La mattina scrivo
di: Andrea CamprianiEsistono svariati tipi di blocchi, a partire da quello note, per poi passare a quelli più concretamente problematici per vari motivi come quelli stradali, fino appunto a quelli creativi…
accettare i cookie con finalità di marketing.
La pagina nera
No, non si tratta della genialata di Frankone Zappa con la quale ha scoperto e lanciato la carriera di, uno su tutti, forse il più grande batterista vivente (ndr Vinnie Colaiuta), ma nemmeno del temuto blocco dello scrittore al centro de La mattina scrivo (orig. À pied d’œuvre tratto dall’omonimo racconto di Franck Courtès) quanto appunto della storia di Paul Marquet (Bastian Bouillon) fotografo freelance quarantaduenne con carriera già ben avviata e remunerata con anche la passione per la scrittura appunto e 2 libri già pubblicati ma diversamente di successo, che decide di dedicarcisi anima e corpo lasciando ciò che gli procura sostentamento economico, il certo per l’incerto toh.
Da subito la ex moglie (Valérie Donzelli) con la quale scopriamo il nostro giovane uomo ha due figli il maggiore già ventenne in carriera (Oscar Tillette) e la neo diciottenne (Ève Oron) va a trovarli e stare con loro per un periodo a Montréal dove i ragazzi abitano, mentre Paul rimane in Francia, a Parigi, dove ha la propria famiglia composta da mamma e babbo ancora vivi e la più classica delle sorelle con la quale va diversamente d’accordo. Per riuscire, come da titolo, a scrivere sfruttando la mattina, Paul comincia a diventare un tuttofare accettando i lavoretti più vari ed eventuali a domicilio dei clienti che sfruttano un portale di “recruiting” basato su aste al ribasso: chi si (s)vende meglio vince, insomma.
Yes, other choice
Parafraso volutamente quel gioiello che, senza mezzi termini, se non è già film del 2026 se la batte con chiunque di No other choice perchè La mattina scrivo affronta, anche se in maniera diversa e altrove, comunque la stessa tematica: il mondo contemporaneo, sempre più malato, del lavoro e come questo degeneri la società che a sua volta lo alimenta avvelenandolo.
Però, c’è un però che è la differenza sostanziale tra questi due titoli: il protagonista è un creativo cui la vita si complica sempre più proprio per le rinunce continue nel quotidiano che deve fare per ciò che vuole fare, considerando anche la sua agente letteraria Alice (Virginie Ledoyen) è altrettanto intellettualmente onesta, il che capirete rende a Paul la vita ancor più dura.
Paul non ha mai la sindrome della pagina bianca come anticipato, ma deve trovare sempre più dentro di sè la forza mentale oltre che quella fisica per scrivere e proporre alla propria casa editrice ulteriore materiale pubblicabile.
Migliaia di vite
Sono quelle che un lettore può vivere grazie agli scritti, figurarsi gli autori, ma questa almeno stavolta è solo la superficie di La mattina scrivo che è una storia che parla anzitutto di onestà, vera, nel senso più lato possibile, onore, amor proprio, tempo e urgenze: quella comunicativa in primis.
Visto che notoriamente ci sono sempre più scrittori che lettori, in tanti possono capire il senso profondo di questo film e del suo protagonista, immedesimandocisi almeno in parte: il creativo in generale deve comunicare.
Che lo faccia con la scrittura, le arti figurative, la musica, programmi videogiochi… insomma cambia giusto la forma, proprio il mezzo, ma non la sostanza. Pochi sul totale, non necessariamente i migliori e più talentuosi, ci campano, ancor meno numericamente hanno successo e ricchezza. Cos’è la vera ricchezza si chiede a un certo punto anche Paul citando lui Aldous Huxley parlando di povertà estrema a tavola animatamente con babbo e sorella? Beh, probabilmente partendo proprio dal titolo del film che, manco a dirlo straconsiglio e si insinua anch’esso nel meglio dell’annata in sala, sfruttando Paul la mattina che studi indicano come statisticamente la parte più produttiva della giornata per l’essere umano lavorativamente, il (nostro) tempo è danaro.