GTA 6, il trailer “miracoloso” (e a costo fisso), le “non novità” incredibili, l’iperattività circense: it’s a kind of magic!
di: Donato MarchisielloCon altissima probabilità, sono uno fra i pochissimi che non acquisterà GTA 6 al lancio. E, con altrettanta probabilità, sono uno dei pochissimi (a livello percentile rispetto all’enorme bacino d’utenza che il gioco attrarrà) che li ha giocati tutti, dal primo all’ultimo disponibile. Al di là delle questioni inerenti le politiche pseudo-monopoliste di Rockstar (di cui abbiamo parlato qui e che hanno, sostanzialmente, aperto la porta al deprimente affaire Sony) e una presunta e “minacciosa” deriva ideologica estrema che secondo taluni si nasconderebbe dietro il rapporto “subordinato” che apparentemente Jason avrebbe con la “vulcanica” Lucia, una domanda mi è sorta spontanea guardando il trailer ufficiale del gioco (anche se i leak avevano già mostrato praticamente tutto): qual è il motivo di una tracotante eccitazione generalizzata per un gioco, che appare sì eccellente, ma che è “nato vecchio” per quello che al momento è visibile?
Anche perché, il trailer è stato accuratamente montato (e “venduto” a pagamento temporaneamente su Netflix, primo e depressivo caso nella storia videoludica e, probabilmente, non solo) per mostrare il gioco così com’è, per dare quella “botta” marketing e spingere ulteriormente la “fame d’acquisto”. Tenendo a mente queste doverose e logiche premesse, quanto sin qui visto, insomma… non è granché rivoluzionario. E, di conseguenza, non è che ci sia granché di cui esaltarsi.
Un (enorme) upgrade estetico… forse
Perché si, sostanzialmente quello che si è visto, in termini di mera novità, è all’apparenza un (enorme) upgrade di carattere estetico (badate bene, non formalmente tecnico, ma ci arriveremo dopo). Un upgrade estetico che, però, da persona orrenda a malfidata quale sono, vorrei vedere dal vivo al day one girare su una semplice console casalinga (anche perché qualche paragone poco entusiasmante con Red Dead 2 è già comparso). Perché, premesso l’orrore e la malevolezza che contraddistinguono la mia persona, sono abbastanza vecchio per ricordare i trailer di Killzone e di Watch dogs, completamente differenti dal gioco poi pubblicato. Per chi non dovesse ricordare, durante la conferenza di presentazione di PlayStation 3, Sony e Guerrilla Games mostrarono un filmato spettacolare e frenetico di quello che avrebbe dovuto essere il nuovo Killzone. Il trailer mostrava un livello di dettaglio grafico, animazioni fluide e reazioni della fisica completamente rivoluzionari per l’epoca.
accettare i cookie con finalità di marketing.
Anche all’epoca come oggi, i dirigenti Sony fecero una figura barbina (è una sorta di tradizione?): dapprima dichiararono pubblicamente che il trailer era girato interamente con grafica in tempo reale prodotta dal motore di gioco della nuova PS3, lasciando la stampa e l’industria a bocca aperta. Poi furono costretti, una volta disponibile commercialmente ai giocatori, a dichiarare che il filmato fosse pre-renderizzato ed una sorta di “obiettivo” da raggiungere in termini di fedeltà grafica. Una svista? Forse. E lo stesso occorse a Watch dogs nel 2012: trailer mostruoso, aspetto reale mediocre. Dunque, perché fidarsi di un trailer? Aspettiamo, con ansia, la prova con mano.
E poi, per chi parla di “realismo incredibile”: siete davvero sicuri? Davvero, davvero? Siete davvero certi che quello mostrato nel trailer sia “realismo incredibile”? Perché, in sincerità, a me ha fatto una impressione davvero ottima ma di certo non da “incredibile realismo”. Non solo a livello di movenze, ma anche a livello grafico: avete mai sentito parlare di un gioco chiamato Bodycam? Probabilmente no. Ebbene, quello potrebbe esser considerato “incredibile realismo”. Questo sinceramente, a me sembra qualcosa di “standard” nel mondo dei videogame, da decadi. Anzi, probabilmente c’è anche qualcosa di “meno standard“.
Un trailer “nato vecchio”: perché eccitarsi così tanto?
