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L’IA non può “sedersi e fare videogiochi”, afferma CD Projekt RED

di: Luca Saati

CD Projekt RED, lo studio dietro The Witcher 4 e Cyberpunk 2077, è tornato a parlare di intelligenza artificiale e sviluppo di videogiochi, prendendo una posizione netta sul ruolo reale di queste tecnologie all’interno della produzione.

Durante la sessione Q&A dell’ultimo report finanziario, il co‑CEO Michał Nowakowski è stato interrogato sulle politiche di assunzione dello studio, in particolare alla luce della maggiore disponibilità di professionisti IT e della crescente adozione dell’IA nell’industria.

Nowakowski ha spiegato che l’aumento di talenti disponibili nel gaming non è, a suo dire, direttamente collegato alla diffusione dell’IA, ma piuttosto ai pesanti scossoni che hanno colpito il settore negli ultimi anni: cancellazioni di progetti, chiusure e licenziamenti di massa.

“Non stiamo davvero assumendo ‘classico’ IT, ma capisco che qui si parli di talenti dell’industria videoludica. La disponibilità di talenti forse è aumentata un po’ negli ultimi tre anni, ma non sono sicuro che la ascriverei all’IA, ad essere completamente onesto. Alcuni studi hanno attraversato forti turbolenze; ci sono state chiusure di progetti e così via, che hanno portato a molti esuberi nell’industria videoludica; l’abbiamo visto tutti, in molti casi è stato molto drammatico, ma, uccidetemi pure, non ricordo un singolo caso in cui fosse direttamente attribuibile all’IA”.

Per quanto riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale, il dirigente sottolinea che CD Projekt RED la impiega soprattutto in ambiti legati alla produttività, senza però farne uno strumento di riduzione del personale e, soprattutto, senza considerarla in grado di sostituire il lavoro creativo umano.

“Almeno, io non ne sono a conoscenza. E per quanto riguarda la riduzione dell’organico grazie all’IA, non me lo immagino. Il nostro uso dell’IA riguarda principalmente le aree di produttività, ed è lì che vediamo i maggiori benefici. I benefici sono reali, sono significativi, ma non è una situazione, e non sono al corrente di una situazione del genere, in cui l’IA possa ‘sedersi e fare videogiochi’. Questa è la nostra posizione. Non significa che non sarà utile, ma non sarà lei a fare The Witcher 5, o 6, o qualcosa del genere”.

Le dichiarazioni di Nowakowski si inseriscono in un dibattito sempre più acceso sul ruolo dell’IA nel gaming. Solo di recente Swen Vincke, fondatore di Larian Studios e direttore di Divinity, aveva parlato a lungo dell’importanza di valutare con responsabilità le nuove tecnologie e il loro impatto sullo sviluppo, dopo le critiche ricevute per aver ammesso l’uso di strumenti di IA generativa per supportare la creazione di concept art.