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Persona potrebbe aver contribuito alla recente popolarità dei combattimenti a turni, afferma Atlus

di: Luca Saati

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di una sorta di rinascita del combattimento a turni. Alcuni la definiscono una riscoperta, altri un ritorno di tendenza, ma una cosa è certa: questo approccio è tornato al centro della scena. E secondo Kazuhisa Wada, responsabile del team Persona di Atlus, il successo della serie potrebbe aver avuto un ruolo in questo fenomeno.

In un’intervista a Game Informer, Wada ha dichiarato:

“Suppongo che la crescita della serie Persona possa aver contribuito, a suo modo, alla recente diffusione del combattimento a turni, ma non ne sono del tutto certo”.

Una posizione prudente, che riflette anche la visione interna dello studio: Atlus, infatti, non ha mai percepito davvero questo cambiamento perché non ha mai abbandonato il proprio approccio.

Mentre altre serie storiche hanno sperimentato o adottato sistemi in tempo reale, Persona è rimasto fedele alle sue radici, almeno nei capitoli principali. Una scelta che, secondo Wada, non è legata alle mode, ma a una precisa filosofia di design.

“Per noi, gli elementi a turni sono semplicemente un mezzo per raggiungere un fine, un’espressione della nostra filosofia di game design.”

Il cuore dell’esperienza, infatti, è il pensiero strategico: un sistema che permette decisioni ponderate, invece di reazioni immediate, si integra perfettamente con i temi della serie.

Non a caso, Persona esplora da sempre conflitti interiori e dinamiche psicologiche.

“Poiché il pensiero strategico è centrale nel gameplay, ritengo che un sistema a turni, dove le scelte vengono fatte deliberatamente, si allinei bene con il focus della serie sui conflitti psicologici interni. Dopotutto, la percezione del tempo può influenzare fortemente lo stato mentale.”