Intervista

Quattro chiacchiere con… Ben Bocquelet

di: Sakura Cantini

Benvenuti a Elmore, dove l’assurdo è la norma e le ciambelle possono guidare una volante della polizia. Lo Straordinario Mondo di Gumball ci ha abituati a risate ininterrotte e a una creatività senza limiti. Ma chi c’è dietro questo caos esilarante? Abbiamo incontrato il geniale creatore dello show, Ben Bocquelet, per farci raccontare le ispirazioni, i segreti e il divertimento che si nascondono nel dare vita al mondo di Gumball, Darwin e tutta la famiglia Watterson.

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Follie e arcobaleni

Lucca Comics & Games: Cosa ci dobbiamo aspettare da questi cambiamenti come il nome e il logo? C’è una motivazione precisa?

Ben Bocquelet: La serie è in continuità, ma cambiando il nome e il logo, aprendo Netflix, i bambini vedranno qualcosa di nuovo. Queste decisioni non dipendono da me in realtà, ma mi va più che bene.

LCG: Quanto è stato complicato trovare un equilibrio per chi è cresciuto con Gumball e con chi fa parte del nuovo pubblico?

BB: Cerco di far ridere me stesso in maniera egoistica, ma avendo messo in pausa Gumball per 7 anni possiamo mettere scherzi su cose come l’intelligenza artificiale e i multimiliardari. 

LCG: Da dove è partita la sua ispirazione e da cosa ha preso spunto per creare un programma simile? 

BB: Ho preso spunto da tutto, e si vede nella serie. Io sono cresciuto in un negozio di videocassette, con steven spielberg, kung fu, ma anche film brutti, e un introduzione all’animazione giapponese. e non essendoci l’internet si è dovuto cercare i veri “nerd” che avessero le videocassette coi sottotitoli. Una grande ispirazione anche i Sumpson con la loro satira e con la quale io sono cresciuto, che è adatta sia per bambini che adulti.

LCG: Pensa che i giovani con l’arrivo dei tempi abbiano perso immaginazione?

BB: Spero di no in realtà. Questo mi riporta però ai miei tempi, quando il rock era considerato il male, così come il rap (avevano ragione), oppure i videogiochi, ma penso che i bambini ora continuino a far crescere la loro immaginazione.

LCG: Si sente più un giocatore o un dungeon master?

BB: Mando costantemente la storia fuori strada, quindi penso di essere un giocatore, anche se mi sarebbe piaciuto esserenun dungeon master.

LCG: C’è una personaggio in particolare nel quale rivede più tratti della sua personalità o nel quale si rispecchia maggiormente?

BB: All’inizio ero Gumball, ma ammetto di essere diventato nel tempo Richard.

LCG: Si considera più old school o qualcuno che cerca il più possibile di stare aggiornato coi tempi?

BB: Io guardo ancora molti cartoni, perché mi piacciono, come ad esempio K-Pop Demon Hunters, che canto da solo in auto o coi miei figli anche in francese.

LCG: Ogni personaggio è molto differente, non solo a livello stilistico ma anche caratteriale, è stato fatto apposto di renderli così diversi tra loro?

BB: La famiglia di Gumball è basata sulla mia: mia mamma si chiama Nicole, mia sorella Anais, ed è molto intelligente, infatti fa la programmatrice informatica. Oppure Darwin, dove ho preso spunto dal mio amico Paul. Per i personaggi abbiamo solo preso spunto da storie accadute davvero nella nostra vita.

LCG: C’è un episodio che trova emozionante e che preferisce in particolare? 

BB: Solitamente quando finisco un episodio lo odio e ci metto 10 anni ad amarlo per davvero. Ora avendo ricominciato, con la stagione finita con un cliffhanger, dovevo pensare a fare un film, ma è stato messo in pausa dopo la guerra streaming. Ho lasciato il pubblico con un grande punto di domanda, e posso assicurarvi che il primo episodio avrà vibes da Ritorno al Futuro.

LCG: Preferirebbe un live action di Gumball? L’ha mai considerato?

BB: Più che lavorare con i registi, preferisco lavorare con disegnatori, etc. Mi colpisce di più il loro lavoro, ma in vari episodi cerco di inserire anche nella nuova stagione un mix con tutti i settori, come ad esempio un graffiti designer di New York

LCG: Per quale motivo allora ha mischiato più stilo di animazione, come ad esempio i pupazzi in salsa Muppets?

BB: All’inizio quando pensavo allo show non mi immaginavo che questo show avesse avuto successo come serie ma più come pubblicità. Infatti avevo creato più personaggi con stili diversi. Non decollai, ma d’altronde sono bravo a quello che piace fare a me e non quello che mi dicono gli altri. Perciò ho riciclato i personaggi che avevo già creato, e forse non avrei dovuto dirlo.

LCG: Come è lavorare ad uno show simile che ha tante animazioni diverse unite assieme?

BB: Per un episodio ci mettiamo circa un anno e mezzo. Iniziamo un nuovo episodio ogni settimana che poi come una scala proseguono, diamo priorità ad alcuni e poi riprendiamo gli altri. Sicuramente ci vuole di più, ed è anche più faticoso in confronto ad altri show

LCG: E riguardo la sua relazione con l’altro produttore?

BB: A differenza delle produzioni italiane, qua ognuno ha un suo compito, e la relazione che ho con il resto del team è buona, e ci scambiamo idee e consigli.