GTA VI, perché dovremmo boicottare il gioco più atteso di sempre
di: Donato MarchisielloGta VI lo aspettavamo tutti e questo è l’assunto generale, inequivocabile, inscalfibile, inopinabile. Il prodotto di Rockstar è un fenomeno culturale di massa che, da anni, ha travalicato il “mero” medium ludico e, da altrettanto tempo, gioca con gli dei nell’olimpo “generico” dei prodotti dell’arte. Gta VI non è più solo un gioco, ma un vero e proprio modus di vita, non solo ludica. Esiste un prima ed un dopo GTA 3, ad esempio, che ha (molto probabilmente) detto già tutto o quasi a livello meccanico sia della serie stessa che degli action a mondo aperto “reali”. Chi vi parla, in modo specifico, ha giocato tutti i GTA e conserva anche alcune copie originali (un po’ malandate, ma non sono un feticista del collezionismo) dei primi capitoli.
Dunque, GTA è GTA e gli altri non sono un cazzo [semi-cit]. Un dato di fatto oggettivo, riconosciuto anche da chi come me attende con “gioia” l’uscita di GTA VI pur sapendo che, guardando indietro, con alta probabilità non apporterà stravolgimenti epocali ad una formula che funziona e che si ripropone, nelle sue ossa immutata, ormai da circa tre decadi. E soprattutto, riconosciuto da chi non prova una ansia, a tratti, ingiustificata e feticista per un gioco che, sono certo, stravenderà come tutti gli altri capitoli della saga, ma che, al contempo, sarà solo l’ennesimo capitolo di un saga di successo (ultraterreno). GTA è il Re indiscusso, dunque… perché boicottarlo? Perché il re, probabilmente, sta provando a diventar “tiranno” e sta al popolo (quello che paga) ricordare che anche i re più potenti, se cedono alle lusinghe della tirannia, posson finire col culo (ignudo) per terra.
Per chi non lo sapesse, GTA VI sarà venduto unicamente in formato digitale. Anche se andrete ad acquistarlo in un negozio fisico, all’interno riceverete un bigliettino che vi darà accesso al download del gioco (e, molto probabilmente, solo quello). Dunque, non esiste (al momento) un disco fisico: ergo, non abbiamo effettivamente acquistato “nulla”. Steam, ad esempio, già da qualche tempo, sottolinea che ciò che si ottiene sulla propria piattaforma pagando fior fior di fiorini sono null’altro che licenze, non “nude” proprietà. Licenze che, per definizione, hanno dei margini e dei limiti di utilizzo derivanti da tutta una serie di fattori che, dritto o storto, sono ben nascosti negli infiniti papielli labirintici che caratterizzano i classici accordi con gli utenti che zompiamo allegramente a pié pari, per la “fame” di gioco.
Dunque, quando andrete ben bene ad acquistare GTA VI, acquisterete una licenza e non un prodotto vero e proprio. L’universo PC ha ormai abituato gli utenti all’immaterialità dei propri “beni”, giustificandola (?) con dimensioni eccessive dei contenuti da inscatolare in un disco fisico. Ma le console (essendo giustamente “popolane”) offrono, nella stragrande maggioranza dei casi, ancora la possibilità di possedere qualcosa. Ma GTA sarà uno dei pochissimi casi ad obbligare gli utenti console a non aver nulla in mano, se non una licenza d’accesso che, almeno in linea teorica, potrebbe esser “spenta” unilateralmente, in qualsiasi momento. E basta guardare al caso di The Crew, “eliminato” dalle librerie degli utenti unilateralmente, e anche alla nascita del movimento Stop Killing Games che cerca, appunto, di fermare tutto ciò, per comprendere che, all’orizzonte, c’è qualcosa di terribile e nero come la pece. Ovvero, il trionfo del margine di guadagno a discapito dell’utenza e del suo diritto di possedere, fisicamente, quanto acquistato.
Perché obbligare al digital-only, ha solo lati negativi e scarsamente rispettosi dell’utenza: rende molto più difficoltosa la vita di chi non ha connessioni veloci, ad esempio. Toglie il diritto ad utilizzare la “nuda” proprietà di qualcosa di legalmente acquistato (nel nostro caso, il blue-ray fisico con la licenza di gioco) come meglio si crede (e se volessi prestarlo ad un amico?). Toglie la possibilità all’utenza di poter ottenere la copia di un gioco di seconda mano o di vendere la propria di prima, risparmiando qualcosa (ma sacrificando il “day one”) o ammortizzando l’investimento iniziale. Sono diritti che l’utenza perde, ovvero di acquistare qualcosa di “reale”, spendendo però soldi fisici e concreti. Il fine? Al momento, l’unica ipotesi realistica è quella di voler mantenere un controllo, in teoria, assoluto sulle copie vendute, approfittando di un brand monopolizzante ed iconico. E non c’è ragione che tenga: la scelta è unicamente dettata dal guadagno. Si vende allo stesso prezzo o quasi, ma si abbattono, al contempo, in misura ragguardevole i costi di produzione e logistici, al contempo distruggendo il mercato alternativo (e non direttamente controllabile) dell’usato. Fatality! (per l’utenza).
