Recensione Captain Tsubasa 2: World Fighters
di: Simone CantiniIl pallone è l’amico di ogni bambino, il gioco universale capace di dare vita ad un mondo di avventure spensierate. Un oggetto in apparenza estremamente semplice, a tratti davvero banale, che proprio grazie al suo essere così apparentemente insignificante riesce sempre a sorprendere. E che al suo interno si nascondano infinite possibilità è riuscito ad insegnarcelo il buon Yoichi Takahashi, per mezzo del suo inossidabile Captain Tsubasa, manga che ha saputo trasformare in scontri avvincenti e ricchi di colpi di scena fuori di testa il ben più morigerato mondo del pallone. Non stupisce, pertanto, che ancora oggi ci si ritrovi ad appassionarsi alle imprese della nazione giovanile giapponese, che anche in forma videoludica appare più devastante che mai, come ci ricorda proprio Captain Tsubasa 2: World Fighters. Che in fatto di tiri capaci di sfondare reti e frantumare pareti, a dispetto del numero presente nel titolo, non è davvero secondo a nessuno.
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Campioni del mondo!
Fa strano pensarci, ma sono passati ben 6 anni dall’uscita del predecessore di Captain Tsubasa 2: World Fighters. Pur non rappresentando certo un’eccellenza nel panorama videoludico, il lavoro firmato Tamsoft era riuscito a trasporre in maniera efficace l’arco narrativo originale legato al campionato delle scuole medie. Il tutto permettendoci di vivere le avventure di Tsubasa, Wakabayashi, Hyuga e tutti gli altri attraverso il punto di vista inedito del nostro personaggio, che potevamo creare all’inizio dell’avventura. Il nuovo lavoro di casa Bandai Namco, in tal senso, non si discosta da questa formula, scegliendo ancora una volta di narrare il tutto attraverso gli occhi di un giocatore creato ad hoc, che spetterà a noi portare in vita sullo schermo. Personalmente avrei preferito importare la creazione precedente, ma il team di sviluppo ha deciso di bypassare una simile opzione, spiegando come la nostra vecchia conoscenza sia fuori da giochi per un infortunio che lo terrà lontano dai campi di calcio per un anno. Peccato…
Data forma al nostro avatar sarà il momento di volare verso il Brasile, dove prenderà il via un lungo viaggio che attraverserà tutto l’arco narrativo legato alla World Youth già visto nel manga e nell’anime. Dalle fasi di preparazione contro la Real Japan 7, passando per le amichevoli con l’Olanda e lo Stoccarda, sino a giungere al torneo vero e proprio, saranno molteplici le battaglie sul rettangolo di gioco che saremo chiamati ad affrontare. Così come tantissimi saranno anche i giocatori a cui dovremo tenere testa, ognuno riprodotto fedelmente in forma digitale. Tanto per citare qualche freddo numero, parliamo di ben 22 squadre nazionali (c’è anche l’Italia di Rusciano e Hernandez!), 110 calciatori giocabili e più di 150 animazioni uniche per i vari colpi speciali. Il tutto sarà accessibile sia superando semplicemente i vari capitoli, sia completando le sfide secondarie a loro legate, che in molti casi ci richiederanno di rigiocare particolari sezioni per poter essere completate.
Il peso delle parole
La presenza di un personaggio hand made, oltre alle inevitabili necessità videoludiche, ci permetterà di sviscerare però anche aspetti originali: terminato il ricco story mode, che ci porterà via una decina di ore, Captain Tsubasa 2: World Fighters ci spalancherà le porte ad una serie di what-if, episodi inediti ambientati all’interno del mondiale giovanile e sviluppati sotto la supervisione di Takahashi-san. Il tutto, oltre ad incrementare sensibilmente il monte ore, si porta in dote tutta una serie di ulteriori task opzionali, che richiederanno sforzi ulteriori per essere portati a termine. L’occasione è ghiotta per darsi battaglia con compagini originariamente non previste, così da mettere in scena ulteriori scontri all’ultimo Drive Shot.
Appare subito innegabile come, dal puro punto di vista squisitamente narrativo, Captain Tsubasa 2: World Fighters sia estremamente ricco e longevo, in grado di garantire un buonissimo quantitativo di ore di divertimento, anche se non è comunque tutto oro quello che luccica. Uno dei difetti principali del titolo Tamsoft, difatti, è da ritrovare proprio nella sua sceneggiatura a tratti davvero invadente, colpevole di rallentare in moltissimi casi il semplice flow di gioco. Le parentesi puramente narrative sono moltissime e spesso anche discretamente lunghe (ho trascorso anche un buon quarto d’ora solamente a leggere), oltre che inclini ad intromettersi anche all’interno dei match in corso. È vero che si tratta di esigenze fisiologiche per una produzione che si basa su di un plot preesistente, ma è anche vero che i caricamenti che accompagnano simili interruzioni sono anche un po’ troppo lunghi per rendere questa commistione omogenea e fluida. Insomma, si gioca e ci si diverte, ma sapete anche a cosa si va incontro.
