Recensione Call of Duty: Black Ops 7
di: Donato MarchisielloCall of Duty è uno standard nel comparto degli shooter, siano essi intesi come “solitaria” campagna narrativa, siano essi accettati come dinamica sfida competitiva online. Certo è che Black Ops 7, il novello capitolo della saga di cui parleremo in questa sede, ha avuto sin dalle prime battute il compito difficile di confrontarsi con la riesumazione di un leviatano, Battlefield, oltre che tentare come ogni anno di dare sufficienti motivazioni all’acquisto alla fan base. Un compito complicato, come non lo era da anni: ecco a voi la recensione di Call of Duty: Black Ops 7 per Xbox Series X!
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Black Ops 7 è il nuovo capitolo dell’arcinota saga sparatutto in prima persona Call of Duty che, come ogni anno da decadi, ci propone un nuovo, annuale capitolo da addentare. Come ogni chapter che si rispetti, il prodotto di Blizzard Activision si presenta con una mole numerica di contenuti impressionante, suddivisi staticamente in tre comparti differenti: la campagna in singolo, la modalità Zombi e quella classica dedicata al multiplayer competitivo. La prima nota di merito da sottolineare è che tutte le modalità prevedono la possibilità di cooperare con altri giocatori online, consentendo quindi un’esperienza di gioco condivisa piuttosto divertente. Infatti, potremmo definire Black Ops 7 come un’enorme calderone multiplayer: persino la progressione sarà condivisa tra le varie modalità e giocare ad ognuna d’esse ci consentirà di accumulare punti esperienza, sbloccare armi, accessori ecc.
Partiamo dalla campagna in singolo: se il capitolo della saga dello scorso anno ci aveva trascinato in crude ed oscure vicende ambientate durante la guerra del Golfo, Black Ops 7 catapulta invece i giocatori in un futuro prossimo, apparentemente come un “sequel diretto” di Black Ops 2 del 2012. Ambientato nel 2035, dieci anni dopo gli eventi di Black Ops 2, il figlio di Alex Mason, David, e la sua unità di soldati altamente addestrati devono fermare quella che sembra essere una minaccia familiare: Raul Menendez, ritornato all’apparenza dal regno dei morti. Ben presto però, la vicenda prenderà una piega inaspettata e ci vedrà fronteggiare lo spietato gruppo paramilitare The Guild ed un gas tossico che funge da arma batteriologica in grado di alterare la realtà percepita e trasformare chi lo respira.
La campagna è divisa in brevi flashback “chiusi” ed una linea narrativa nel presente che si svolge ad Avalon, una vasta mappa cittadina originariamente prevista per la modalità free to play Warzone, in cui saremo chiamati a compiere missioni con target che non si discostano molto dai classici del battle royale. La campagna di Black Ops 7 vive di bassi e alti seppur si possa definire “sperimentale” limitatamente alla relativa tradizione della serie. La storyline, in definitiva, ha poco mordente e sembra a tratti perder un po’ di coerenza narrativa qui e lì, così come la componente a mondo aperto non brilla per diversità e dinamismo. Una criticità che nemmeno l’altisonante cast di attori che hanno preso parte all’esperienza, tra cui il mitico Micheal Rooker, è riuscito a tamponare.
Però, al contempo, essa potrà esser convissuta con altri giocatori e avrà dalla sua una sorta di endgame dove, finita la componente spiccatamente narrativa, si ritornerà in Avalon a completare missioni differenti per aumentare il proprio combat rating sbloccando nuove upgrade e potenziamenti, in una sorta di endgame potenzialmente infinito che giace a metà strada tra Warzone e la modalità Zombi. La mappa sarà suddivisa in quattro aree dalla difficoltà via via più alta e vi saranno ben 32 giocatori contemporaneamente attivi sulla stessa, seppur non vi sarà diretta competizione fra loro. Vi sono delle asperità tecniche, per certi versi, inspiegabili come l’assenza di checkpoint o l’impossibilità di mettere in pausa il gioco che ahimè rendono l’esperienza un filo più frustrante. Nonostante le difficoltà e i limiti, va riconosciuto lo sforzo di cambiare le carte in tavola restando coerenti con l’offerta “storica” della serie: in generale, la campagna di Black Ops 7 potrebbe essere considerata come un discreto primo passo che proietta la modalità verso un rinnovamento concettuale ed estetico.
