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Embark spiega il matchmaking di ARC Raiders: non ci sono lobby truccate

di: Luca Saati

Embark Studios ha pubblicato un’analisi approfondita su come funziona il matchmaking di ARC Raiders. Dopo mesi di discussioni tra i giocatori, molti dei quali convinti dell’esistenza di metodi per “aggirare” il sistema e ottenere lobby più tranquille, lo studio ha deciso di fare chiarezza su cosa il sistema faccia davvero, e cosa no.

“Avrete probabilmente visto molte discussioni sul matchmaking in ARC Raiders. Anche noi le abbiamo seguite, e vogliamo fare chiarezza su cosa il sistema cerca di fare, cosa fa in pratica e cosa non fa.”

Obiettivi: equità e divertimento

Nel mondo del Rust Belt, il tipo di Raider che si diventa dovrebbe dipendere esclusivamente dal giocatore. L’imprevedibilità di Topside è infatti centrale: non sapere se fidarsi degli altri o quanto siano pericolosi è ciò che genera tensione e rende ogni partita unica.

Per questo, il matchmaking si basa su due pilastri fondamentali: equità e divertimento. Il sistema cerca di abbinare giocatori con probabilità simili di successo, ad esempio privilegiando squadre della stessa dimensione, e con stili di gioco compatibili, così da ridurre attriti e aumentare il coinvolgimento. Il tutto tenendo conto anche di fattori pratici come tempi di attesa e latenza.

Matchmaking basato sullo stile di gioco

Uno degli elementi chiave è lo stile di gioco, valutato nel tempo e in particolare nel modo in cui si interagisce con gli altri Raider. Non esistono categorie rigide come “amichevole” o “aggressivo”: si tratta invece di una scala continua.

Alcuni giocatori sono quasi sempre cooperativi, altri fortemente orientati al PvP, ma la maggior parte si colloca nel mezzo: prudenti, opportunisti o imprevedibili. Il sistema cerca quindi di abbinare utenti con comportamenti simili, pur mantenendo un certo grado di imprevedibilità.

In pratica, la somiglianza è più probabile ma mai garantita, e il comportamento del giocatore influenza le lobby future in modo graduale. Cambiare approccio porta, nel tempo, a incontrare avversari diversi, senza mai bloccare completamente l’esperienza.

Questo spiega la varietà di situazioni in gioco: collaborazioni improvvisate, tradimenti inaspettati, scontri immediati o negoziazioni pacifiche. Alcuni eventi sono più rari, ma tutti contribuiscono a rendere ogni partita unica.

Sfatare i miti

Embark ha anche chiarito diverse convinzioni errate diffuse nella community. Non esistono solo lobby “amichevoli” o “aggressive”, né server esclusivamente PvE dove non si viene mai attaccati. Il sistema non reagisce a singole azioni isolate, ma osserva i comportamenti nel tempo.

Allo stesso modo, equipaggiamento, feedback di fine partita, loot raccolto o presenza del leader di squadra non influenzano il matchmaking. Anche il crossplay modifica solo il bacino di giocatori e i tempi di attesa, senza determinare il tipo di incontri.

Le novità introdotte

Sulla base del feedback della community, il team ha introdotto due modifiche importanti. Difendersi non viene più considerato come iniziare uno scontro PvP, evitando che i giocatori più cauti vengano classificati come aggressivi. Inoltre, le partite con poca attività avranno un peso minore nella valutazione dello stile di gioco, rendendo il sistema più accurato.

Libertà e imprevedibilità

“Gioca come vuoi giocare. Col tempo, il tuo comportamento contribuirà a determinare i Raider che incontrerai più spesso. Ma ci sarà sempre spazio per l’imprevisto.”

L’obiettivo resta quello di rendere ARC Raiders più equo e divertente, senza però eliminare quella componente di rischio e sorpresa che definisce l’esperienza di gioco.