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Middle-earth: Shadow Bundle, l’epopea del Senzamorte alla prova su Nintendo Switch 2

di: Luca Saati

La generazione di PS4 e Xbox One ha saputo regalarci delle perle videoludiche rimaste nella memoria dei giocatori, ma che non sono riuscite a trovare un seguito per tutta una serie di motivazioni: dai profondi cambiamenti dell’industria alla continua ricerca del live service da spolpare, passando per budget sempre più gargantueschi necessari per dare vita a un tripla A. Ne è una testimonianza la chiusura, da parte di Warner Bros., di Monolith Productions nel bel mezzo dello sviluppo di un videogioco dedicato a Wonder Woman, una decisione che pare aver messo la pietra tombale su uno dei sistemi più interessanti della scorsa generazione: il Nemesis System.

E quando si parla di Nemesis System, il pensiero va immediatamente ai due videogiochi della serie Middle-earth: Shadow of Mordor e Shadow of War, che da pochissimi giorni hanno fatto il loro debutto su Nintendo Switch 2 grazie al porting curato da Aspyr. I due videogiochi sono inclusi all’interno del Middle-earth: Shadow Bundle, oppure possono essere acquistati separatamente tramite lo store digitale della console Nintendo.

I due videogiochi dell’ormai ex Monolith si rifanno all’immaginario creato da Tolkien e lo reinterpretano in chiave videoludica, con una storia ambientata prima degli eventi della saga de Il Signore degli Anelli. Una storia che, a voler essere pignoli, non fa parte del canone, trattandosi per l’appunto di una reinterpretazione di quel mondo, ma realizzata comunque con la collaborazione e l’approvazione di Middle-earth Enterprises.

Di entrambi abbiamo parlato in modo esaustivo a suo tempo, e questa occasione non vuole tanto cambiare quell’opinione, quanto piuttosto capire quanto i due videogiochi riescano ancora a reggere il passo con le produzioni attuali e se valga la pena giocarli su Nintendo Switch 2, sia per coloro che non hanno mai avuto l’occasione di farlo, sia magari per chi vuole tornare a vestire i panni del Senzamorte.

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Shadow of Mordor, la nascita del Senzamorte

Talion è un ramingo posto a guardia del Cancello Nero, insieme a sua moglie e a suo figlio. Una quiete che viene interrotta dalle forze di Sauron che non solo conquistano il luogo, ma uccidono tutti, inclusi Talion e la sua famiglia. Il ramingo, tuttavia, in un luogo a metà tra il mondo dei vivi e quello dei morti, incontra lo spettro dell’elfo Celebrimbor, con cui si unisce spiritualmente per tornare nel mondo dei vivi e cercare vendetta.

Per farlo, il protagonista deve indebolire l’esercito di Uruk al soldo di Sauron, ed è qui che entra in gioco il peculiare Nemesis System che, a distanza di anni, riesce ancora a stupire per quanto riesca a dare all’esperienza una certa freschezza, dalle prime ore fino alle oltre 15 necessarie per arrivare ai titoli di coda. A questo tempo di gioco bisogna aggiungere quello richiesto per completare i DLC inclusi in questa Game of the Year Edition disponibile su Switch 2. Insomma, dedicandosi alle missioni secondarie e a tutti i DLC, si superano abbondantemente le 30 ore di gioco.

Il Nemesis System rende unici i nemici, caratterizzandoli con nomi, caratteristiche, abilità, punti di forza e debolezze generati in maniera procedurale. Inoltre, se un nemico uccide Talion, verrà promosso, potenziando le proprie abilità, e all’incontro successivo conserverà i ricordi dello scontro precedente, oltre alle eventuali cicatrici. Il sistema può, inoltre, essere manipolato attraverso le abilità di Talion: si possono interrogare i nemici per acquisire informazioni o, addirittura, infiltrarli nei ranghi degli Uruk fino ad arrivare a uccidere un obiettivo.

Insomma, le azioni del protagonista si trasformano in eventi che modificano la struttura del mondo: invece di avere semplicemente “nemici generati proceduralmente”, Shadow of Mordor crea personaggi proceduralmente e lascia che le loro storie evolvano attraverso il gameplay.

L’innovazione di Shadow of Mordor sta tutta lì, in quel sistema che evolve la progressione e rende ogni partita, a tratti, unica. Il resto del gameplay è un mix di tanti elementi ben consolidati: la mappa open world è di dimensioni contenute rispetto ai titoli dell’epoca, rendendo l’esplorazione tutt’altro che dispersiva, anche se appare avara di dettagli dal punto di vista estetico; ci sono le torri da scalare in stile Assassin’s Creed, che svelano le missioni nell’area limitrofa; e ci sono lo stealth e il combattimento presi direttamente dalla serie Batman: Arkham.

Tutto risulta ben amalgamato ed estremamente solido, con i dodici anni che ha sul groppone che non si fanno sentire particolarmente.

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Shadow of War, alla conquista di Mordor

Shadow of War prosegue la storia ripartendo esattamente dal finale del suo predecessore. Talion, insieme allo spirito del fabbro elfico Celebrimbor, forgia un Anello del Potere per costruire un esercito e sconfiggere Sauron dall’interno di Mordor.

