Playstation, Sony difende la commissione del 30%: “Supportare gli sviluppatori è costoso”
di: Luca SaatiSony torna a parlare della controversa commissione del 30% applicata sul PlayStation Store, mentre è coinvolta in una class action che la accusa di monopolio digitale. In una nuova intervista, l’azienda ha spiegato le motivazioni dietro questa scelta, sottolineando i costi elevati necessari per sostenere l’ecosistema PlayStation.
Durante un confronto con The Game Business, Sony ha rivelato di collaborare attualmente con circa 10.000 sviluppatori e publisher. A supporto di questi, operano cinque team interni dedicati che si occupano di dev kit, condivisione di best practice, PR, marketing e finanziamenti. Secondo la compagnia, mantenere questa infrastruttura rappresenta “un grande investimento”, uno dei motivi principali alla base della commissione del 30%.
Christian Svensson, VP dei contenuti di seconda e terza parte, ha dichiarato: “Se guardiamo alla storia di PlayStation, fin dall’inizio siamo stati un ecosistema fortemente orientato ai third-party.” L’azienda ribadisce che “attrarre e supportare gli sviluppatori su PS5 è costoso”, giustificando così il modello attuale.
Nel corso dell’intervista, Sony ha anche condiviso nuovi dettagli sui propri investimenti nello sviluppo videoludico. Svensson ha rivelato che, nell’attuale generazione, la compagnia ha finanziato oltre 120 progetti, sia completamente che in parte. Questo numero non include i cosiddetti Hero Projects, iniziativa volta a supportare videogiochi indie in regioni specifiche.
Particolare attenzione viene riservata anche agli sviluppatori indipendenti, considerati fondamentali per la varietà dell’offerta. Svensson ha spiegato che gli indie ricevono lo stesso spazio dei titoli AAA e sono visti come “un complemento straordinario per l’ampiezza e la profondità della nostra piattaforma.”
Inoltre, Sony gestisce ogni anno un fondo dedicato alla diversità e un fondo indie non recuperabile, pensato per supportare progetti che altrimenti difficilmente arriverebbero su PlayStation. Una strategia che, secondo l’azienda, rafforza l’ecosistema ma contribuisce anche ai costi che giustificano la discussa commissione.