DLC

Reanimal – The Prisoner

di: Simone Cantini

Quando si tocca il fondo si può solo continuare a scavare. Sarà forse per questo che, come dice il vecchio saggio, al peggio non c’è mai fine. Lo squallore e l’orrore riescono sempre a stupirci, difatti, anche quando pensiamo possano aver raggiunto il loro massimo splendore contorto. E un simile concetto non può che applicarsi anche al mondo dei videogiochi, da sempre pronto a farci ricredere, laddove le certezze si fanno più radicate. Come nel caso del cupo mondo di Reanimal, che non pare assolutamente pago della brutale violenza che ci ha raccontato a inizio anno: quelle anime innocenti (forse) che abbiamo traghettato verso un’apparente salvezza, non sono più le uniche ombre vagamente umane di questo universo impazzito. Il primo dei tre DLC che scandiranno il season pass del bellissimo titolo Tarsier, The Prisoner, ci permette di volgere lo sguardo da un’altra parte, per osservare quel cupo e distorto universo da un ulteriore punto di vista. E anche in questo caso, sempre per citare una frase alquanto famosa, lasciate ogne speranza, voi ch’intrate…

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Fuga per la vittoria?

La speranza non è di casa nel mondo di Reanimal, soprattutto se si è bambini. E poco importa se la deforme violenza di questo cinereo scenario li costringa a crescere prima del tempo, costringendoli a indossare abiti più grandi di quanto dovrebbero essere. E The Prisoner ci racconta proprio un altro spaccato di questa infanzia rubata, raccontandoci la prima parte di un viaggio rocambolesco. Protagonisti dell’oretta giocabile saranno due personaggi inediti, ovvero il Prigioniero e la Soldatessa, che si troveranno costretti a cercare un’improbabile salvezza proprio all’interno della città vista nell’episodio principale. Una vicenda che corre parallela a quella dell’altra coppia di protagonisti, durante la quale sarà possibile gettare uno sguardo differente alla guerra spietata che sta squassando quel grigio agglomerato urbano.

The Prisoner non ci accoglie con una sceneggiatura chiara e prevedibile, lasciando al solito spazio a supposizioni e interpretazioni, con la narrazione ambientale a rubare, al solito, la scena. Quello che emerge è un racconto sussurrato e sibillino che, complice anche la mancata chiusura del cerchio (parliamo pur sempre del primo dei tre tasselli), può solo farci intuire dove il tutto andrà a parare. A rimanere impressa, pertanto, sarà la brutale violenza di questo conflitto, resa più tangibile e viscerale dai comprimari che si avvicenderanno sullo schermo. Pur nella brevità del DLC, il team scandinavo è riuscito a spiattellarci davanti agli occhi un quadretto quanto mai spietato e privo di filtri, così da far emergere tutta l’insensata brutalità della guerra. Non appare esserci spazio per la pietà nell’universo di Reanimal, poco importa se si tratti di inermi cadaveri o piccoli bambini: tutto finisce fagocitato dalle grottesche deformità di questo specchio della nostra realtà, una sadica parodia degli orrori che ci vengono narrati ogni giorno. Lasciarsi conquistare da un simile teatrino è davvero semplice, al punto che non si può che storcere la bocca quando la climatica conclusione giunge dinanzi a noi, forse un po’ troppo presto rispetto al prezzo del biglietto (parliamo di 9,99 Euro per il singolo episodio).

Lampi nel buio

La brevità dell’esperienza, che può essere leggermente mitigata se saremo intenzionati a scovare tutti i piccoli segreti nascosti lungo il viaggio, è pertanto il difetto più macroscopico di The Prisoner. E forse anche l’unico, a ben vedere. Per quanto l’esperienza non si discosti poi molto dall’avventura principale, i ragazzi di Tarsier sono riusciti a inserire qualche piccola novità all’interno della cornice cooperativa proposta. L’interazione sporadica tra i due protagonisti, per quanto mai debordante, sarà sempre al centro della scena, laddove ci sarà da menare le mani oppure risolvere i soliti enigmi ambientali. A dispetto di questa prevedibilità, ci penserà la macchina fotografica a sviluppo istantaneo, che recupereremo durante le battute iniziali, a fornire quel piccolo twist ludico.

L’apparecchio, oltre a fungere da momentanea fonte di luce nelle zone più oscure, servirà anche per sfruttare dei truculenti (e oltre non dico) passaggi segreti, spostare alcuni elementi dello scenario per poter proseguire, oppure stordire momentaneamente le minacce. Non si tratta assolutamente di una rivoluzione epocale, ma, calata all’interno del contesto, questa novità funziona in maniera coerente ed efficace. E poi è pure accompagnata da una piccola chicca stilistica che la vedrà disseminare la mappa delle piccole fotografie scattate. Il resto della progressione lascia spazio alla vena più action che Reanimal ha introdotto nel genere cesellato da Tarsier, grazie a scontri con boss tutt’altro che prevedibili nella costruzione e a una rocambolesca (per quanto breve) corsa in sidecar. 

La coerenza di The Prisoner emerge anche sul fronte stilistico, capace di espandere senza snaturare quanto apprezzato in origine. Le ambientazioni inedite, al netto di una piccola citazione, trasudano efficacemente di quella macabra disperazione che abbiamo già imparato ad apprezzare. Così come si lasciano amare le grottesche deformità che si aggirano tra le macerie della città, capace di regalarci momenti splendidi, pur nella sua cinerea spietatezza. E poi ci sono piccoli e apparentemente marginali accorgimenti visivi, capaci di rendere più viva e straziante l’ordalia dei due piccoli protagonisti, su cui aleggia costantemente lo spettro della morte. Il sonoro, per quanto volutamente minimale e a tratti impercettibile, contribuisce con perizia a costruire questa opprimente gabbia apparentemente senza uscita, andando a costituire un invisibile personaggio tutt’altro che secondario.

Con The Prisoner, il cupo quadretto che risponde al nome di Reanimal si amplia in maniera sicuramente convincente e interessante, grazie alla prima porzione di una nuova avventura che corre parallela agli avvenimenti principali. Pur non snaturando il lavoro originale, la folle corsa verso la salvezza del Prigioniero e della Soldatessa scorre via in maniera efficace e stimolante, grazie a un concept ludico che conferma la bontà di questa nuova IP, che esce corroborata anche da una piccola spolverata di novità. Si tratta di semplici accorgimenti che non fanno altro che confermare la bravura di Tarsier nel costruire mondi oscuri e spietati, in cui la speranza pare quasi una subdola chimera, piuttosto che un obiettivo realmente alla portata di queste piccole anime sperdute. A ben vedere, il difetto maggiore del DLC risiede nella sua durata indubbiamente esigua rispetto al prezzo del pacchetto. L’impressione che resta, al netto dell’indubbia bontà della proposta, è quella di trovarci al cospetto di un primo frammento realizzato un po’ troppo in fretta e spezzato malamente: vedremo se il prosieguo del tutto riuscirà ad invertire questa tendenza, fermo restando che se avete amato Reanimal, difficilmente The Prisoner potrà deludervi.