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The Lost Wild annunciato allo State of Play

di: Luca Saati

Great Ape Games ha annunciato che The Lost Wild debutterà su PS5 nel 2027, proponendo un’esperienza survival horror atipica in cui non si combattono i dinosauri, ma si cerca di sopravvivere accanto a loro. A spiegare la visione del progetto è Gary Napper, Game Director dello studio, che descrive un titolo costruito su tre pilastri fondamentali: osservazione, istinto e autocontrollo.

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L’idea alla base del gioco ribalta completamente il ruolo del giocatore. I dinosauri non sono mostri da abbattere, ma animali credibili, dotati di comportamenti e istinti propri. Questo cambia radicalmente la prospettiva: il giocatore non è più l’eroe dominante, ma un estraneo vulnerabile, costretto a muoversi con cautela in una catena alimentare in cui non occupa il vertice.

L’esperienza punta tutto sulla tensione generata dalla vulnerabilità. Non esistono punti deboli evidenti o pattern prevedibili da sfruttare, e il combattimento diretto non è la soluzione. La sopravvivenza passa invece attraverso lo studio dei movimenti dei dinosauri, la gestione dei suoni e l’uso dell’ambiente per nascondersi, distrarre o fuggire. Il risultato è un gameplay in cui ogni incontro diventa un confronto imprevedibile e carico di tensione.

Questa impostazione crea un equilibrio emotivo tra paura e meraviglia. I dinosauri non sono antagonisti, ma creature che si comportano secondo natura, generando un senso di rispetto oltre che di pericolo. L’orrore nasce non solo dalla minaccia, ma dall’incertezza costante su ciò che potrebbe accadere.

Anche l’ambientazione contribuisce a rafforzare questa sensazione. Il mondo di gioco è denso, claustrofobico e ostile, composto da strutture abbandonate immerse in una natura selvaggia e incontrollata. La visibilità limitata e i percorsi poco chiari aumentano il senso di smarrimento, sia fisico che psicologico.

La narrazione segue un approccio immersivo e non invasivo. Nei panni di Saskia, i giocatori scopriranno gradualmente cosa è accaduto sull’isola attraverso dettagli ambientali, oggetti abbandonati e tracce della presenza umana. Taccuini, pasti lasciati a metà e badge dimenticati raccontano una storia frammentata, lasciando spazio all’interpretazione personale. Secondo Napper, “c’è potere nel lasciare dei vuoti, permettendo ai giocatori di interrogarsi su ciò che trovano”.

L’esperienza maturata dal team con Alien: Isolation si riflette chiaramente nel design del gioco. Napper sottolinea l’importanza della sottrazione, ovvero sapere quando non mostrare la minaccia, lasciando spazio all’immaginazione del giocatore. “La creatura era terrificante non solo per ciò che faceva, ma per ciò che i giocatori immaginavano potesse fare”, spiega, evidenziando come lo stesso principio venga applicato ai dinosauri, trattati come entità sistemiche e imprevedibili.

Più in generale, The Lost Wild si inserisce in una tendenza crescente che abbandona la power fantasy per offrire esperienze più vulnerabili e realistiche. Qui il successo non è mai garantito e il controllo è sempre limitato, rendendo ogni scelta significativa.

L’obiettivo finale è quello di immergere i giocatori in un mondo vivo, indifferente e credibile, ponendo una domanda semplice ma potente: “Se fossi lì, cosa farei?”. Da questa premessa nasce un tipo di paura diverso, più sottile e profondo, legato alla consapevolezza di non avere il controllo e di essere osservati da qualcosa che non prova odio, ma che non ha nemmeno bisogno di provarlo.