Devolver Digital punta al delisting: verso il ritorno come società privata
di: Luca SaatiDevolver Digital ha annunciato l’intenzione di tornare a essere una società privata, avviando il processo di uscita dal mercato AIM della Borsa di Londra. La proposta sarà sottoposta al voto degli azionisti durante l’assemblea generale annuale, in programma l’8 settembre. In caso di approvazione, il delisting diventerà effettivo il 16 settembre.
L’editore specializzato in giochi indipendenti era approdato in Borsa nel novembre 2021 con una valutazione di 694,6 milioni di sterline (circa 950 milioni di dollari). Tuttavia, secondo il management, il contesto particolarmente turbolento del mercato videoludico degli ultimi anni ha reso difficile mantenere una crescita in linea con le aspettative degli investitori.
La società sostiene inoltre che l’attuale valore delle azioni non rifletta il reale valore di mercato del publisher. Dalla quotazione, infatti, il titolo ha perso il 96,27% del proprio valore, portando la capitalizzazione di mercato a circa 34,64 milioni di sterline (46,63 milioni di dollari).
Oltre a questa valutazione strategica, il ritorno allo status di società privata consentirebbe a Devolver di ridurre i costi operativi legati alla permanenza in Borsa, con un risparmio stimato di circa 1,6 milioni di dollari all’anno.
In una dichiarazione rilasciata a GamesIndustry.biz, un portavoce dell’azienda ha spiegato: “Devolver e il suo consiglio di amministrazione chiedono agli azionisti di approvare il delisting, ritenendo che il ritorno a società privata sia nel migliore interesse di Devolver, dei suoi dipendenti, dei partner e degli azionisti nel loro complesso.”
Il portavoce ha aggiunto che la decisione ha uno scopo “semplice e positivo”: “Essere una società privata consentirà al team di Devolver Digital, in particolare ai reparti finanziario, legale e dirigenziale, di concentrarsi esclusivamente sulla salute dell’azienda nel lungo periodo, dedicando meno energie ai requisiti imposti dai mercati pubblici, che non hanno nulla a che vedere con il successo di un editore di videogiochi.”