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Tim Schafer: “Nessuno può mandare Double Fine in bancarotta, tranne me”

di: Luca Saati

Double Fine è riuscita a evitare la chiusura e a tornare indipendente dopo la riorganizzazione di Xbox. Tim Schafer, fondatore e presidente dello studio, ha raccontato in una recente intervista a Bloomberg il difficile percorso che ha permesso alla software house di recuperare la propria indipendenza, i diritti sulle sue proprietà intellettuali e le risorse necessarie per continuare a sviluppare videogiochi.

“Nessuno può mandare Double Fine in bancarotta, tranne me”, ha dichiarato Schafer, spiegando con una battuta il suo atteggiamento nei confronti del futuro dello studio.

Secondo Schafer, dopo i pesanti licenziamenti all’interno di Xbox, il team ha dovuto affrontare la possibilità concreta di essere travolto dalla ristrutturazione. “A un certo punto pensi: ‘Aspetta un secondo, non finiremo così’”, ha raccontato. Alcuni dipendenti, secondo il dirigente, avevano raggiunto il limite e consideravano quella situazione come una battaglia di troppo. Per altri, invece, il momento di crisi si è trasformato in una sorta di risveglio creativo.

Microsoft aveva acquisito Double Fine nel 2019, quando Phil Spencer era alla guida di Xbox. L’accordo sembrava basarsi su una visione condivisa: portare giochi di qualità all’interno del catalogo Game Pass. Con il successivo cambio di leadership, però, Schafer ha percepito un cambiamento nelle priorità dell’azienda, soprattutto alla luce dei risultati finanziari di Keeper e Kiln.

“Avevamo una missione reciprocamente vantaggiosa, ovvero portare grandi giochi su Game Pass, e poi la loro missione è cambiata. Non riesco a immaginare un livello di redditività che avrebbe potuto salvarci, a meno che non avessimo avuto quell’anno un successo enorme, qualcosa alla Minecraft.”

Schafer ha poi utilizzato una delle sue consuete metafore per descrivere il rapporto con Xbox e il controllo sul destino di Double Fine:

“Nessuno può mandare Double Fine in bancarotta, tranne me. Asha non sparerà al mio cane. Sarò io a farlo. Ma non lo farò perché andrà alla grande. Molte persone vogliono semplicemente portare a spasso il cane”.

Con il ritorno all’indipendenza, Double Fine ha però dovuto ridimensionare il proprio organico. 23 posizioni sono state eliminate, portando il team a poco meno di 70 persone. Si tratta, secondo Schafer, di un ritorno alle dimensioni che lo studio aveva prima dell’acquisizione da parte di Microsoft.

“Ci siamo espansi sotto Microsoft, ma siamo tornati alle nostre precedenti dimensioni sostenibili come studio indipendente.”

Ora Double Fine è impegnata nella presentazione di nuovi progetti agli investitori, in un processo che Schafer considera particolarmente interessante dopo sette anni trascorsi all’interno di Microsoft.

La priorità, per Schafer, è quindi mantenere in vita il proprio team senza rinunciare alla natura creativa dello studio.

“Ecco perché continuo a concentrarmi sul mantenere in vita il mio team. Ecco perché facciamo continuamente queste cose creative e stravaganti. Se smettessimo di farle, prima o poi ci ritroveremmo a dire: ‘A chi importa?’”

Per il fondatore di Double Fine, infatti, realizzare videogiochi non può essere soltanto una questione di redditività.

“Questi giochi non sono abbastanza redditizi da compensare quanto siano difficili da realizzare. Devono anche essere davvero divertenti e gratificanti da creare.”

Schafer ha inoltre sottolineato che lo studio non ha mai cercato deliberatamente di realizzare un gioco che pensasse potesse perdere denaro. È anche per questo che difende la visione alla base di Keeper, nonostante possa apparire a prima vista come un progetto di nicchia.

“Penso che qualcuno potrebbe dire: ‘Keeper sembra quel tipo di gioco d’autore che nessuno si aspetta possa diventare un successo’. Ma per me è il genere di gioco che potrebbe piacere anche a una persona che non gioca ai videogiochi. Credo davvero che Keeper abbia un potenziale di massa. Se riuscissimo soltanto a raggiungere quelle persone, potremmo far loro venire la Lighthouse Fever.”

Nel frattempo, Double Fine ha annunciato anche la quinta edizione di Amnesia Fortnight, iniziativa durante la quale piccoli team interni sviluppano prototipi e nuove idee videoludiche. L’evento sarà accompagnato da una campagna Kickstarter e da un documentario realizzato da 2 Player Productions.

Per Schafer, si tratta anche di un modo per trasformare un periodo estremamente difficile in una nuova fonte di energia creativa.

“Quest’anno abbiamo passato davvero tante cose.Molte sono state esperienze che ti consumano l’anima. Conflitti interni, minacce di estinzione, lunghe trattative, difficili compromessi con gli avvocati. Una quantità enorme di cose demoralizzanti.”

Nonostante tutto, Schafer considera questa fase come la battaglia che vale la pena combattere.

“Questa è la buona battaglia. Possiamo pensare a una grande idea per un gioco che possiamo davvero realizzare con il budget giusto e che possa arrivare a un editore interessato a questo tipo di giochi?

Questo genere di problem solving arricchisce l’anima. Usare la creatività per risolvere i problemi è ciò che ci fa alzare dal letto la mattina. È difficile, fa paura ed è stressante, ma almeno sta riaccendendo il fuoco dentro il team e dentro di me.”