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Recensione Daemon X Machina: Titanic Scion

di: Marco Licandro

Abbiamo finalmente messo le mani su Daemon X Machina: Titanic Scion, un sequel che seppur sconnesso dal precedente, offre ai giocatori azione mech giapponese, carica di adrenalina, e un mondo semi-open world da esplorare. Dopo averlo spremuto il più possibile, ahimè, non sono riuscito ad amarlo. Perché? Ve lo racconto in breve.

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Qualche dettaglio sulla trama

La trama si svolge in un futuro distopico dove il pianeta è stato colonizzato da umani provenienti da un mondo più avanzato, chiamato Earth Prime. Una misteriosa energia chiamata Femto, causata dalla catastrofe provocata dalla collisione della Luna, ha fatto sì che questa venga rilasciata corrompendo le AI e dando origine a nuove razze, tra cui gli Outers (umani mutati) e gli Immortals (mostri aggressivi che attaccano tutto ciò che incontrano).

Questa situazione ha portato ad una divisione tra chi vive sulla superficie ossia gli umani, e chi vive nei cieli in un luogo chiamato Garden, dove gli Outers comandano dalla loro posizione privilegiata su chi vive sulla superficie.

Il nostro protagonista generico e privo di voce verrà creato dallo stesso giocatore, e sarà un Outer nato con delle abilità speciali a causa del Femto. Inizialmente imprigionato nel Garden, sotto la mano dell’impero Sovereign Axiom, verremo liberati con l’aiuto di un compagno, e cadremo sulla superficie, dove un gruppo di umani Forge verrà in soccorso, creando così una rara alleanza tra umani ed Outers, per combattere un nemico comune.

Gameplay e mech-aniche

Vediamo quindi alcune connessioni con il primo titolo, come la presenza del Femto, indispensabile per l’utilizzo del nostro mech, così come la divisione tra superficie e Garden, ma il tutto si svolge parecchi anni dopo. Il mondo, con parvenza di open world, è comunque limitato sia in quanto dimensioni che per struttura, spesso interconnessa tramite stretti cunicoli separando nettamente le varie aree di gioco.

Il nostro mech potrà volare in ogni direzione, con un limite di altezza che blocca l’esplorazione al di sotto delle montagne, e con il grosso limite del Femto, che si ridurrà progressivamente all’utilizzare volo e sprint, come fosse carburante.

Vi è una grande profondità nel sistema di personalizzazione del mech, che ho apprezzato particolarmente, in quanto permette di configurare il nostro robot da combattimento nella maniera che più ci piace. Dal set di colori, ai singoli pezzi di armatura, permettendo di creare persino alcune abilità specifiche che si adattano al nostro tipo di gameplay. Per ogni arma avremo a disposizione due set di armi o scudi, tra cui fucili a distanza, o persino spade laser, a seconda del modo in cui preferiremo approcciare i nemici.

Ciò è molto utile in quanto il gioco si svolge attorno ai combattimenti, fulcro principale del titolo, i quali saranno spesso delle vere e proprie sfide a seconda delle abilità del nemico. Dopo aver agganciato sarà più facile mirare e sparare o colpire i vari nemici, cosa particolarmente utile vista la velocità fuori controllo del nostro mech, che sia in volo che a terra sfreccerà così rapidamente da rendere il combattimento manuale una sfida aggiuntiva. Proprio su questo fronte, ho avuto la “fortuna” di aver potuto vedere una patch recente che ha migliorato proprio questo aspetto, visto che inizialmente i combattimenti erano non poco frustranti proprio per via dell’impossibilità di andare a segno.

Nel corso dell’avventura ho potuto notare una grande varietà di nemici, tra colossi corazzati che sparano razzi letali, a Immortals dal danno elevato, andando anche per nemici speciali che si rendono invisibili o che prendono la distanza per farvi fuori senza impegno. In tutte queste battaglie, vi è sempre stata una sensazione di frustrazione dovuta ai controlli, scomodi, legnosi, persino macchinosi, che sembrano ostacolare il giocatore anziché aiutarlo a prendere controllo del mech.

Nonostante tutto, il titolo offre comunque viaggi rapidi per muoversi nel mondo di gioco, svariate missioni, negozi per comprare e vendere armi e oggetti, e tutto ciò che può servire per rendere fruibile un lungo soggiorno in questo mondo di gioco.

Tecnicamente… uff

Vediamo quindi come sulla carta abbiamo un gran numero di funzionalità che possono già di suo fare felici i fan, ma a livello tecnico il titolo delude sotto una gran moltitudine di aspetti. La versione recensita è quella per Nintendo Switch 2, ed è per questa che trarremo il giudizio. Lanciare un titolo a ridosso del lancio di una console ha molti pregi, tra cui la possibilità di essere scelti tra un numero molto limitato di titoli, e Daemon X Machina: Titanic Scion sicuramente entra in questa ottica essendo un titolo che salta la prima Switch ed è compatibile solo su Nintendo Switch 2. Questo può però portare a brutti confronti con altri titoli che sfruttano molto meglio le capacità hardware della console. Nel corso di questo tempo abbiamo visto infatti come alcuni giochi arrivino praticamente come porting di PS5, con veramente pochi downgrade grafici, come abbiamo potuto constatare con l’eccelsa qualità di Cyberpunk 2077 e Star Wars Outlaws, che mostrano le capacità tecniche della console. Donkey Kong Bananza, invece, è un titolo pensato e sviluppato inizialmente su Switch 1, e che sulla 2 ha potuto mostrare il meglio di sé.

Daemon X Machina però sembra in tutto e per tutto un titolo pensato e sviluppato per Switch 1, con performance che ci si può aspettare sulla prima ma non certamente sull’ultima console Nintendo. Già partendo dall’aspetto grafico ci troviamo di fronte a grafiche generalmente inferiori a quanto visto con Xenoblade Chronicles X, un titolo Wii U rilasciato per Switch 1, con un mondo aperto molto più vasto a confronto. Nonostante il livello grafico appena mediocre, che comunque ci può stare, si può notare un inspiegabile frame rate instabile nelle fasi d’azione, oltre a caricamenti eccessivamente lunghi che ci forzeranno a guardare una porta chiusa ogni qual volta vorremo trasportarci in un altro punto della mappa (e accade spesso).

Questa combo tra prestazioni mediocri e deludenti, un sistema di controllo legnoso, una storia che non decolla, e una personalizzazione vasta ma decisamente complessa, non sono che alcune delle pecche che fanno sì che questo titolo non sia né all’altezza delle aspettative né divertente da giocare. Il protagonista che parla tramite testo, privo di dialogo, mentre gli altri personaggi avranno un doppiaggio proprio, ha veramente poco senso, ed è ancora più inspiegabile quando il personaggio aprirà la bocca per parlare e non vi sarà né testo né dialogo. Il level design è ripetitivo e poco ispirato, e tutto ciò mi sembra una pena perché personalmente avrei voluto amare Daemon X Machina e perdermi nella storia e nei combattimenti, ma neppure questi ultimi mi hanno soddisfatto, risultando macchinosi e sbilanciati.

Considerazioni finali

Titanic Scion è un sequel che cambia senza migliorare, offrendo un semi-open world carente di originalità e mancando di un’ottimizzazione all’altezza degli standard di Switch 2. Questi aspetti potrebbero passare in secondo piano per gli amanti dei mech e i fan della serie, ma per tutti gli altri potrebbero rappresentare un freno. Il mio consiglio: provate la demo per farvi un’idea, e non aspettatevi troppo dal gioco completo, o potreste rimanerne delusi.