News

Retailer UK attaccano Sony sulla decisione di abbandonare i dischi

di: Luca Saati

La decisione di Sony di abbandonare i supporti fisici per PlayStation 5 ha acceso le critiche nel Regno Unito. L’azienda ha annunciato che, a partire da gennaio 2028, smetterà di produrre dischi per tutti i giochi PS5, mentre solo i titoli usciti entro il 2027 potranno continuare a essere ristampati in formato fisico.

L’Entertainment Retailers Association (ERA), organismo che rappresenta venditori di contenuti fisici e digitali, ha condannato duramente la scelta, sostenendo che penalizzi sia i consumatori sia i rivenditori. La CEO Kim Bayley ha dichiarato:

“L’annuncio di PlayStation secondo cui i grandi giochi non saranno più disponibili su disco è un trionfo della convenienza aziendale sulla libertà di scelta dei consumatori.”

Secondo Bayley, milioni di giocatori continuano a preferire le copie fisiche per il valore dell’“autentica proprietà”.

“Un disco può essere condiviso con la famiglia, rivenduto, collezionato, conservato e, soprattutto, giocato anche dopo anni. Una licenza digitale spesso non offre nessuna di queste libertà.”

I dati citati dall’ERA indicano che circa un quarto degli under 25 utilizza ancora i dischi e che il mercato dei giochi fisici ha superato i 300 milioni di sterline lo scorso anno, segno di un pubblico ancora ampio e fedele. “I rivenditori vedono questa domanda ogni giorno,” ha aggiunto Bayley, sottolineando come i giochi fisici continuino a portare clienti nei negozi e offrano valore tramite regali, collezionismo e rivendita.

L’associazione sostiene che il digitale debba affiancare e non sostituire il formato fisico:

“I consumatori meritano la libertà di scegliere come acquistare il proprio intrattenimento. Rimuovere i dischi non rappresenta progresso: elimina semplicemente una scelta.”

Nel frattempo, dall’Unione Europea arriva una posizione più neutrale. Il commissario Michael McGrath ha chiarito che aziende come Sony sono libere di decidere il formato di distribuzione dei propri giochi, purché rispettino le normative vigenti, rendendo improbabile un intervento per fermare la transizione al digitale.