Phantom Blade Zero, lo sviluppo è nelle fasi finali
di: Luca SaatiLo studio cinese S-GAME ha annunciato che Phantom Blade Zero è entrato nelle sue fasi finali di sviluppo, con il team che “sta investendo tutte le risorse disponibili per portare ogni aspetto del gioco ai limiti delle proprie capacità”.
Il CEO e creatore del progetto, Soulframe, ha sottolineato come, nonostante la rivoluzione tecnologica in corso, il gioco rimanga interamente frutto di mani umane.
“Ogni singolo contenuto del gioco è stato creato da veri artisti; non utilizzeremo tecnologie visive basate su AI che possano compromettere l’intento creativo originale”.
I modelli dei personaggi derivano da scansioni 3D di un cast eccezionale, che ha fornito anche le performance facciali e di doppiaggio nelle versioni cinese e inglese, curate nei minimi dettagli con lip-sync integrale per entrambe le lingue. Le armi del gioco si ispirano alla tradizionale arsenale cinese: in alcuni casi, maestri fabbri hanno forgiato repliche reali per studiarne peso e movimento.
Il sistema di combattimento è stato realizzato tramite motion capture di oltre venti maestri di arti marziali, con il contributo diretto di esperti provenienti da scuole tradizionali. Quando servivano tecniche di spada autentiche, gli sviluppatori hanno invitato maestri del Monte Emei; per la coreografia della danza del leone sono intervenuti maestri di Guangdong.
S-GAME ha inoltre esplorato location uniche in Cina, dalle sale ancestrali del Fujian, ai borghi antichi dello Zhejiang, fino alle vecchie acciaierie di Pechino. Questi luoghi sono stati scansionati e reinterpretati per creare uno stile visivo inedito, che lo studio definisce Kungfupunk.
Persino le mappe di gioco sono opere d’arte: non digitali, né generate da AI, ma disegnate a mano con pennelli cinesi e carta Xuan dagli studenti del Dipartimento di Pittura Cinese della Central Academy of Fine Arts (CAFA).
“Non crediamo che l’arte umana sia solo un mezzo per creare valore: crediamo che essa sia il valore stesso. Non abbiamo semplicemente assunto sviluppatori per creare un gioco; abbiamo fatto un gioco che tutti qui possono essere fieri di aver realizzato”.