Fortnite torna su iOS (quasi ovunque): Epic prepara la battaglia finale contro Apple
di: Luca SaatiFortnite è tornato sull’App Store di Apple a livello globale, con l’unica eccezione dell’Australia, mentre cresce l’attesa per una possibile decisione dei tribunali federali statunitensi che potrebbe costringere Apple a rendere pubblica la propria struttura di commissioni.
Epic Games ha dichiarato di aver rilanciato il titolo dopo che Apple ha informato la Corte Suprema degli Stati Uniti che “le autorità di regolamentazione di tutto il mondo stanno osservando questo caso per determinare quale tasso di commissione Apple possa applicare agli acquisti coperti nei grandi mercati al di fuori degli Stati Uniti”. Secondo Epic, una volta resi noti i costi reali, i governi globali non permetteranno più quelle che l’azienda definisce “Apple junk fees”.
La disputa legale tra Epic e Apple risale al 2020, quando Apple rimosse Fortnite dall’App Store accusando Epic di aver aggirato le commissioni della piattaforma. Da allora, il caso è diventato uno dei più rilevanti nel dibattito globale sulla concorrenza digitale.
La situazione resta però bloccata in Australia. Epic sottolinea che il gioco non è disponibile su iOS nel Paese nonostante una parziale vittoria legale, in cui un tribunale ha stabilito che “molti dei termini per sviluppatori di Apple sono illegali”. Secondo l’azienda, il ritorno del gioco è impedito da quello che definisce un “accordo di pagamento illegale con Apple”. Epic ha quindi deciso di rinviare il lancio finché non arriverà una sentenza definitiva, a meno che Apple non accetti di “adottare termini di pagamento legali”.
Epic ribadisce la sua posizione contro le politiche dell’App Store:
“Continueremo a sfidare le pratiche anticoncorrenziali di Apple che vietano store alternativi e la concorrenza nei pagamenti”. L’azienda evidenzia anche come diversi regolatori, tra cui Giappone, Unione Europea e Regno Unito, abbiano già introdotto normative per contrastare queste pratiche, accusando Apple di averle aggirate “con schermate intimidatorie, commissioni e requisiti onerosi”.
Il CEO Tim Sweeney ha definito questo momento cruciale ehHa inoltre accusato Apple di aver “frammentato funzionalità e commissioni di iOS per territorio, negoziando in segreto e ritardando intenzionalmente il percorso verso la giustizia”.
Sweeney conclude con una dichiarazione netta:
“Questo è un momento critico nella battaglia contro l’impero dell’App Store per ottenere libertà per sviluppatori e consumatori. Continueremo a combattere in ogni giurisdizione finché la concorrenza non sarà ripristinata nei negozi digitali e nei mercati dei pagamenti in tutto il mondo”.