Cinema Recensione

Il filo del ricatto

di: Andrea Campriani

Di mio evito sempre più chirurgicamente la cronaca nera, locale e non, ma siamo umani, adulti chi più chi meno e viviamo in un mondaccio sempre più complesso nel 2026 appena iniziato. Vabbè, la faccio breve, questo è il mio primo sproloquio e da ora in poi finchè sarà qui, per sempre con dedica al mio Maestro, non solo col materiale, le “dispense”, che lascia sempiterne a chiunque. Per me con l’esempio che è quello della visione in sala, dal vivo in generale ove possibile, mai e poi mai fermandosi alla superficie… e dunque per sempre grazie FEDERICO FRUSCIANTE.

Per visualizzare i video di terze parti è necessario
accettare i cookie con finalità di marketing.

I’ve seen all good people

, parto subito al contrario del solito col pezzone principale in colonna sonora che, “spoilero” subito essendo Il filo del ricatto storia vera, sentirete in una delle scene finali del film, diretto da Gus Van Sant con ost firmata Danny Elfman.

Protagonisti della nostra storia ambientata a inizio 1977 ad Indianapolis sono anzitutto Anthony “Tony” Kiritsis (Bill Skarsgård), il cosìddetto self-made man anglosassone vittima di una società di mutui con una etica professionale discutibile che sequestra prima a lavoro, portandolo poi a casa sua il Presidente della società Richard Hall (Dacre Montgomery).C’è il suo babbo e patron M.L. Hall (Al Pacino), la sua mamma Mabel (Kelly Lynch), lo sbirro amico di Tony, Michael “Mike”Grable (Cary Elwes) nonchè il dj Fred Temple (Colman Domingo).

U.S.A. & getta

Ne Il filo del ricatto ci sono anche i media ovviamente, tv in primis con cameraman, anchorwoman Linda Page (Myha’la Harrold) …

Per non parlare della radio ma, personalmente, proprio così.

Insomma, tiriamo le confusion… ehm, conclusioni.

Ri(s)catto sociale

Con tutto il rispetto per un cineasta di livello quale Gus Van Sant ma così, Il filo del ricatto risulta particolarmente difettoso.A titolo esemplificativo lascio due immagini da film confrontate.

Il casting qui è stavolta uno se non principale problema del film. Guardate foto e video originali qui accostate e ditemi pure che ve ne pare con i loro relativi “falsi” (il vero Richard Hall a un non fisionomista come me pare casomai somigliare alla recentemente scomparsa leggenda Robert Duvall, senz’altro non un Power Ranger, sì proprio quello roscio dell’abominio di qualche anno fa che nemmeno Panariello “E so’ Simone!”; per non parlare di 1,92 m di Skarsgård che almeno mascherato o mascarato clown in IT non lo riconosci…), e il tutto telefonato.

Non discuto la messa in scena nel complesso che per trucco e parrucco dell’epoca è anche curata, quanto appunto l’insieme che col montaggio non riesce comunque a fornire la tensione necessaria a raccontare di fatto un thriller, a sfondo sociale oltretutto, dove la suspance dovrebbe farla da padrona. Ho scritto del casting, e senza considerare il doppiaggio che non aiuta per distribuzione voci, a partire proprio probabilmente dal preferito in attività di chi scrive, cioè un certo Al Pacino (!) che, seppur per poche pose, risulta anonimo doppiato da un altrimenti fuoriclasse quale Rodolfo Bianchi, per non parlare dell’impiego di “talent” (Mario Biondi! su Colman Domingo). Guardatelo, che alla fine un’ora e quaranta ca. rendono il tutto abbordabile, ma da Gus Van Sant ci si deve aspettare assai di più anzi, seppur di fantasia, direi di recente anche di più Assayas.