Recensione Cthulhu: The Cosmic Abyss
di: Simone CantiniChissà come avrebbe reagito H.P. Lovecraft se solo avesse saputo, durante la sua travagliata esistenza, che un giorno le sue opere sarebbero state al centro delle produzioni più disparate. E viene anche spontaneo domandarsi cosa avrebbe detto una volta appreso che gli incubi nati dalla sua fantasia distorta avrebbero finito per caratterizzare in maniera importantissima un medium a lui sconosciuto, come quello dei videogiochi. I titoli basati su Cthulhu e compagnia aberrante si contano sulle dita di moltissime mani, visto il modo in cui, tra alti e bassi, il leggendario demone tentacolato è riuscito a fare strage di cuori, anche in versione squisitamente digitale. Non stupisce, pertanto, l’arrivo di Cthulhu: The Cosmic Abyss, che si prefigge di offrire un ulteriore sguardo sull’universo tratteggiato dal controverso scrittore di Providence.
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Negli abissi della mente
L’orrore non ha tempo ed è capace di superarne le barriere senza problemi, come dimostra il setting di Cthulhu: The Cosmic Abyss. Il lavoro firmato Big Bad Wolf Studio, difatti, è ambientato nel 2053 e ci vedrà indossare i panni di Noah, agente dell’agenzia investigativa specializzata in affari occulti nota come Ancile. Le vicende prendono il via durante un’indagine nei pressi dell’abitazione di una collega di cui si sono perse le tracce da tempo: giunto sul posto assieme alla sua partner, Noah si troverà al cospetto di appunti misteriosi, pietre arcane e di una sorta di diabolico portale. Inutile dire come la missione si trasformerà presto in un vero e proprio incubo, non appena il cancello in questione finirà per inghiottire l’uomo e la sua compagna, trasportandoli in una dimensione che i fan dei lavori di Lovecraft conoscono sin troppo bene.
Un viaggio in apparenza senza ritorno che, dopo un rocambolesco ed ulteriore precipitare degli eventi, vedrà Noah perdere prima parte della sua mano destra e poi conoscenza. Risvegliatosi dopo mesi, al sicuro in un letto di ospedale, il nostro sventurato eroe si imbarcherà in una missione disperata sotto la superficie marina, nel tentativo di fare luce sulla misteriosa scomparsa di una spedizione scientifica e, contemporaneamente, cercare di riportare a casa la sua partner svanita nel nulla. Misterioso al punto giusto e condito da una buona dose di tensione, il racconto alla base di Cthulhu: The Cosmic Abyss ci porterà a viaggiare nei meandri dei più classici miti orrorifici lovecraftiani, giungendo anche a lambire i meandri della celebre città sommersa di R’lyeh. Un racconto dalle molteplici sfaccettature, vista anche la presenza di sei distinti finali che incitano alla rigiocabilità. Sotto il punto di vista narrativo, pertanto, non ci possiamo certo lamentare di Cthulhu: The Cosmic Abyss, che rispetta in pieno le aspettative che una simile mitologia si porta inevitabilmente appresso e che, durante le circa 7-8 ore necessarie a giungere al termine, sa sempre con precisione dove indirizzare i propri sforzi.
A caccia di indizi
L’impostazione ludica di Cthulhu: The Cosmic Abyss è quella di un adventure di stampo fortemente investigativo, che ci chiederà pertanto di esaminare una discreta mole di indizi e documenti, che dovremo combinare per risolvere alcuni enigmi e proseguire così nel gioco. L’incedere è quello classico in prima persona e, nei panni di Noah, dovremo esplorare minuziosamente i vari livelli in cui è suddivisa l’avventura. Oltre al nostro occhio esperto da detective, ad aiutarci nell’indagine ci penseranno la nostra fidata IA di servizio, che saprà sempre fornirci un aiuto, oltre a un sonar in grado di scandagliare l’ambiente in cerca di particolari frequenze. Queste le recupereremo analizzando particolari oggetti o strutture e il loro utilizzo, in certi casi se combinato a gruppi di due o tre differenti, ci permetterà di scoprire elementi preclusi alla naturale vista. Ulteriore strumento di supporto sarà costituito dalla Cripta, una sorta di spazio mentale virtuale in cui Noah potrà riordinare gli indizi rinvenuti, combinandoli tra di loro per trovare la risposta alle varie domande.
