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Fallout 5 dovrebbe abbandonare il Creation Engine per evolversi, afferma il project lead di London

di: Luca Saati

Dean Carter, project lead della monumentale total conversion mod Fallout: London per Fallout 4, ha espresso preoccupazione per il futuro della serie. In una recente intervista con Esports.net, Carter ha dichiarato di temere che Bethesda possa continuare a utilizzare il suo storico Creation Engine anche per Fallout 5, nonostante, a suo avviso, sia ormai arrivato il momento di voltare pagina.

Il Creation Engine fece il suo debutto con The Elder Scrolls V: Skyrim, per poi essere utilizzato anche in Fallout 4 e Fallout 76. Con Starfield, Bethesda ha introdotto un’evoluzione del motore chiamata Creation Engine 2, ma secondo Carter non è abbastanza per sostenere le ambizioni di un nuovo capitolo.

“Sono davvero preoccupato che continueranno con il Creation Engine. Capisco che sia un motore proprietario e non voglio dire che sia terribile. Ha i suoi punti di forza, ma credo abbia iniziato a mostrare la sua età. Avrebbe bisogno di un profondo rinnovamento.”

L’autore di Fallout: London sottolinea che l’attuale tecnologia di Bethesda limita l’introduzione di nuove meccaniche di gioco. Elementi come veicoli guidabili o sistemi di trasporto complessi, “magari persino metropolitane come quelle che abbiamo costruito in Fallout: London”, risulterebbero difficili da integrare senza una revisione radicale del motore.

Dal punto di vista tecnico, Carter individua due priorità assolute: ottimizzazione e schermi di caricamento.

“Le schermate di caricamento e l’ottimizzazione, senza dubbio. Era la critica più comune ed era giustificata, ma ormai troppo tardi per cambiare approccio. Non volevamo schermate di caricamento perché avrebbero spezzato l’atmosfera, ma il motore non era adatto a quel tipo di esperienza.”

Carter conclude ribadendo la necessità di innovazione:

“Se vogliono davvero spingersi oltre, devono risolvere questo problema: eliminare i caricamenti e migliorare l’ottimizzazione. Solo così Fallout 5 potrà fare un vero salto generazionale.”