Vedendo il gameplay, la prima cosa che mi è balenata in mente è: “Ok, si vede che è GTA, fantastico!“. Poi mi sono subito domandato: perché tutta quest’eccitazione tracotante? Perché questo continuo incensare? Ma soprattuto: il circo è tornato in città? Le domande sono cruciali perché, come tenterò di dimostrare, al solito il giubilo di tanti (spesso con cerone bianco e naso rosso) è spesso più frutto della mano “invisibile” del marketing e dell’engagement social (o dei bonifici ricevuti), piuttosto che di dati concreti. Da (orrendo e malfidato) giocatore di vecchia data, GTA VI mi è parso un gioco sicuramente di altissima qualità ma, sostanzialmente… “vecchio”. Non c’è un aspetto del gioco apparso nel trailer che mi abbia fatto sobbalzare o strabuzzare gli occhi: il tutto mi è apparso, sostanzialmente, una versione migliore a livello estetico dei precedenti GTA (come detto sopra, forse). Ora, posso comprendere che magari non tutto è stato mostrato ma… quanto di diverso ci potrà mai essere? Che senso ha vendere (temporaneamente) un trailer via Netflix se gli “argomenti” ludici mostrati non fossero, comunque, di primo livello e centrali?
Ma al di là delle supposizioni personali, la vecchiezza emerge “scientificamente” da alcuni dati incontrovertibili. A partire da risoluzione/fluidità: Rockstar ha confermato che il gioco dovrebbe girare in 4k (upscalati da 1440p) e 30 frame stabili sulle console “base”. Mentre su PS5 Pro ci si dovrebbe aspettare qualcosa in più (anche se la Pro è a livello di hardware “crudo” solo limitatamente migliore della versione base). Ok, ottimo ma… non è uno standard ormai già ampiamente “rodato” per il 2026? Già Control, nel 2021, offriva numericamente le stesse performance (seppur, ovviamente, i giochi sono sicuramente differenti in termini di “esosità” e complessità). Dunque, perché esultare come se aveste visto una apparizione mistica nel trailer? Non c’è ragione, matematicamente ed esteticamente parlando. Anzi, sinceramente: 30 frame, nel 2026, sono davvero pochi e “preistorici”. E poi: i 60 frame sono davvero irragiungibili sulla current gen per un prodotto con un budget stratosferico come GTA VI? Oppure i 60 frame potrebbero essere uno dei traini commerciali delle future versioni del gioco (un po’ com’è successo per GTA 5)? Ai posteri l’ardua sentenza.
Quello che sicuramente ha tratto tanti in “inganno”, è la qualità e la quantità delle animazioni: sicuramente, facendo riferimento al trailer, un netto passo in avanti rispetto alla qualità dei giochi Rockstar passati. Ma, sempre tenendo presente che si tratti di un filmato promozionale, mi domando: quanto di quello che abbiamo visto è “scriptato”? Quanto è naturale e “spontaneo” nel mondo di gioco? E poi, non proprio tutto sembra migliorato, anzi: l’impressione è che, probabilmente, ci si sia spinti verso lidi molto più arcade ed esagerati rispetto al passato. Ovviamente, quello che si è visto poco o nulla (e che dovrebbe essere la vera “rivoluzione” del gioco), sono tutti i sistemi che governano gli npc e la “vita” della città: ma per quelli, ovviamente, si attenderà con ansia la release ufficiale (quindi, de facto, momentaneamente un’altra incertezza).
La sovraeccitazione a comando
Probabilmente, la punta più alta di questa depressiva e insensata sovraeccitazione trailer based l’hanno toccata tutta una serie di testate (alcune anche “grandi”) che si sono sbracciate elencando le (presunte, è il caso di dirlo) novità che avrebbero colto nel trailer e che renderebbero GTA VI “unico”. Articoli deprimenti e molto poco onesti intellettualmente, riproposti a iosa da tutta una serie sterminata di piccole reclame su piedi (aka influencer) che, al solito, producono “contenuti” (?) seguendo il sensazionalismo e i soldi piuttosto che il lume della ragione (troppi neuroni da “svegliare”?). Ebbene, vi invito a leggere i succitati articoli e consultare i video, chiedendovi: dove sono le novità? Basta avere un minimo di cultura videoludica per comprendere che, realisticamente, nella migliore delle ipotesi si tratta di una evoluzione di cose già (in certi casi, ampiamente) viste.