Bucare la rete
Naturalmente, a non cambiare in Captain Tsubasa 2: World Fighters è l’approccio ludico alle partite, che ha mantenuto la sua prevedibile e benvenuta indole arcade dai contorni estremamente spettacolari. Lo schema ludico ricalca quello visto nel titolo del 2020, con match velocissimi ed estremamente dinamici, che ruoteranno principalmente attorno all’indebolimento della forza del portiere. Per farlo potremo contare su di un set di comandi estremamente asciutto e diretto, ma che grazie alla buonissima caratterizzazione dei vari atleti ci consente di dare vita a scontri sempre adrenalinici e imprevedibili. A contrasti, dribbling e passaggi, difatti, si affiancano le abilità uniche di ciascun contendente (compreso il nostro), il cui impiego sarà legato ad uno peculiare indicatore che si riempirà poco alla volta inanellando azione con successo.
Una volta caricato il tutto, sarà possibile attivare la skill speciale in nostro possesso, che potrà essere un tackle o un intercetto nel caso dei difensori, passaggi funambolici o dribbling per i centrocampisti, oppure tiri iconici per gli attaccanti. A complicare o semplificare la situazione, a seconda del ruolo che avremo nel corso dell’azione, ci penserà un ulteriore valore numerico, che crescerà di pari passo ad ogni intervento positivo: inutile dire come a valori più elevati corrisponda una maggiore efficacia dell’azione selezionata, oppure una velocità più elevata per l’esecuzione (come nel caso del caricamento dei tiri). Il lato interessante di questo sistema è che, ogni volta che perderemo palla, il bottino accumulato finirà a rimpinguare la riserva dell’avversario (vale anche il contrario, ovviamente). Questo fa sì che l’inerzia della partita sia sempre in bilico, non lasciandoci mai troppo tranquilli della nostra forza.
La solitudine dei numeri 1
Giunti nei pressi della porta, come prevedibile, sarà anche il momento di scagliare la sfera verso il portiere. Qua torna in auge quanto visto in passato, con il pallone che potrà essere direzionato in una delle 8 selezioni possibili, una volta che avremo caricato il colpo: a seconda del piazzamento dell’estremo difensore, questi andrà a perdere parte della sua resistenza che, se esaurita o inferiore alla nostra potenza, porterà inevitabilmente alla rete. Il lato inedito di questo sistema semplice ma funzionale è che in Captain Tsubasa 2: World Fighters stavolta il nostro controllo sul portiere sarà più diretto. Oltre alla possibilità di far giocare il nostro avatar in tale ruolo (con tanto di skill uniche collegate), quando saremo chiamati a difendere la porta avremo un piccolissimo lasso di tempo per intuire la direzione del tiro: azzeccare la scelta potrà portare a parate perfette, utili per minimizzare o annullare il danno potenziale. Si tratta di piccole accortezze che, unite ai colpi al volo, rendono ancor più sfaccettato e dinamico un impianto di gioco che fa dell’immediatezza e della spettacolarità i suoi punti di forza.
È un peccato, allora, che una volta esaurito lo story mode un simile gameplay ci permetta unicamente di sfidare un singolo avversario, sia in locale che online (con eventi classificati disponibili a breve). Pesa molto, a mio avviso, l’assenza della possibilità di dare vita a veri e propri tornei multigiocatore, sulla falsariga di quello che saremo chiamati a vivere in solitaria. Non sorprende neppure la quantità e la qualità degli oggetti che sarà possibile acquistare tramite la valuta guadagnata in-game, che si limiteranno ad una manciata scarsa di skin per il pallone, tracce audio e acconciature per il nostro personaggio. Squadre, giocatori e abilità speciali restano, come detto, legate alla semplice progressione, o al completamento di particolari sfide opzionali. In tal senso si poteva fare di più, magari inserendo illustrazioni originali o altro materiale non squisitamente ludico.
Sul fronte tecnico, Captain Tsubasa 2: World Fighters si allinea fedelmente al suo predecessore, adottando un stile in cel-shading che ricalca alla perfezione i tratti di Takahashi-san. Il colpo d’occhio, per quanto il tutto sia molto semplice e lineare, è sempre molto piacevole e fedele alla serie, con le animazioni uniche dei colpi più spettacolari a rubare, come prevedibile, la scena. Funziona anche il comparto audio, che può contare sul solito doppiaggio eccellente in lingua giapponese (ho fatto finta di ignorare la presenza di quello inglese), oltre che su di una serie di brani ben orchestrati e calzanti, tra cui figura la nuova versione dell’immortale Moete Hero. Ovviamente tutto è localizzato testualmente in italiano, con l’adattamento che non può che basarsi sui nomi originali, lasciando da parte gli Holly e Benji dei tempi che furono.
Captain Tsubasa 2: World Fighters è un titolo che conosce bene la propria natura e la abbraccia senza esitazioni: spettacolare, immediato, esagerato nel modo giusto. La ricchezza del materiale narrativo, l’ampiezza del roster e la cura riposta nel riprodurre ogni colpo speciale contribuiscono a costruire un’esperienza che farà la gioia di chi è cresciuto con le imprese di Tsubasa e compagni. Allo stesso tempo, le frequenti interruzioni della storia, la mancanza di modalità competitive più articolate e una progressione cosmetica piuttosto timida impediscono al gioco di spiccare davvero il volo. Resta però un prodotto sincero, energico, capace di regalare momenti di puro entusiasmo arcade e di riportare in campo, ancora una volta, quella magia calcistica fuori di testa che solo l’immaginario di Takahashi-san sa evocare. Per chi cerca partite veloci, tiri impossibili e un campionato giovanile dove ogni azione può diventare leggenda, il viaggio vale sicuramente il biglietto.