Quella disponibile su Nintendo Switch 2 è la Definitive Edition, che include tutti i contenuti aggiuntivi, tra cui le due espansioni narrative, per un totale di non meno di 40 ore di gioco. Inoltre, per l’occasione sono state rimosse le funzionalità online, della cui assenza, onestamente, non ho sentito la mancanza.

Shadow of War è il classico sequel che prende il gameplay del predecessore e lo espande su una scala molto più grande. C’è molta più libertà in termini di personalizzazione dell’equipaggiamento del protagonista, il mondo è più vasto e anche il combattimento mette il giocatore di fronte a interi eserciti. Proprio quest’ultimo fu uno degli elementi che più mi lasciarono perplesso all’epoca, e non ho cambiato idea in questa occasione. Il free flow, sistema di combattimento nato proprio con il già citato Batman: Arkham, si rivela, nella sua semplicità, preciso, efficace e profondo, ma talvolta incapace di gestire l’enorme numero di nemici che il gioco porta su schermo.

Un’evoluzione che, ovviamente, passa tutta dal Nemesis System, che da sistema di rivalità personale si trasforma in un vero e proprio ecosistema sociale e militare, all’interno del quale Talion può intervenire direttamente nella gerarchia. Grazie al potere dell’Anello, Talion può soggiogare gli Uruk, facendoli diventare alleati, e costruire la propria armata, infiltrandoli, ad esempio, nella gerarchia nemica.

Gli Uruk, adesso, non hanno soltanto caratteristiche proprie, ma anche relazioni come amicizie, alleanze e rivalità. Inoltre, gli eventi generati proceduralmente diventano molto più articolati. Il tutto culmina nella conquista e nella difesa delle fortezze. Insomma, se in Shadow of Mordor si creano nemesi personali in maniera procedurale, Shadow of War crea una vera e propria società di personaggi generata proceduralmente.

Shadow of War è un esempio particolarmente interessante, e per certi versi unico, di game design sistemico: il contenuto non è soltanto qualcosa che gli sviluppatori hanno scritto in anticipo, ma qualcosa che viene prodotto dalle interazioni tra regole, NPC e giocatore.

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La Terra di Mezzo in due formati

Il grande punto di forza di questa versione per Nintendo Switch 2 è la possibilità di giocare le due avventure ambientate nella Terra di Mezzo in portabilità. Tecnicamente, i ragazzi di Aspyr si sono limitati al più classico dei lavori di adattamento, senza apportare chissà quali migliorie. I due giochi sono sostanzialmente alla pari delle controparti già viste su PlayStation e Xbox, con gli sviluppatori che hanno semplicemente ritoccato la risoluzione e la pulizia dell’immagine.

Neanche sul frame rate ci sono stati interventi particolari: speravo per lo meno nei 60 fps, e invece no, il lock è fissato a 30 fps stabili. In portabilità, l’esperienza di gioco risulta sicuramente più godibile dal punto di vista grafico grazie alle dimensioni contenute dello schermo, mentre su uno schermo da 55 pollici diventano evidenti alcuni dei limiti visivi di un comparto tecnico ormai un po’ datato.

Un ritorno nella Terra di Mezzo

A distanza di oltre dieci anni dal debutto di Shadow of Mordor e di quasi otto da quello di Shadow of War, il Middle-earth: Shadow Bundle dimostra quanto le idee davvero valide riescano a invecchiare meglio della tecnologia che le accompagna. I due giochi di Monolith Productions conservano ancora oggi un gameplay solido e appagante, ma soprattutto possono contare su un Nemesis System ancora sorprendentemente moderno, capace di generare situazioni e storie che difficilmente si possono replicare attraverso una semplice sceneggiatura.

Shadow of Mordor rimane probabilmente il capitolo più compatto e immediato, mentre Shadow of War prende quella formula e la espande in maniera significativa, trasformando il sistema delle nemesi in un vero ecosistema fatto di gerarchie, relazioni e conflitti. Sono proprio queste dinamiche a rendere i due giochi ancora interessanti a distanza di anni e a far emergere, paradossalmente, quanto poco sia stato fatto per portare avanti un’idea che avrebbe ancora molto da offrire.

Sul fronte tecnico, invece, il lavoro di Aspyr non sorprende particolarmente. Questa versione per Nintendo Switch 2 non vuole essere una remaster, ma un adattamento che permette di vivere entrambe le avventure in portabilità, con un comparto visivo inevitabilmente legato alla loro età e un frame rate fermo a 30 fps. Su uno schermo portatile i limiti risultano meno evidenti, mentre giocando sulla TV emerge più chiaramente la distanza rispetto agli standard odierni.

Il Middle-earth: Shadow Bundle rimane quindi un’interessante occasione per (ri)scoprire due videogiochi che hanno lasciato un segno nella scorsa generazione. Se non avete mai vestito i panni di Talion, questa è un’opportunità per recuperare due produzioni ancora capaci di divertire e sorprendere; per chi invece li ha già giocati, il valore aggiunto è soprattutto quello di poter tornare nella Terra di Mezzo in portabilità, riscoprendo un sistema di gioco che ancora oggi avrebbe molto da insegnare al genere degli action open world.