Anche la modalità Zombi, suddivisa in quattro sotto modalità specifiche, è tornata. Per chi non la conoscesse, essa è una sorta di sopravvivenza basata su ondate via via più impegnative di zombie, che dovremo fronteggiare potenziando equipaggiamento mentre si insegue il completamente di alcuni obiettivi. Il game mode, che ha una vera e propria fan base a sé stante, ritorna non rivoluzionato ma con delle (piccole) novità: la prima, riguarda la modalità Survival, che offrirà un’area di gioco più compatta, al contrario della modalità standard che invece ne avrà una piuttosto estesa e dettagliata dove sarà possibile addirittura utilizzare un mezzo potenziabile per spostarsi. V’è pure il ritorno di Dead Ops Arcade 4, una folle rivisitazione isometrica del classico delirio non morto offerto dalla modalità, questa volta accessibile sin dai primissimi istanti e che offrirà decine di livelli di puro e godurioso massacro. Il fulcro dell’esperienza sarà però la modalità storia (senza grandi pretese narrative) , che ci vedrà affrontare missioni e combattimenti specifici nell’apocalittico Etere Oscuro, una dimensione alternativa in cui i non morti la fanno da padrone, sempre in cooperativo.
Passiamo al multiplayer competitivo: Black Ops 7 offre, come di consueto, un pacchetto davvero notevole di contenuti. Per gli aficionados della serie, nella modalità competitiva, che quest’anno parte dal day one con ben 18 mappe, vi sono tutte le modalità classiche ormai simbolo della saga come Deathmatch, Dominio, Cerca e Distruggi ecc., a cui si aggiunge un nuovo game mode, Sovraccarico, che funge come una sorta di dominio “allungato” e dinamico. V’è da segnalare anche la rinnovata esperienza della modalità Skirmish, una 20vs20 con obiettivi dinamici che offre un’esperienza che pare “comprimere” e velocizzare quella offerta da Warzone.
Il multiplayer di Black Ops 7 funziona eccome: il gunplay, ampiamente collaudato, è reattivo e nitido con una nutrita a differenziata scelta di armi da fuoco, mentre il matchmaking, seppur ancora non perfetto, pare leggermente migliorato rispetto agli anni passati (ed anche alla sola beta prima dell’uscita) nell’accasare i giocatori. Vi sarà anche la possibilità di utilizzare un doppio salto, appoggiandosi a mura vicine tra loro oppure usando in verticale la superficie di una singola parete. Una skill che va ad ampliare il sorprendente sistema Omnimovement, seppur non vada a modificare esponenzialmente quello che di già offriva l’intricato meccanismo di movimento. L’altra caratteristica da segnalare è l’aggiunta del sistema Overclock, che consentirà ai giocatori di potenziare i gadget e le serie di uccisioni con degli effetti specifici secondari.
In generale, i due comparti seppur non rivoluzionati, ritornano in forma smagliante in quel di Black Ops 7, offrendo una quantità mastodontica di contenuti e di divertimento. Chi apprezza il competitivo e la modalità Zombi, potrà tranquillamente rimbracciare il pad ed avventurarsi nella classica follia in salsa Cod.
Tecnicamente parlando, il gioco offre com’è tradizione della serie una estetica di alto livello e piuttosto ben ottimizzata. I modelli delle armi sono ben realizzati, così come quelle dei personaggi sia IA che “reali”. V’è qualche piccola incertezza negli ambienti, alle volte appesantiti da texture non particolarmente aggraziate o dettagliate, ma nulla che abbia un reale peso nella complessiva esperienza di gioco. Per quanto riguarda le prestazioni, il frame rate è rimasto generalmente stabile nonostante il caos multigiocatore sullo schermo, anche se sono occorse di tanto in tanto problematiche di desincronizzazione, lag e netcode, ma nulla di così sostanziale da rovinare l’esperienza. Dunque, un’esperienza tecnicamente fluida e visivamente di alto livello che, in generale, mantiene alto lo standard d’eccellenza della serie.
Nonostante meme d’ogni sorta e tendenzialmente fuorvianti, Black Ops 7 è un buon capitolo della saga. L’esperienza è, generalmente, positiva e divertente, nonostante qualche stortura ed una certa ricerca di una vera e propria “anima”. Sicuramente, la novità più importante riguarda la campagna in singolo, sperimentale e che pare, concettualmente, una base di partenza dignitosa per continuare a costruire, seppur afflitta da più di qualche incertezza oltre che da scelte tecniche “opinabili”. Il comparto multiplayer competitivo e la modalità zombi, seppur non rivoluzionate, offrono comunque delle novità di un certo peso oltre che una mole numerica di contenuti notevole.