L’IA non può salvare team di sviluppo mediocri, per un ex dirigente Electronic Arts
di: Luca SaatiDavid Gardner, ex dirigente di Electronic Arts e CEO di Atari, oggi cofondatore di London Venture Partners, torna a parlare dell’impatto dell’intelligenza artificiale sull’industria videoludica. Gardner, undicesimo dipendente di EA nel 1982 e figura chiave fino al 2007, ha contribuito alla nascita di EA Europe e alla crescita del marchio EA Sports nel continente.
Forte della sua esperienza, oggi sostiene nuovi progetti nel settore e analizza le tendenze emergenti. In una recente intervista ha spiegato come l’IA possa rappresentare un fattore di attrazione per gli investitori, pur riconoscendo che l’ingresso dei venture capitalist nel gaming non ha sempre prodotto risultati positivi.
Secondo Gardner, il futuro dello sviluppo di nuove proprietà intellettuali passa da un modello più snello: team ridotti supportati dall’intelligenza artificiale.
“IA e piccoli team… questo è il nuovo modello di business, almeno per le nuove IP. Avvii il progetto, fai partire il meccanismo, costruisci una community, generi flusso di cassa perché le persone spendono. E poi cresci. Non serve un mega team: hai sempre più agenti IA che rendono lo sviluppo più produttivo.”
Tuttavia, Gardner sottolinea un punto cruciale: la tecnologia non può compensare la mancanza di talento. Come già accaduto con Web3 e VR, sarà necessario distinguere i progetti validi da quelli di scarsa qualità.
“Possono raggiungere la qualità? Le persone coinvolte sono davvero capaci? L’IA li porterà semplicemente più velocemente da qualche parte, che sia un buon posto o uno cattivo. Il mio lavoro da investitore è capire se quel team riuscirà a centrare l’obiettivo, se saprà comprendere cosa ameranno i giocatori e se riuscirà a lavorare insieme lungo il percorso.”
In sintesi, l’intelligenza artificiale si conferma uno strumento potente, ma non una soluzione miracolosa: senza una visione solida e competenze reali, nemmeno la tecnologia più avanzata può garantire il successo.