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Sony sotto processo per la tassa del 30% su PlayStation Store

di: Luca Saati

La questione dei prezzi su PlayStation torna al centro del dibattito legale, con Sony impegnata a difendere la sua controversa commissione del 30% sulle vendite digitali. Già nel 2022 era emerso che un gruppo britannico per i diritti dei consumatori stava preparando una class action contro l’azienda, accusandola di imporre questa percentuale senza alcuna reale concorrenza. Dopo il fallimento del tentativo di bloccare la causa nel 2023, il procedimento è ora arrivato a una fase cruciale, proprio mentre Sony ha appena perso un caso simile negli Stati Uniti.

Al centro delle accuse c’è il fatto che Sony sia l’unico distributore di contenuti digitali su PlayStation. Questo, secondo i ricorrenti, permetterebbe all’azienda di applicare la sua quota del 30% senza il rischio di essere battuta sul prezzo da altri store. Se esistessero negozi alternativi per acquistare giochi digitali PS4 e PS5, sostengono, si creerebbe una vera competizione e i prezzi potrebbero scendere. Un’interpretazione che ha già trovato una certa apertura negli Stati Uniti, dove un tribunale della California ha riconosciuto la validità delle rivendicazioni, stabilendo un risarcimento complessivo di 7,8 miliardi di dollari per alcuni utenti PSN, pur senza dichiarare illegali le pratiche di Sony.

Nel Regno Unito la causa vale circa 2,6 miliardi di dollari e riguarda tutti gli acquisti digitali effettuati tra agosto 2016 e febbraio 2026. Sony si difende sostenendo che la concorrenza esiste eccome, anche se questo argomento appare più solido per i titoli multipiattaforma che non per le esclusive PlayStation. L’azienda giustifica inoltre la commissione affermando che serve a mantenere più bassi i costi dell’hardware, una posizione che convince meno dopo i recenti aumenti di prezzo della console.

Il caso richiama inevitabilmente quello contro Apple nel Regno Unito, conclusosi con una sentenza sfavorevole per il colosso di Cupertino e un risarcimento da 1,5 miliardi di sterline. Tuttavia, secondo alcuni osservatori, Sony potrebbe avere una difesa più forte grazie alla concorrenza tra piattaforme diverse, che contribuirebbe a mantenere i prezzi “onesti”. Un’affermazione che però molti utenti mettono in dubbio, soprattutto alla luce dei prezzi elevati di alcuni titoli recenti.

Tra i possibili esiti della causa c’è l’obbligo per Sony di ridurre la sua commissione del 30%. Questo potrebbe tradursi in prezzi più bassi per i consumatori, dato che editori e sviluppatori riceverebbero una quota maggiore dei ricavi. Resta però l’incognita su come l’azienda reagirebbe a livello commerciale.