Cinema Recensione

The Dog Stars

di: Andrea Campriani

Ormai siamo a fine agosto, se non se ne riparla tra qualche giorno, beh, quantomeno la notte di San Lorenzo è ormai passata, l’eclissi pure, ergo per esprimere desideri, se ne riparla anno prox…

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Le stelle dopo la fine

Ecco, appunto questo è il titolo in italiano che uso solo qui, per l’ennesima volta così de botto senza senso (cit.), di The Dog Stars, ultima fatica del quasi 88enne Sir Ridley Scott che è ambientato in un futuro ahinoi oltremodo prossimo (ndr nel 2035) in Colorado, nei pressi di Denver, ma ci troviamo nella ennesima distopia in cui un virus mortale delle vie respiratorie ha decimato la popolazione mondiale e i superstiti indovinate un po’ che devono fare? Bravi: sopravvivere.

Protagonisti della nostra storia sono Hig (Jacob Helordi) un ex meccanico e pilota di volo rimasto vedovo di moglie adorata incinta ma con l’inseparabile cane Jasper; Bangley (Josh Brolin) e il suo nuovo “coinquilino” ex marines che si alternano tra la routine domestica in cui fanno continua “disinfestazione” dagli “scarafaggi” (ndr gli infetti di turno raggruppati in varie tribù) e i voli di ricognizione di Hig che cerca altro, di più.

Cessna va veloce

Neanche in questo caso volendo, perchè nelle due ore di durata di The Dog Stars, il velivolo del nostro ci porta lungo tratte splendide anche in alta quota (ndr il tutto girato prevalentemente sulle Dolomiti parte Friulana a quanto pare) e ovviamente dai suoi viaggi non riporta solo viveri, ma anche conoscenze e le più significative sono quelle coi più che legittimamente diffidenti ex rancheros-allevatore Jack/Pops (Guy Pearce) e la sua figliola Cima (Margaret Qualley) medico specializzando tornata pre-pandemia a casa ad aiutare il babbo rimasto nel frattempo vedovo inconsolabile, ma lasciando lei il marito a NY.

Il film lo possiamo considerare più che un distopico o un film di infetti come se ne sono avuti di memorabili anche di recente (ndr in occasione del decennale arriva finalmente nelle sale nostrane Train to Busan, ormai un must per gli amanti del filone-genere ma non solo), come una sorta di on the road con azione, elementi volendo anche horrorifici sì ma decisamente drammatico.

The book of murmur

The Dog Stars è basato sull’omonimo racconto post-apocalittico del 2012 di Peter Heller, ma qui quel che conta più che mai è che al netto di come e quanto trasposto fedelmente dall’opera originaria, ritroviamo quantomeno parti di quel che rende un Maestro Sir Ridley da mezzo secolo.

Di più tra panoramiche mozzafiato in volo, riprese aeree e non ammalianti, luci altrettanto che sono da sempre un marchio di fabbrica per il Maestro perfidamente albionico e i suoi collaboratori abituali, il tutto unito a una colonna sonora di Harry Gregson Williams mai invasiva che anzi aiuta a dilatare i tempi del racconto e a farci entrare nel mood dei personaggi che hanno pochissime righe di dialoghi cad. ma che sono più che sufficienti non solo per far dimenticare l’abominio precedente, personalmente anche House of Gucci, perchè stavolta un cast tutto in parte, composto da grandi individualità quali su tutte la sempre più splendida Qualley a mio avviso, ci mostrano in età avanzata uno Scott inedito o quasi. Introspettivo, che fa intravedere ciò che lo ha reso grande come scene di sopravvivenza, temi universali declinati in chiave sci-fi nel senso più lato, che stavolta ribadisco è più adult, matura che mai. I difetti nel film sono finalmente di nuovo pochi rispetto a quanto di buono ci tiene più o meno incollati allo schermo. Bentornato Sir Ridley, non te ne riandare anche tu.