Se a questo aggiungiamo che, con altissima probabilità, l’ipotetico comparto multiplayer di GTA VI potrebbe esser venduto come un gioco a sé stante e separato dall’esperienza in singolo (quindi, altro acquisto di un prodotto digitale), probabilmente il prezzo dell’intera esperienza potrebbe salire a ben oltre quello “classico” di un gioco qualunque (di già elevato). Ma, sempre ahimè, senza aver nulla di fisico in mano. Tutto questo, ben memori del fenomeno mostruoso che è GTA 5: un gioco partito dalla “old old” gen, arrivato alla old ed accasatosi, infine, anche sulla generazione corrente con supporto fisico. Il cui costo di sviluppo e distribuzione, secondo i dati disponibili online, si è attestato ben al di sotto del miliardo di dollari e, di questi, ne ha incassati circa 10. E ne incassa ancora. Dunque, produrre il fisico danneggia così pesantemente gli introiti di una produzione? Incassare, presumibilmente, almeno 10 volte la spesa iniziale, è da considerarsi un insuccesso?
Senza dimenticare che, come avrete letto, l’edizione Ultimate del gioco avrà dei contenuti “concreti” di gioco extra (come missioni, attività e negozi a cui poter accedere) rispetto all’edizione standard che, naturalmente, non potrà accedervi. La qual cosa sembra, all’apparenza, una “limatura” forzata del prodotto finito atta a “giustificare” un’edizione più costosa senza grandi “sforzi compositivi”. Tutte scelte che gridano al “vogliamo guadagnare di più spendendo meno” e che, al contempo, emanano una fragranza maleodorante di “abbiamo un marchio fortissimo, lo sfruttiamo fortissimamente e tanti saluti“. Ma chi “salutano”? Gli utenti, ovviamente, presi probabilmente per i fondelli ancora una volta.
E non mi si parli di ragioni “ecologiche”: sicuramente un prodotto fisico, inizialmente, inquina nettamente di più rispetto ad una copia digitale (che pur, a suo modo inquina). Ma quel prodotto fisico, grazie al mercato privato, potrebbe raggiungere nel tempo decine se non centinaia di giocatori, almeno in linea potenziale (cosa piuttosto credibile, considerando che GTA 5 è in circolo da più di dieci anni). Dunque, inquina più un disco fisico o centinaia di download? La risposta non penso richieda un entourage di scienziati.
Ma se GTA VI avrà comunque successo (cosa quasi scontata), il resto dell’industria, fatta per lo più da avvoltoi e da pochi “innamorati”, assorbirà immediatamente la lezione e seguirà a ruota. E capirà che, in fin dei conti, GTA ha penetrato le imponenti mura di Troia non con un enorme cavallo di legno, ma con… il vento che soffia. Che anche le console, macchine per il “popolo”, si sono “arrese” esattamente come la controparte PC. E che noi abbiamo accettato silentemente, pur di attingere alla fonte videoludica prediletta come tossici in crisi d’astinenza, di acquistare il nulla materiale allo stesso prezzo di qualcosa di concreto e fisico. Non c’è stata data scelta, ma l’abbiamo accettato passivamente: allargando lo sguardo al mondo, la “colpa” che il moderno occidente dovrà, prima o poi, pagare.
E, naturalmente, per onestà intellettuale, tutto ciò si applica ad ogni prodotto digitale e a tutti quegli ecosistemi che non permettono all’utenza di avere nulla di fisico in mano. Su console, seppur sparuti, esistono già, ad esempio, giochi distribuiti con confezione fisica ma con gioco digitale. Ma, ovviamente, GTA è il più grande, il più “grosso”, il più “cattivo”: per lui, le regole non valgono più, così come il concetto di equa coerenza.
Ora, alcuni hanno già risposto a “muso duro”: vi abbiamo già dato la notizia di una serie di retailer nord-americani che hanno pubblicamente dichiarato che non venderanno GTA VI proprio a causa del digitale “forzato”. E sono tanti i post sui social di utenti scontenti che parlano di boicottaggi e raccolta firme. Seppur gli analisti tendano a frenare sull’impatto della questione (convenendo però sull’idea che creerà un nuovo standard), tutto il circo mediatico creatosi sulla faccenda potrebbe avere un peso specifico impattante, specialmente considerando la lontananza del day one, in stile valanga. C’è anche una indiscrezione che circola, secondo la quale solo la primissima “tornata” di copie sarebbero digitali: ma è tutto, ovviamente, non confermato al 100%. E, anche se fosse, perché gli utenti più affezionati (leggasi, quelli che lo compreranno al day one) dovrebbero esser quelli più “puniti”? Che senso avrebbe acquistarlo al day one sapendo che, aspettando qualche tempo, si potrebbe avere tra le mani una copia fisica?
Dunque, viva il boicottaggio e che si detronizzi il presunto”tiranno” più grande per “impaurire” tutti i presunti tiranni più piccoli, affacciati alla finestra in attesa di “buone nuove”. Non dobbiamo dimenticarci che i videogame sono un valido passatempo e che, se decidiamo di chiudere il portafoglio, beh… il tempo passerà lo stesso. In un altro modo.