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L’addio di Playstation ai dischi è come quando Apple rimosse i CD dai laptop, per l’analista Daniel Ahmad

di: Luca Saati

Secondo l’analista Daniel Ahmad di Niko Partners, la fine dei giochi fisici su PlayStation rappresenta un passaggio inevitabile, paragonabile alla scelta di Apple di rimuovere i lettori CD dai laptop. In un lungo intervento su Twitter, Ahmad ha spiegato che, sebbene all’epoca ci fossero molte lamentele, “oggi non c’è una sola persona che si lamenta” di quella decisione.

Ahmad chiarisce che il mercato sta già parlando chiaro: circa l’80% delle vendite complete su PlayStation è ormai digitale, mentre su Xbox si supera il 90%. Questi dati non includono DLC, microtransazioni o abbonamenti, ma riflettono comunque una trasformazione ormai consolidata. Anche i titoli più giocati su PS5, spesso, non prevedono più una versione su disco, con esempi importanti come GTA VI.

Secondo l’analista, la scelta di Sony è guidata da due fattori principali: margini più alti e maggiore controllo sull’ecosistema. Vendere in digitale consente agli editori di eliminare il mercato dell’usato e creare un sistema più chiuso, riducendo le perdite e aumentando i profitti. Tuttavia, questo comporta anche una riduzione delle opzioni per i consumatori, soprattutto in termini di flessibilità e proprietà dei giochi.

Ahmad sottolinea che la prossima generazione di console, inclusa una possibile PS6, dovrà affrontare prezzi più elevati, potenzialmente oltre i 1.000 dollari. Questo porterà a una base installata più ridotta e a un’adozione più lenta, spingendo aziende come Sony a concentrarsi su utenti disposti a spendere di più. In quest’ottica, il digitale diventa centrale per massimizzare i ricavi.

Non manca però una critica alla comunicazione di Sony: l’azienda avrebbe potuto attenuare le reazioni negative introducendo soluzioni come programmi di conversione da disco a digitale o confermando accessori per leggere i dischi su PS6. “Avrebbero dovuto chiarire questi aspetti fin dall’inizio”, afferma Ahmad.

Nonostante il trend, l’analista riconosce che i giochi fisici usati contribuiscono a rendere il gaming più accessibile e che Sony potrebbe continuare a supportarli ancora per qualche anno, magari con edizioni limitate o a prezzo più alto. Intanto, Nintendo continua a sostenere il formato fisico su Switch 2, anche se in alcuni casi tramite game-key card.

Guardando al futuro, Ahmad invita a spostare il dibattito: “Che si tratti di riportare il fisico o abbracciare il digitale, la discussione deve concentrarsi sui diritti dei consumatori e su cosa dovrebbe garantire una licenza”. Tra i temi centrali emergono condivisione familiare, possibilità di regalo, rimborsi e maggiore controllo sugli acquisti digitali.

In definitiva, la transizione appare ormai segnata. E come conclude lo stesso Ahmad, con un’altra analogia: “Questa volta il nuovo laptop costerà 5.000 dollari, ma il mio vecchio con il lettore funziona ancora benissimo”.