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Nacon, il sindacato accusa: chiusura di Spiders “premeditata”

di: Luca Saati

Il sindacato francese Le Syndicat des Travailleureuses du Jeu Vidéo (STJV) ha duramente criticato la decisione di Nacon di chiudere lo studio Spiders, definendola una scelta “premeditata e deliberata” e invitando al boicottaggio dell’azienda.

La vicenda si inserisce in un contesto già complesso: a marzo, Nacon ha avviato una riorganizzazione sotto supervisione giudiziaria per far fronte ai debiti, e poco dopo quattro sue controllate, tra cui Spiders, hanno presentato istanza di insolvenza. Secondo il sindacato, la decisione annunciata questa settimana ha colpito 71 lavoratori.

“Ufficialmente, la liquidazione è causata dalla mancanza di profitti e dall’assenza di offerte di acquisizione”, ha dichiarato lo STJV, ribadendo però che si tratterebbe di una scelta pianificata. Al momento, Nacon non ha ancora risposto pubblicamente alle accuse.

Spiders, acquisita nel 2019 da Nacon (all’epoca Bigben Interactive), sarebbe stata, secondo il sindacato, vittima di un sistema finanziario interno sfavorevole. “Lo studio non riceveva royalties sui giochi sviluppati dopo GreedFall e tutte le sue entrate e liquidità erano di fatto assorbite dal gruppo”, sostiene lo STJV.

Il punto di svolta sarebbe arrivato lo scorso anno, quando Nacon ha cancellato improvvisamente il progetto Dark senza spiegazioni concrete. “Da quel momento è iniziato un conto alla rovescia per lo studio, che non aveva alcun contratto in grado di garantirne la sopravvivenza dopo GreedFall 2”, afferma il sindacato.

Sempre secondo lo STJV, Nacon avrebbe rifiutato di firmare nuovi accordi e impedito a Spiders di collaborare con altri editori o investitori, aggravando ulteriormente la situazione. Vengono inoltre mosse accuse di gestione negligente: “Sono stati ignorati numerosi segnali sulla situazione economica e strategica dell’azienda, nonostante i ripetuti avvisi dei rappresentanti dei lavoratori”.

Le tensioni interne non sono nuove. Nell’agosto 2024 i dipendenti di Spiders avevano già scioperato, denunciando problemi di gestione attraverso una lettera aperta. La dirigenza aveva respinto le accuse, definendole “false e persino diffamatorie”. I lavoratori chiedevano maggiore trasparenza, rappresentanza, migliori condizioni lavorative e garanzie sul lavoro da remoto.

Un mese dopo, la leadership dello studio aveva annunciato un audit interno sulle condizioni di lavoro, insieme ad aumenti salariali e alla conferma dello smart working. Tuttavia, questi interventi non sembrano aver evitato l’epilogo attuale.