Electronic Arts, analisti scettici sul futuro dell’azienda dopo l’acquisizione da 55 miliardi
di: Luca SaatiIl buyout da 55 miliardi di dollari di Electronic Arts (EA), il più grande nella storia dell’industria videoludica, continua a far discutere. Secondo diversi analisti, l’operazione “non ha senso” sotto il profilo finanziario e rischia di tradursi in licenziamenti, chiusure di studi e un forte ridimensionamento di progetti creativi a favore di prodotti più sicuri e redditizi come live services e titoli sportivi.
Il dirigente di Kantan Games Serkan Toto afferma che ci sarà “un’attenzione ancora più marcata alle IP evergreen, ai blockbuster (meno titoli ma più grandi) e ai servizi live, a discapito di nuove idee e innovazione“.
Anche David Cole, CEO di DFC Intelligence, ritiene che EA “raddoppierà gli sforzi sui giochi sportivi e sui live service, che hanno entrate stabili e margini prevedibili“. A breve termine, Cole ipotizza anche la vendita di asset minori e IP considerate non strategiche.
Secondo Joost Van Dreunen, docente alla New York University, il nuovo corso di EA punterà a consolidare gli studi meno performanti, rafforzando invece i franchise sportivi che già oggi generano il 70% degli utili dell’azienda. Al contrario, i team impegnati su titoli con margini bassi rischierebbero la chiusura.
Bioware a rischio?
Tra i più a rischio, secondo analisti e fan, ci sarebbe BioWare, reduce dal deludente risultato di Dragon Age: The Veilguard, che ha venduto quasi il 50% in meno rispetto alle aspettative interne. Per molti l’acquisizione potrebbe sancire il definitivo indebolimento dello studio, già al centro di discussioni dopo anni di sviluppo travagliati su diversi progetti.
In generale, sottolinea Toto, i buyout di queste dimensioni portano quasi sempre a una “ristrutturazione radicale dell’azienda, con licenziamenti e nuove strategie“. Lo stesso analista aggiunge: “Non vedo motivi per cui il caso di EA debba essere diverso. Non mi aspetto azioni drastiche già la prossima settimana, ma nel prossimo futuro sì.“
Debiti, valutazioni gonfiate e l’ombra saudita
Uno dei nodi critici è il debito di 20 miliardi contratto per finanziare l’operazione, che secondo gli esperti si tradurrà inevitabilmente in tagli e cessioni. Van Dreunen sostiene che la valutazione di EA “non regge i conti“, con business maturi come la divisione sport poco inclini a una forte crescita e live service come Apex Legends incapaci di raggiungere la “permanenza culturale” di rivali come Fortnite.
Nonostante lo scetticismo, Van Dreunen intravede qualche spiraglio positivo per franchise come Battlefield, che potrebbe beneficiare di investimenti mirati da parte dei nuovi finanziatori. Un ruolo centrale lo avrà infatti il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, principale investitore del buyout e azionista di lunga data di EA.
Gli analisti concordano che il Riyadh stia puntando a diversificare la propria economia, riducendo la dipendenza dal petrolio e investendo nel settore tecnologico e dell’intrattenimento. “L’obiettivo è conquistare una posizione di dominio globale nei videogiochi, anche a costo di gettare somme enormi di denaro”, spiega Van Dreunen.
Nel mentre, Electronic Arts ha rassicurato i dipendenti che nel breve termine non ci saranno cambiamenti nella politica aziendale.