A dispetto degli orrori con cui il detective sarà chiamato a confrontarsi durante la sua operazione di ricerca, non saremo mai realmente in pericolo perché braccati da creature da incubo. In tal senso, i pericoli presenti in Cthulhu: The Cosmic Abyss sono di natura prettamente psicologica e andranno ad attentare alla sanità mentale del nostro eroe: compiere specifiche azioni, oltre a concorrere alla determinazione di uno dei finali, avrà un impatto sulla psiche di Noah. Inutile dire come raggiungere livelli troppo elevati porterà il nostro protagonista alla follia, con conseguente game over. In aggiunta alle decisioni ottimali, ad aiutarci a contenere l’influsso dell’incubo ci penseranno alcuni potenziamenti, rinvenibili in-game, che ci permetteranno di mitigare l’impatto dei malus, oltre ad evitare che l’analisi degli indizi possa determinare una perdita di punti deduzione. Questi ultimi, legati al reperimento di una particolare sostanza, saranno indispensabili per sviscerare i segreti di alcuni oggetti interattivi: inutile dire come esaurirli concorrerà alla progressiva perdita di sanità.
Inciampi di percorso
Quelle di Cthulhu: The Cosmic Abyss sono risultate meccaniche coerenti con le varie derivazioni ludiche nate dalla mitologia di Lovecraft, con particolare attenzione al mondo ruolistico. Questo si traduce in un gioco compassato e riflessivo, che ci chiederà di leggere molto e ragionare a dovere, così da poter avere la meglio sui numerosi enigmi, non sempre proprio semplicissimi da comprendere e sviscerare. È il caso dell’ultimissima porzione di gioco, davvero un po’ troppo cervellotica e convoluta, nonostante ci sia la possibilità di intervenire sul livello di difficoltà in qualsiasi momento dell’avventura. Ed è proprio la cervelloticità di alcune situazioni a rappresentare un limite per la produzione Big Bad Wolf Studio, che potrebbe scoraggiare chi è in cerca di un titolo più dinamico, o che magari non richieda di leggere un quantitativo spropositato di documenti: se è l’azione che cercate, di sicuro non è il gioco che fa per voi. Al netto della sua impostazione molto chiara nelle premesse, a minare la perfetta fruizione del tutto ci pensano anche alcuni inciampi di puro gameplay, che hanno nelle interazioni con l’ambiente non sempre puntuali e smooth un elemento a tratti abbastanza fastidioso.
A convincere senza riserve, invece, è l’atmosfera generale, resa in maniera davvero convincente e in grado di trovare terreno fertile in tutti i cultori dell’opera originale. Gli ambienti sono evocativi al punto giusto e, pur non presentando un impatto estetico debordante, sanno farsi volere bene in più di un’occasione. Centra il bersaglio anche la recitazione digitale degli sparuti personaggi con cui saremo chiamati a interagire, che hanno messo in mostra modelli umani davvero ben realizzati ed espressivi, così come azzeccatissimo è risultato il voice over in lingua inglese. Peccato non si possa dire lo stesso della localizzazione testuale in italiano, che pare più il frutto di un tool IA non proprio intelligentissimo che figlio di un vero lavoro di traduzione: peccato.
Cthulhu: The Cosmic Abyss si rivela dunque un’esperienza solida e rispettosa dell’immaginario lovecraftiano, capace di immergere il giocatore in un viaggio oscuro, denso di misteri e suggestioni ben costruite. La cura riposta nell’atmosfera, nella narrazione e nella caratterizzazione degli ambienti rappresenta senza dubbio il cuore pulsante della produzione, mentre alcune rigidità del gameplay e la complessità talvolta eccessiva degli enigmi ne limitano parzialmente l’accessibilità. Rimane comunque un titolo consigliato a chi cerca un’avventura investigativa lenta, riflessiva e profondamente ancorata ai miti di Providence, meno invece a chi desidera un ritmo più dinamico o un approccio più immediato. Un’opera imperfetta, ma sincera e affascinante, che saprà parlare soprattutto agli appassionati del genere.