soia in cui ho sciolto un bel po’ di wasabi. Sì, sono una brutta persona che ama mangiare creature viventi, ma che oggi si sente davvero molto in colpa per questa sua tendenza alimentare. E la colpa è da ritrovare nel protagonista di Darwin’s Paradox che, guarda caso, è proprio un simpaticissimo, intelligentissimo e incredibilmente devastante polipo. Che nel platform sviluppato da ZDT Studio fa proprio di tutto per mettere alla berlina chiunque osi anche soltanto pensare di addentare uno dei suoi succulenti tentacoli.

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Tu non hai visto niente!

Gli alieni non esistono e tutti dovremmo prendere coscienza di questo fatto inoppugnabile, visto che anche i giornali, la TV e il governo giurano e spergiurano che siamo soli nell’universo. Quindi no, non sono assolutamente delle creature extraterrestri le responsabili del rapimento del cefalopode blu al centro di Darwin’s Paradox, che assieme al suo più caro amico (o compagna? Difficile definire a prima vista il sesso dei polipi) viene improvvisamente catturato da un raggio emesso da una navicella volante. Che ci tengo a ricordare non appartenga assolutamente ad esseri che non esistono. Anche perché quando mai si è visto degli UFO gestire un’industria alimentare come la UFOOD INC., presso la quale la nostra coppia di sventurati abitanti dell’oceano viene rinchiusa, giusto in attesa di essere cucinata.

Fortunatamente, però, il nostro Darwin è alquanto reticente all’idea di divenire cibo per umani, così, dopo una rocambolesca fuga, si lancerà alla ricerca del proprio compare, mentre si troverà suo malgrado a sventare un piano di invasione planetaria ad opera di esseri che non esistono. Non disdegnando di evitare ratti e gabbiani desiderosi di cibarsi della sua morbida, succulenta e prelibata carne callosa. Perennemente in bilico tra un film di animazione ed un videogioco fatto e finito, Darwin’s Paradox è un folle platform non certo lunghissimo da portare a termine (in poco meno di 3 ore sono giunto ai titoli di coda), ma che riesce a stupire continuamente per trovate e messa in scena. La sua spassosissima e muta sceneggiatura, difatti, ci racconta di un mondo ad alto tasso di comicità, in cui il nostro protagonista (e non solo, ma non dico altro) sarà perennemente al centro di situazioni rocambolesche, che in più di un’occasione non potranno che strapparvi il più genuino dei sorrisi. Con la speranza che il finale sia la proverbiale porticina socchiusa su di un più che benvenuto (e auspicato) sequel.

Polipo multifunzione

Ok, l’ho detto che Darwin’s Paradox è un platform, ma è anche vero che la definizione sta davvero stretta al titolo distribuito da Konami. Perché se è vero che nel gioco si salta, e pure parecchio, il team transalpino non ha lesinato trovate interessanti, capaci di ampliare a dovere la definizione in questione. Si parte proprio dalla natura del nostro polipetto, che si comporterà in maniera differente fuori e dentro l’acqua: immerso nel suo ambiente, oltre a nuotare e scattare, potrà sfruttare il proverbiale inchiostro per occultarsi alla vista di nemici e pericoli, oltre a poter sfruttare le ventose dei tentacoli per spostare piccoli oggetti. Sulla terraferma, la sua natura appiccicosa gli consentirà di arrampicarsi praticamente ovunque, oltre a farlo aderire su (quasi) ogni superficie. Potrà inoltre mimetizzarsi con l’ambiente, oppure sfruttare l’inchiostro per attivare meccanismi o creare diversivi.

Si tratta di qualità uniche che permettono al gameplay di dare vita a situazioni sempre differenti, che spazieranno dalla risoluzione di enigmi ambientali a vere e proprie sequenze stealth, degne di quello Snake celebrato nella demo disponibile sugli store (e tramite un skin bonus). Non mancano anche inseguimenti al cardiopalma, che mescolano meccaniche simili al nascondino alla necessità di evitare trappole ed ostali, così come sono presenti vere e proprie corse contro il tempo in cui la precisione dei salti e il dover evitare minacce la faranno da padrone. Ogni momento di Darwin’s Paradox si premura di offrire sempre qualcosa di nuovo, come dimostrano anche le battute finali, in cui il focus cambia drasticamente ed emergono ulteriori meccaniche ludiche (che evito di anticipare per ovvi motivi), e che pur rimanendo protagoniste per una manciata di minuti, riescono a mettere efficacemente in evidenza la creatività del team: da questo punto di vista, sorprende come in un minutaggio così ridotto, le trovate siano sempre fresche e stimolanti. L’unico limite, almeno a livello puramente personale: la presenza di forti elementi trial and error, che ci portano a morire in più di un’occasione prima di riuscire a capire cosa fare e dove andare.

Lo chiamavano Jeeg Polipot

Data la particolare natura del suo protagonista, è innegabile come parte del fascino di Darwin’s Paradox sia da ritrovare anche nell’ottima e riuscitissima caratterizzazione del tutto, che per estetica richiama con forza alcune pellicole targate Pixar. Il character design è riuscitissimo e azzeccato, così come la realizzazione di Darwin, le cui movenze sono curatissime in ogni minimo dettaglio: già vedere la naturalezza con cui si agitano i tentacoli vale il prezzo del biglietto. Non sono da meno i bizzarri comprimari che popolano questa bizzarra versione della Terra, buffissimi nel loro essere così squisitamente non reali (ve l’avevo già detto che gli alieni non esistono, giusto?). Anche il colpo d’occhio generale non è da meno e, pur non presentando elementi tutti impeccabili a livello puramente qualitativo, la resa generale è assolutamente soddisfacente, oltre che ricca di dettagli.

Tiene anche efficacemente botta il frame rate, che tramite i due classici preset disponibili garantisce maggiore o minore fluidità, ovviamente a discapito di un piccolo ridimensionamento estetico: vista la natura della produzione, che non richiede necessariamente i 60 frame al secondo per essere goduta al meglio, lascio a voi la scelta in merito a quel preferire. Ottimo anche il comparto sonoro, che tra effetti calzanti ed una soundtrack tarata a dovere e che ricorda certi cartoon della Warner Bros. dei tempi d’oro, riesce a conferire ancor più carattere al tutto. Non mancano anche alcuni elementi collezionabili, ben nascosti nei livelli, che ci permetteranno di mettere le mani su spassosissimi documenti, tradotti tutti in italiano e che stimolano la rigiocabilità per tutti i completisti all’ascolto.

Darwin’s Paradox è uno di quei titoli che arrivano in punta di tentacolo, quasi in sordina, e poi ti si avvinghiano al cuore (e al pad) con una naturalezza disarmante. È breve, sì, ma densissimo di idee, di trovate visive e di momenti che sembrano usciti da un film d’animazione di altissimo livello. E soprattutto è un gioco che riesce a fare una cosa rarissima: farti affezionare a un polipo al punto da farti mettere in discussione ogni tuo passato incontro ravvicinato con insalate di mare e nigiri croccanti. Con la sua comicità slapstick, il suo ritmo sempre sorprendente e un protagonista che comunica più con un’oscillazione di tentacoli che molti personaggi con interi monologhi, il platform di ZDT Studio si ritaglia un posto speciale tra le piccole gemme da non lasciarsi scappare. Se questo è solo l’inizio, allora sì: che qualcuno lasci davvero quella porticina socchiusa. Perché un sequel, dopo un’avventura così brillante, sarebbe non solo benvenuto, ma quasi necessario. Anche se gli alieni NON esistono…