Recensione 70s-style Robot Anime Geppy-X
di: Simone CantiniSono anni che, quando mi capita di andare in Giappone, mi fiondo nel primo Mandarake a tiro per vedere se riesco a recuperare il mitico Chogokin GX-06, senza rimetterci un rene o un altro organo interno. Delle produzioni nagaiane die cast di casa Bandai, difatti, il Getter Robot è l’unico a mancare ancora all’appello sulla mia mensola dedicata. Vabbè, prima o poi riuscirò a metterci le mani sopra. Per il momento mi consolo con lo spassosissimo 70s-style Robot Anime Geppy-X che, per quanto in forma puramente videoludica, mi ha permesso di lenire l’assenza fisica dei tre robot creati da Go Nagai e Ken Ishikawa. E la cosa non è affatto da sottovalutare, vista l’importanza che il titolo in questione ha per tutti gli appassionati nostrani di shoot ’em up robotici nipponici, che finalmente possono gustarsi un titolo che era rimasto relegato all’interno degli stringenti confini dell’arcipelago.
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Guarda mamma, come in TV!
La storia dietro a 70s-style Robot Anime Geppy-X affonda in quel periodo meraviglioso che erano gli spensierati anni di PS1. Un periodo magico, in cui le produzioni giapponesi più sfacciate rimanevano bellamente confinate in casa, rifuggendo con veemenza qualsiasi edizione estera. Ecco, allora, che per potersi godere simili produzioni, le uniche alternative erano ricorrere a costosissime versioni originali, importate a caro prezzo, oppure alle immancabili copie pirata. Fortunatamente, i tempi sono cambiati e anche gli intransigenti giapponesi hanno compreso come il loro immaginario sia amato a livello globale. Una simile consapevolezza non ha potuto fare altro che giovare anche a 70s-style Robot Anime Geppy-X che, seppur con 27 anni di ritardo, è riuscito a giungere a noi in maniera ufficiale. Oltre che comprensibile, vista la presenza di un ottimo adattamento in lingua italiana.
Superata la tediosa lezione di storia, quello che resta è uno sparatutto a scorrimento orizzontale che strizza con forza l’occhio proprio a Getter Robot, vista la presenza di tre velivoli componibili, in grado di dare vita ad altrettanti mecha. Sotto questa prima patina, però, la produzione targata Aroma nasconde un’infinità di citazioni, più o meno palesi, in grado di fare letteralmente la gioia di ogni fan dell’animazione giapponese. I riferimenti ad opere più o meno famose sono moltissimi e spaziano dagli immancabili robot nagaiani a Devilman, passando per Yattaman, Gundam e molto altro. Tra l’altro calando il tutto all’interno di una cornice narrativa che è quella di una vera e propria serie anime del periodo: ogni livello, difatti, viene proposto come un vero e proprio episodio televisivo, con tanto di sigla iniziale e finale, stacchi pubblicitari (spassosissimi) e perfino la classica anticipazione dell’episodio successivo.
Cambiare canale?
La forza principale di 70s-style Robot Anime Geppy-X, come è facile intuire, risiede proprio in questa cura maniacale per l’aspetto narrativo, che vive in bilico perenne tra la compassata drammaticità tipica degli anime robotici e un’innata voglia di ridicolizzarne proprio tali aspetti. Il quadretto finale è un’opera spassosissima e molto divertente, in cui la caccia alla citazione fa parte del gioco stesso e non potrà che esaltare tutta la schiera di appassionati. Al punto che, una volta stretto il pad in mano, il gioco in quanto tale finisce quasi per passare in secondo piano. E pure gli stessi sviluppatori ne sembrano pienamente consapevoli.
