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Crimson Desert, Pearl Abyss ha scelto motore proprietario per avere più controllo

di: Luca Saati

Mentre molti studi preferiscono affidarsi a motori commerciali come Unreal Engine 5 per semplificare il processo di sviluppo, Pearl Abyss ha scelto di continuare a puntare su una tecnologia proprietaria per Crimson Desert. L’obiettivo è mantenere un maggiore controllo sulle funzionalità necessarie al gioco e sui tempi di sviluppo.

In un’intervista rilasciata a Mein MMO durante la Gamescom 2026, il lead engineer Jin-hwan Kim ha spiegato che lo studio non voleva dipendere da tecnologie sviluppate da aziende esterne per le proprie produzioni.

“Dato che il motore di Black Desert è stato sviluppato internamente, sarebbe stato insolito passare a un motore commerciale per il nuovo progetto Crimson Desert. I motori commerciali sono eccellenti e offrono molte funzionalità pratiche, ma non volevamo fare affidamento su tecnologie esterne per le nostre competenze principali nello sviluppo dei videogiochi.”

Secondo Kim, la scelta è legata anche alle esigenze specifiche del processo produttivo di Pearl Abyss. L’utilizzo di un motore commerciale avrebbe potuto comportare una maggiore dipendenza dagli aggiornamenti e dalle tempistiche del fornitore.

“Inoltre, il nostro approccio allo sviluppo potrebbe non essere stato compatibile con quello di un motore commerciale. Se avessimo dovuto aspettare gli aggiornamenti per ottenere le funzionalità necessarie, non avremmo potuto pubblicare il gioco secondo la tabella di marcia che avevamo stabilito. Per questo motivo, volevamo mantenere un maggiore controllo sul processo.”

La decisione di sviluppare internamente la tecnologia affonda le proprie radici nel lavoro svolto da Pearl Abyss con Black Desert Online. Nel corso degli anni, il motore dell’MMORPG è stato arricchito con numerose funzionalità specifiche, diventando però anche fortemente specializzato.

Questa specializzazione ha avuto una conseguenza: utilizzare il motore per produzioni appartenenti a generi differenti è diventato più complicato. Con il nuovo Blackspace Engine, Pearl Abyss ha quindi cercato di affrontare il problema fin dalle prime fasi di progettazione.

“Il motore di Black Desert, per esempio, è così fortemente specializzato per Black Desert che è difficile sviluppare con esso giochi appartenenti a generi diversi, e la sua flessibilità è diminuita. Con Blackspace, invece, ho tenuto conto di questi aspetti fin dall’inizio.”

Kim ha riconosciuto che il nuovo motore non è perfetto, ma ha sottolineato come non ci fosse la necessità di ricostruirlo completamente da zero. Tra gli obiettivi principali figuravano il supporto multipiattaforma senza soluzione di continuità e la possibilità di creare esperienze appartenenti a generi differenti.

“Dato che abbiamo iniziato principalmente con Blackspace Engine per creare questi diversi mondi di gioco, credo che sarà certamente possibile sviluppare, per esempio, giochi FPS o TPS.”

La questione del motore grafico rappresenta una delle decisioni tecnologiche più importanti nelle prime fasi di sviluppo di un videogioco. Unreal Engine è diventato una delle soluzioni più diffuse nel settore, anche grazie alla sua ampia gamma di strumenti e al supporto offerto agli sviluppatori.

Nonostante ciò, diversi grandi studi continuano a investire in tecnologie proprietarie. Tra gli esempi più significativi c’è Capcom, che utilizza il proprio RE Engine dal 2017, anno di pubblicazione di Resident Evil 7.

RE Engine era stato concepito come successore di MT Framework, una tecnologia che aveva iniziato a mostrare i propri limiti dopo essere stata originariamente sviluppata nell’era di PlayStation 3 e Xbox 360. Nel tempo, Capcom ha lavorato per rendere il motore più flessibile, permettendogli di supportare produzioni molto diverse tra loro.

L’evoluzione del RE Engine ha infatti consentito allo studio di utilizzarlo per esperienze appartenenti a generi differenti, dagli horror survival della serie Resident Evil fino a produzioni RPG come Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection.

La strategia di Pearl Abyss con Blackspace Engine segue quindi una logica simile: partire da una tecnologia sviluppata internamente per ottenere un controllo più diretto sullo sviluppo, cercando al tempo stesso di evitare che la specializzazione del motore finisca per limitarne l’utilizzo futuro.