Recensione Atelier Ryza Secret Trilogy Deluxe Pack
di: Marco RussiCon la Secret Trilogy Deluxe Pack, la serie Atelier Ryza si presenta nella sua forma più completa, offrendo ai giocatori (soprattutto a quelli nuovi) l’opportunità ideale per immergersi in tre dei JRPG più amati sviluppati da Gust. La storia segue l’evoluzione di Ryza, dai suoi inizi da ragazza di campagna fino alla maturità di un’alchimista esperta, accompagnandola attraverso avventure sempre più grandi e complesse.
Il pacchetto comprende Atelier Ryza: Ever Darkness & the Secret Hideout, Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy e Atelier Ryza 3: Alchemist of the End & the Secret Key, tre capitoli uniti da un filo conduttore chiaro e da una crescita costante sia a livello narrativo sia sul piano del gameplay. Il percorso culmina in un terzo episodio più ampio, più rifinito e tecnicamente più avanzato.
A questo punto la domanda sorge spontanea: il prezzo d’ingresso vale davvero l’intero viaggio che Ryza ha da offrire?
Qualche aggiunta ma qualche limite..
Le versioni Deluxe non si limitano a un semplice repackage: al loro interno troviamo tutti i DLC pubblicati nel tempo, tra cui costumi, ricette, oggetti speciali, aree extra e persino nuove sottotrame dedicate ai membri del party.
Tra le novità infatti troviamo nuovi personaggi utilizzabili , side story aggiuntive, opzioni grafiche extra ed un supporto migliorato al DualSense su Ps5.
Tuttavia, i compromessi non mancano. Infatti non c’è alcun upgrade pack per chi possiede i giochi originali, nessuna possibilità di trasferimento dei salvataggi, e “guarda un pò?” le versioni precedenti sono state rimosse dagli store digitali.
È palese che il target principale sono i nuovi giocatori o chi vuole finalmente recuperare la saga in un’unica soluzione.
Contenuti aggiuntivi e valore del pacchetto: tanta quantità, ma per chi?
Il pacchetto garantisce un monte ore che può superare facilmente le 150–200 ore per chi esplora ogni contenuto. Le nuove opzioni di zoom, le sottotrame che collegano intelligentemente gli episodi, e la grande quantità di attività opzionali fanno sì che il giocatore non abbia mai la sensazione di ripetitività forzata.
Detto questo, chi ha già completato i tre giochi potrebbe non trovare un valore aggiunto sufficiente per giustificare i 90 euro richiesti per l’acquisto completo.
Evoluzione del gameplay: dall’alchimia al combattimento
Quello che personalmente mi ha sempre colpito di Ryza , ed in questo caso in questa trilogia, è il modo in cui il gameplay cresce e cambia insieme alla protagonista. Non è solo una questione di aggiungere funzioni: sembra quasi di vedere il gioco maturare passo dopo passo, come se ogni capitolo fosse consapevole di ciò che ha fatto il precedente e volesse migliorarlo senza stravolgerlo.
Prendiamo l’esplorazione. Nel primo capitolo ci si trova davanti a mappe piccole e semplici, quasi timide. Funzionano, ma si vede che servono soprattutto per far prendere confidenza con il mondo. Poi arrivi a Ryza 2 e la sensazione cambia: puoi nuotare, arrampicarti, muoverti con molta più libertà, e percepisci che l’avventura si è aperta davvero. E quando arrivi al terzo capitolo ti rendi conto del salto definitivo: un mondo enorme, molto più vivo e pieno, supportato da un sistema di viaggio rapido finalmente intelligente.
L’alchimia, invece, è il punto in cui la serie rivela davvero la sua anima.
Già nel primo capitolo funziona bene, ma nel secondo diventa più profonda e stimolante, tanto da invogliarti a sperimentare sempre di più. E nel terzo episodio la sensazione è quella della piena maturità: ricette ramificate, creazione automatica, duplicazioni, upgrade avanzati e soprattutto le Secret Keys, che trasformano sia il crafting sia l’esplorazione.
Anche i combattimenti si evolvono in modo chiaro. Il primo è ancora legato ai turni attivi classici, con un ritmo abbastanza lento. Nel secondo si passa a un sistema ibrido più dinamico, già più moderno e reattivo. Nel terzo, invece, la serie abbraccia quasi completamente la struttura di un action JRPG, con scontri fluidi e la possibilità di cambiare personaggio al volo, rendendo le battaglie molto più coinvolgenti.
Comparto tecnico e colonna sonora: pregi e limiti
Dal punto di vista estetico, la trilogia fa un lavoro convincente. Il design dei personaggi è curato e coerente, e la colonna sonora cresce insieme alla serie, fino ad arrivare nel terzo capitolo a pezzi che restano davvero impressi. C’è una sensazione di maturazione ed evoluzione anche qui, come se ogni episodio avesse aggiunto un tassello in più sul piano dell’identità visiva e musicale.
Detto questo, alcuni limiti tecnici restano evidenti e provengono un po’ dalla lunga storia del franchise. Nel primo gioco le animazioni risultano datate, certe inquadrature tradiscono piccole incertezze della telecamera e, nelle zone più ricche di dettagli, capita ancora di vedere qualche scatto o rallentamento. Non sono problemi tali da compromettere l’esperienza, ma chi si aspetta una resa grafica spettacolare potrebbe rimanere un po’ deluso.
La Secret Trilogy Deluxe Pack è, nel complesso, il modo più naturale e completo per avvicinarsi al mondo degli Atelier. Si ha l’impressione di seguire un vero percorso di crescita ed evoluzione, perché i tre giochi mostrano in modo evidente come la serie si allarghi e maturi sia nella narrazione sia nelle meccaniche.
La protagonista rimane un punto fermo, amata dal pubblico e capace di sostenere l’intera trilogia grazie a un carattere che evolve insieme al gameplay. E il sistema di crafting, già valido in partenza, diventa progressivamente uno dei più riconoscibili e apprezzati del genere.
Dall’altra parte, chi segue la serie da anni potrebbe sentire una certa familiarità fin troppo marcata. Anche se migliorati e arricchiti, i tre giochi restano molto simili tra loro, e per i fan storici il pacchetto rischia di sembrare più un affinamento che una vera rivoluzione.
A pesare c’è anche la mancanza della lingua italiana, un limite ancora molto evidente, soprattutto per un’opera che si affida così tanto ai dialoghi. È un ostacolo che può rallentare chi vorrebbe avvicinarsi alla serie senza doversi appoggiare a lingue straniere.
Nonostante tutto, la trilogia nel suo insieme rimane un’offerta davvero ricca: il terzo capitolo spicca per qualità e mostra la piena maturità della saga, mentre i primi due, pur con qualche ingenuità, risultano ancora oggi piacevoli.
Le piccole mancanze tecniche e alcune scelte poco generose verso chi possedeva già gli originali pesano, ma non abbastanza da offuscare la sensazione generale: la qualità complessiva è alta e il viaggio di Ryza ha ancora molto da offrire a chi decide di iniziarlo adesso.