La grazia
di: Andrea CamprianiIo v’avrei fatto direttamente gli auguri ad anno nuovo, sono sincero come non mai, ma una matinée di fine dicembre ha sconvolto, anticipo subito, in positivo come non mai, tutti i miei piani, anzi giusto perchè già chiusa non anche…
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De iu-re condito
Non nel senso culinario ovviamente. L’espressione allude al diritto già vigente, perchè La grazia, ultima nell’ordine regia di Paolo Sorrentino passata anche al Festival di Venezia, ha il diritto, la dottrina e la giuriprudenza dal primo fotogramma in quanto si richiamano le prerogative di cui all’art. 87 della Costituzione. Prerogative di chi è presto detto: del Presidente della Repubblica.
Siamo in un’Italia di fantasia, ma giusto per i personaggi e le storie raccontate nel film in cui protagonista è veramente un Toni Servillo, simbiotico ormai più che attore feticcio di Sorrentino dagli esordi, che interpreta Mariano De Santis, Capo dello Stato Italiano, giurista di fama internazionale specializzato in diritto penale, ex giudice e democristiano ma illuminato con tanto di figlia Dorotea, vedovo inconsolabile della donna amata, non solo da lui.
La Dott.ssa De Santis (Anna Ferzetti) è la più stretta collaboratrice del babbo che entra ini scena all’inizio del Semestre Bianco (ndr gli ultimi sei mesi di mandato in cui non è più possibile per il Presidente sciogliere le Camere del Parlamento tra le altre cose, non un dettaglio avendo Il Prof. De Santis durante il suo mandato in scadenza scongiurato qualcosa come 6 crisi di Governo!) al Quirinale, dove manco a dirlo si ambienta il grosso del film, tra la guardia sempre presente dei Corazzieri comandati dal Colonnello Massimo Labaro (Orlando Cinque), il Segretario Domenico Samaritano (Roberto Zibetti), il Capo di Stato Maggiore Generale Lanfranco Mare (Giuseppe Gaiani), gli amici dai tempi del liceo e ora collaboratori a vario titolo quali la critica d’arte e di fatto Ministro della Cultura Coco Valori (Milvia Marigliano), Ugo Romani (Massimo Venturiello) anche collega del Presidente in quanto giurista e attuale Guardasigilli o Ministro di Giustizia che dir si voglia, candidato alla Presidenza della Repubblica per il dopo De Santis.
De iure condendo
Allude invece al diritto che deve essere ancora creato. La grazia richiede come non mai attenzione e preparazione, latinorum©™® compreso, perchè alla base della sinossi del film, oltre ai personaggi introdotti, ci sono 2 richieste di grazia per altrettanti condannati per l’omicidio dei rispettivi coniugi: Isa Rocca (Linda Messerklinger) e Cristiano Arpa (Vasco Mirandola). Sullo sfondo la richiesta di firma per la definitiva legge sull’eutanasia-fine vita a livello nazionale per cui De Santis non si risparmia e non risparmia rilievi tecnici alla figlia Dorotea che fino all’ultimo aggiorna.
Penserete dunque che La grazia sia un film pesante, adatto giusto a chi come il sottroscritto sia stato segnato dagli studi di giurisprudenza, se non anche scienze politiche o economia aggiungo. Vi fermo subito, prendiamoci una boccata d’aria tra la Sede Presidenziale capitolina e le altre location.
In leggerezza perchè Paolo Sorrentino a mio avviso stavolta si è superato anzitutto in scrittura forte di un cast tutto, perdonate l’oltremodo scontato giuoco di parole a dir poco ini stato di grazia.
L’ anti-Divo
Non letteralmente, ma per molti versi per me almeno che non fosse ancora chiaro sono impazzito ulteriormente per questo film, La grazia lo considero l’opposto di quel che è quel gioiello, per molti il film migliore ad oggi di Sorrentino, de Il Divo, incentrato quello su un personaggio di primo piano vero come i suoi comprimari, quale Giulio Andreotti.
Ne La grazia invece si tratta ahinoi di fantasia, ma il protagonista in primis è considerabile al limite dell’ultraterreno, e nemmeno per il suo essere credente e praticante ma, e qui sta una delle sue forze come essere umano, giàmmai bigotto e ci sono scene cardine con le principali donne del film, della sua vita, non a caso, a dimostrarlo. Il tutto senza contare che dal punto di vista professionale, qui istituzionale, siamo di fronte a una figura ideale di giurista e uomo delle istituzioni che racchiude il meglio del meglio di veri Presidenti della Repubblica da Giovanni Leone ad Antonio Segni, ovviamente lo stesso Sandro Pertini che giusto politicamente sarebbe “opposto” a quello di Mariano De Santis e che forse invece appunto a differenza di Andreotti&Co. per non dire il suo stesso collega di partito Cossiga, è il loro contrario, fino ad arrivare a Sergio Mattarella con cui pare avere diversi aspetti in comune (ndr. il vostro si è formato a giurisprudenza tra gli altri con suo figlio, giurista in ambito amministrativo a sua volta). Leggerezza e il peso delle responsabilità sono il contrappeso l’una dell’altra insieme a giustizia e verità, in un gioiello di rara beltà sicuro per ora, capolavoro lo decreterà in caso il tempo al solito, che ci richiama ai nostri valori più alti e fondanti, non solo come italiani nello specifico, ma come esseri umani, fallibili in quanto tali come appunto anche i De Santis, ma che devono costantemente vivere e fare in modo di perpetuare lo Stato di diritto con tutta la sua forza intrinseca ed estrinseca, giàmmai per mera moda, solo la più alta anche lì: libera.