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Oltre 200 dipendenti di Rockstar North chiedono il reintegro dei colleghi licenziati

di: Luca Saati

Rockstar North è al centro di una crescente protesta interna e internazionale: ben 220 dipendenti hanno firmato una lettera indirizzata al management per chiedere l’immediato reintegro di 31 colleghi, licenziati il 30 ottobre tra forti accuse di union busting.

La lettera, consegnata ai vertici dello studio, denuncia apertamente la decisione di Rockstar North e sostiene che tutti i lavoratori colpiti facessero parte del sindacato Independent Workers’ Union of Great Britain (IWGB). IWGB ha subito accusato Rockstar di “union busting”, ovvero di aver colpito chi si era associato e difeso i diritti dei lavoratori. L’azienda, dal canto suo, afferma che i licenziamenti sono legati a una presunta fuga di “informazioni riservate” e non al ruolo sindacale del personale coinvolto.

Le tensioni si sono rapidamente spostate fuori dagli uffici, con proteste nelle sedi di Rockstar North e Take-Two Interactive a Londra ed Edimburgo il 7 novembre scorso. Ulteriori proteste sono previste oggi davanti all’ufficio londinese di Take-Two, e persino davanti alla sede di Parigi, guidate dal sindacato Le Syndicat des Travailleureuses du Jeu Vidéo (STJV). La settimana prossima invece, si terrà una nuova manifestazione davanti a Holyrood, Edimburgo, in concomitanza con la riunione del gruppo parlamentare dedicato all’industria videoludica scozzese.

La questione è arrivata anche in Parlamento: la deputata dei Liberal Democrats di Edimburgo Ovest, Christine Jardine, ha sollecitato i ministri a tutelare i lavoratori e a evitare altri casi simili. Jardine ne ha parlato anche attraverso i social, sottolineando la gravità della situazione.

Nel frattempo, il IWGB ha presentato formali denunce legali contro Rockstar, lamentando il rifiuto dell’azienda a trattare sull’accaduto: “Nonostante i nostri tentativi di dialogo e negoziazione, Rockstar ha preferito procedere nella direzione dei licenziamenti. I nostri membri ritengono che la condotta di Rockstar sia da considerarsi persecuzione sindacale e discriminazione illicità”.