GDC 2026: licenziamenti in aumento, boom dell’IA e sostegno record alla sindacalizzazione negli USA
di: Luca SaatiLa Game Developers Conference, ora ribattezzata GDC Festival of Gaming, ha pubblicato il suo report annuale 2026 State of the Game Industry, rivelando un quadro complesso del settore videoludico globale. L’indagine, condotta da Informa in collaborazione con la società di ricerca Omadia e il team editoriale di Game Developer, ha coinvolto 2.300 professionisti, segnando un calo del 23% rispetto all’anno precedente. Secondo Beth Elderkin di GDC, questo risultato è legato al lancio posticipato del sondaggio a causa del controverso rebranding dell’evento.
Il 62% dei partecipanti lavora presso studi o aziende di sviluppo: il 45% in studi indipendenti, il 31% in team AAA, il 18% in realtà AA e il 6% in studi di co-sviluppo.
Licenziamenti in crescita
Il tema dei licenziamenti resta centrale: il 28% degli intervistati ha perso il lavoro negli ultimi due anni, con un picco del 33% tra gli sviluppatori statunitensi. Nell’ultimo anno, il 17% ha subito un licenziamento, un aumento significativo rispetto all’11% del 2025 e al 7% del 2024. Elderkin ha sottolineato che la cifra reale potrebbe essere anche superiore, poiché alcuni professionisti potrebbero essere stati licenziati più di una volta.
Le figure più colpite sono i game designer e narrative designer, con un tasso di disoccupazione del 20%, mentre il personale dei reparti business e servizi ha registrato l’impatto minore (8%). Tra chi ha perso il lavoro, quasi la metà (48%) non ha ancora trovato una nuova occupazione. I tagli sono stati più diffusi nei grandi studi AAA, dove due terzi dei dipendenti hanno segnalato licenziamenti, rispetto a un terzo tra gli indipendenti. Non sorprende che il 74% degli studenti intervistati si dichiari preoccupato per le proprie prospettive future nell’industria.
Sindacalizzazione: il consenso cresce negli Stati Uniti
Un altro dato degno di nota è l’aumento del sostegno alla sindacalizzazione. Il sondaggio, limitato agli Stati Uniti per ragioni legali, mostra che l’82% dei partecipanti approva la creazione di sindacati per i lavoratori del gaming, mentre solo il 5% si oppone e il 13% rimane incerto.
Il consenso è più alto tra chi guadagna meno di 200.000 dollari annui (87%), tra chi è stato licenziato negli ultimi due anni (88%) e tra i lavoratori under 45 (86%). Nessun partecipante nella fascia 18–24 anni si è dichiarato contrario. Per la prima volta, l’indagine ha chiesto anche se gli intervistati facessero parte di un sindacato: il 2% ha affermato di appartenere a un sindacato aziendale, il 10% a un sindacato di settore, mentre il 62% non ne fa parte ma sarebbe interessato a unirsi.
IA in aumento, ma aumenta anche la diffidenza
L’uso dell’intelligenza artificiale cresce ma genera dibattito. Il 36% dei professionisti utilizza strumenti IA nel proprio lavoro, con differenze significative tra ruoli e settori. Solo il 30% degli sviluppatori negli studi di gioco usa IA, rispetto al 58% di chi opera in editoria, marketing, PR o supporto clienti. La percentuale sale al 47% tra i dirigenti, ma scende al 29% tra le figure junior.
Nonostante la diffusione, la percezione negativa nei confronti dell’IA generativa continua ad aumentare: il 52% ritiene che stia avendo un impatto negativo sull’industria, contro il 30% dell’anno scorso e il 18% del 2024. La contrarietà è più forte tra chi lavora in ambiti artistici e narrativi, con cifre che raggiungono il 64% nelle arti visive e tecniche e il 63% nel game design. Solo il 7% degli intervistati considera l’IA un’influenza positiva, in calo rispetto al 13% del 2025.
La maggior parte dei sostenitori ne apprezza l’uso per compiti non creativi come l’assistenza al codice o il prototyping, ma un solido 30% si oppone a qualsiasi utilizzo, citando problemi legati alle fonti dei dati, ai consumi energetici e al rischio di sostituzione del lavoro umano.
Unreal supera Unity
Tra le novità di quest’anno spicca il sorpasso di Unreal Engine su Unity come motore di sviluppo principale: il 42% dei professionisti lo utilizza come tool primario, contro il 30% di Unity. Elderkin attribuisce parzialmente il risultato a un cambiamento metodologico del sondaggio, che ora chiede la preferenza solo a chi lavora in ruoli di sviluppo.
L’uso di Unreal risulta più diffuso nei team AA (59%) e AAA (47%), oltre che tra i nuovi studi indipendenti (41%). Tra gli indie più maturi, Unity rimane predominante (54%), mentre i giochi free-to-play mostrano una maggiore affinità con Unity (38%) rispetto ai titoli premium (28%). Interessante anche la crescita di Godot, usato dall’11% dei nuovi studi indipendenti, anche se ancora poco presente tra le realtà più consolidate.