Faccio qualche esempio, così come mi vengono in mente e senza fare ricerche approfondite di sorta: il sistema di moralità appare essere, sostanzialmente, un’evoluzione di Red Dead 2 (ma anche in Fable, un gioco del 2004, c’era un sistema più basico ma piuttosto simile concettualmente di azione/reazione). Dunque, non una novità. Prendere le birre dal frigo (anzi, farle apparire magicamente)? Si poteva fare anche in Sleeping Dogs e in Uncharted (e lo si faceva anche esteticamente meglio). Guardare la TV? Si poteva fare già in GTA IV e GTA V ma, addirittura, ricordo chiaramente qualcosa di simile anche in tanti giochi Remedy (a cominciare da Max Payne 2). L’interazione dettagliata con gli animali? C’era anche in Red Dead 2, ma il numero di giochi in cui era possibile farlo sono davvero tanti (tra cui, i primi che mi vengono in mente, sono Monster Hunter e Zelda).
E ancora: lo slow motion? Hello Max Payne, direttamente dal 2001! La telecamera che riprende le morti con visuali spettacolari? Ma c’era già in Sniper Elite, vent’anni fa! La possibilità di modificare il corpo dei protagonisti? Ho ancora un chiaro ricordo di un CJ grassoccio che zompettava allegramente per le strade di Los Santos. Il wanted system della polizia? Sembra essere un misto “potenziato” di GTA V e GTA IV (ma in pochi ricordano il sistema di Watch dogs che era piuttosto elaborato e abbastanza simile). Le millemila attività secondarie? Tutta roba già apparsa nei vecchi GTA e “semplicemente” modernizzata, ma anche Cyberpunk o Yakuza offrivano un marasma di attività secondarie particolari. Le relazioni romantiche e le interazioni con gli NPC? C’erano già in GTA IV, San Andreas e in Red Dead 2 ma, ancora una volta, anche in Cyberpunk o in Yakuza c’erano idee e possibilità simili. La benzina può completamente finire e lasciarvi a piedi? Wow, incredibile, super realistico ma già accadeva, ad esempio, in Days Gone nel 2019. Ci saranno addirittura gli eventi casuali?!? Ricordo, oltre Red Dead 2, anche la serie di Yakuza, Cyberpunk, The Witcher 3 in questo senso offrivano un alto grado di randomicità. Wow, il basket è incredibile in GTA VI! Probabilmente, non hai mai visto la cura maniacale dei mini giochi della serie Yakuza.
Queste sono solo alcune delle pseudo-novità che, di getto, ho “confutato”. Anche se in tutti questi aspetti GTA VI si dovesse dimostrare una versione migliorativa, mi chiedo: dov’è l’incredibile rivoluzione di cui tutti parlano e che emergerebbe in modo evidente dal trailer? Cosa effettivamente sconvolgerebbe di GTA VI? Dov’è la motivazione di tanta, mostruosa e devastante sovraeccitazione? Sicuramente l’ensemble di queste cose creano un gioco eccellente e di altissimo livello ma… siamo lontani dalla presunta rivoluzione. Per quanto (sembri) magnifico, GTA VI non è sicuramente, Ultima, Civilization o Wolfenstein 3D. E non lo sarà mai.
Una sovraeccitazione, tra l’altro, ulteriormente inspiegabile per il gioco di un’azienda che ha aperto le porte all’idea che il fisico sia non necessario e che una licenza temporanea, che potremmo perdere per tantissime ragioni (così come già occorso con The Crew) nonostante la si abbia pagata a prezzo pieno, sia il “giusto” futuro? Sicuramente, giusto per loro visto che, rispetto ad una copia fisica, un acquisto digitale lascerebbe un margine di guadagno nettamente superiore.
Povere vesti stracciate senza motivo
Perché tutta questa incredibile eccitazione? I motivi sono tantissimi. A partire dal fatto che molto del tam tam social e giornalistico è, sostanzialmente, fasullo: molti degli articoli, dei reel e dei post sono frutto o del più classico “segui l’engagement del momento” o, in tanti casi, i “content creator” sono vere e proprie sponsorizzazioni pagate ufficialmente (anche se non sempre rappresentate come tali in modo chiaro). A questo si aggiunga che, probabilmente anche in relazione alla predominanza di fasce d’età piuttosto basse nel gaming moderno, c’è poca cultura videoludica e, molti, hanno conosciuto la saga con GTA V, ignorando completamente il passato della stessa (e non solo quel passato, aggiungerei).