Già, perché senza girarci troppo intorno, il lato squisitamente ludico di 70s-style Robot Anime Geppy-X scompare miseramente una volta rapportato al contesto narrativo. Ed i motivi, oltre che in virtù degli elementi appena descritti, sono da ritrovare in un gameplay alquanto basilare e privo di particolari guizzi. La struttura da shooter, difatti, è vetusta e prettamente prevedibile, con stage che non presentano in alcun modo virtuosismi o guizzi creativi in grado di fare la differenza. Tutto finisce pertanto per poggiare ancora una volta su quel substrato da anime vecchia scuola, che torna con prepotenza grazie alla possibilità di cambiare al volo la configurazione robotica del nostro mezzo, oltre che nella presenza di boss giganteschi, che vengono annunciati in pompa magna proprio come avveniva in TV. Tolto questo, la presenza di una duplice modalità di fuoco per ogni robot e di una special dedicata, passano in secondo piano, al punto che andremo avanti solo per vedere la prossima puntata di questo strampalato cartone animato. Il cui epilogo potrà variare in base anche ad alcune scelte che compiremo in-game, così da aumentare in maniera interessante la longevità generale.
Al passo coi tempi
70s-style Robot Anime Geppy-X, comunque, non si è fatto attendere così a lungo invano, visto che il suo approdo a livello globale si è portato in dote una ricca serie di elementi extra. Si parte, come prevedibile, da un restyling grafico tutt’altro che invasivo, ma che svolge un’operazione di stampo conservativo assolutamente da premiare: i numerosi filmati disegnati a mano che scandiscono gli episodi, sono stati completamente rimasterizzati e ripuliti, oltre ad aver visto il ritorno del frame rate originale a 24 fps (si potrà passare in ogni momento dalla nuova alla vecchia visualizzazione). Ovviamente non potevano mancare i filtri grafici, in grado di restituire al tutto il proprio fascino vintage. E non potevano mancare salvataggi rapidi e la funzione rewind per mitigare la difficoltà complessiva (comunque mai troppo eccessiva). A completare il tutto ci pensano le modalità extra accessibili al termine della prima run che, tra boss rush e episodi extra, garantiscono un ulteriore boost alla longevità generale.
C’è però anche un altro aspetto da tenere in considerazione quando parliamo di 70s-style Robot Anime Geppy-X, ovvero il comparto sonoro, che si presenta all’appello in forma alquanto smagliante. Già il cast di doppiatori assoldato per dare voce e corpo al nutrito cast dovrebbe bastare a farvi mettere seduti belli comodi. Giusto per fare un nome, vi butto là Akira Kamiya, che è il nome dietro alla voce di Kenshiro, Ryoma Nagare (tanto per rimanere in tema Getter) e Ryo Saeba. Se però vi prenderete la briga di spulciare tutto il cast, vi garantisco che c’è davvero da leccarsi i baffi. E la vostra lingua avrà il suo bel da fare anche per quanto riguarda l’aspetto musicale, grazie all’apporto tra gli altri di Isao Sasaki (Kyashan, Hurricane Polimar e molti altri), a cui si aggiunge una schiera di voci che sarebbe superfluo elencare qua. Quello che conta, dopo tutto, è il risultato, che si configura in una OST sontuosa ricolma di brani cantati assolutamente incredibili, capaci di amplificare in modo magistrale l’anima anime del titolo.
Lo so, dopo tutte queste belle parole il voto che trovate qua sotto sembra cozzare con l’entusiasmo che ha caratterizzato la disamina di 70s-style Robot Anime Geppy-X. Ed emettere questo giudizio non è stato semplice per chi, come il sottoscritto, è cresciuto a pane e animazione nipponica. Se è vero che il valore narrativo e filologico dell’operazione è di assoluto valore, visto il modo in cui recupera una perla rara del panorama PS1, è anche vero che l’aspetto puramente ludico risulta alquanto scolastico e dimesso. Il dilemma era se cedere alla pura nostalgia, oppure optare per virare in direzione di un equilibrio mai così difficile da mantenere. Quello che potete leggere in basso è solo la fredda media di queste due anime, il parto travagliato di un cuore che non ha potuto che palpitare fotogramma dopo fotogramma. Sentitevi pertanto liberi di aumentare o diminuire quel freddo numero a vostro piacimento, lasciando che sia il cuore o il cervello a motivare il vostro insindacabile parere. Qualunque sia il risultato, permettetemi soltanto di ringraziare tutti i kami per averci permesso di goderci questo curioso esperimento, seppur a quasi tre decadi dal suo debutto originale.