Quindi, quando ad esempio un noto influencer italiano che avrebbe giocato una versione di prova di GTA VI a luglio ci dice che l’andare in palestra è una novità, o mente spudoratamente (perché i dindini ricevuti sono tanti?) oppure ignora, appunto, che era già possibile farlo in passato: in entrambi i casi, la depressione intellettuale è servita. Ma, si sa, gli influencer non vanno presi seriamente: sono dei giullari che, a seconda della direzione in cui piovono i soldi degli sponsor, scelgono di fare mille piroette o, al contrario, si scagliano contro d’esse perché sono pericolose. L’importante è che l’opinione espressa sia in linea con l’engagement del momento e con il bonifico dello sponsor.
Vi sono anche, a mio avviso, motivazioni più profonde che scavano nell’abisso. A partire da una certa assenza di reali novità concettuali/meccaniche nel mondo dei videogames che, tranne sparutissimi casi, ha praticamente smesso di innovarsi dai primi del 2000, contrapposta alla moderna necessità di continui ed esteticamente differenti stimoli. E se le novità reali non arrivano, cosa resta? La fame nostalgica di titoli del passato che ritornano, spesso, senza motivo alcuno o in forme non particolarmente aggraziate. Non è il caso di GTA VI, naturalmente, che sembra comunque la punta più alta toccata dai titoli Rockstar, ma lo stracciamento di vesti e i piagnistei aprioristici restano, comunque, il segno irreversibile della fame di stimolo ad ogni costo.
Vanno aggiunte anche tutta una serie di strategie marketing e meccanismi psicologici che sono, a mio avviso, scontati e sin troppo efficaci: a partire dalle lunghe attese (i rinvii di GTA VI sono “capitati” o sono stati “programmati”?) che stimolano il rilascio continuo di dopamina e rinfocolano risposte “sproporzionate” agli stimoli anche più piccoli. Stimoli piccoli che, al contempo, vengono reclamizzati come novità assolute (perché il tuo cervello deve immagazzinarli così), tralasciando l’ovvietà, ovvero che c’era di già un passato incredibilmente simile al presunto futuro “nuovo” che viene proposto. Una strategia che porta, selettivamente, il cervello ad interpretare (sempre per saziare quella fame di cui sopra, stimolata ulteriormente dalla lunga attesa) ogni minima inezia come un capolavoro rivoluzionario. Un gioco che viene inteso come tale anche perché GTA è ormai un brand in stile Apple che, a torto o ragione, è divenuto un evento culturale di massa: e quindi, quando la massa come entità unica viene coinvolta, ad entrare prepotentemente in gioco v’è la classica Fomo, fear of missing out, ovvero la “paura” di esser tagliati fuori dai meccanismi sociali perché non si segue pedissequamente il fenomeno culturale del momento. Ricordate anni e anni fa, come Apple giocasse col fatto che i loro prodotti fossero elitari nonostante, realisticamente, si trovassero praticamente in ogni retailer fisico e/o digitale?
Tutti questi meccanismi spiegano, a mio avviso, come sia facile trasformare un prodotto (anche se eccellente) in una rivoluzione, semplicemente cambiando la narrazione in modo forzato a furia di soldoni, sfruttando le debolezze della psiche umana e “cancellando” silentemente il passato. Perché, non credo serva spiegarlo: tra eccellenza e rivoluzione, ci passano tutti gli oceani del pianeta.
Marketing won again
La verità, in fondo, è che il marketing ha vinto ancora e vincerà anche domani perché, come sempre nella storia, a decidere il corso degli eventi, grandi e piccoli (o insignificanti, come questo), non sono i pro o i contro, ma gli indifferenti. Una “razza” a parte, che vive in un mondo magico dove i doveri esistono quasi mai, ma i diritti sono invalicabili (a meno che non richiedano uno sforzo, in quel caso “fa nulla magari ci pensa qualcun altro”). Dove le scelte che costano “fatica” non vale la pena affrontarle perché “tanto non cambia nulla”: e intanto le cose cambiano, ma in peggio. Quello che succederà è che GTA VI sarà un successo esplosivo e il futuro del gaming verrà integralmente traslato in digitale. E molti degli indifferenti… resteranno tali: per loro la realtà è sempre accettabile, l’importante è non farsi nemici e sprecarsi troppo. Tanto non cambia mai nulla, vero? Magari è così, però che strano: il cambiamento viene sempre meno quando gli indifferenti sono la maggioranza.